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AMICIZIA
na man che riva prima de ciamarla
‘na ociada che indovina el to pinser..
‘na parola, ‘na parola sincera che la va al cor..
E insieme tociar dentro n’ombra de vin
Al bon e 'l cativo che la vita ne da’
‘n amigo, ‘na casera xe un hotel,
‘na feta de polenta un gran menu’ ,
‘na zornada, ‘na zornada de piova e’ primavera!
E insieme andar al nostro destin
Trovandoghe el tempo par dirse “son qua”.
Se longo ‘a strada un posto resta vodo
Parche’ un amigo ormai no torna piu’ ‘el so ricordo,
‘el so ricordo, ne restera’ par sempre in cuor..
Con requiem pregar c’al diga pianin
Come allora, dal zielo, “tosat, son riva’ !!“
Bepi De Marzi
Poeta di Arzignano (VI). Compositore, poeta, musicista a lungo tra i Solisti Veneti, fecondo autore di canzoni popolari e canti di montagna nonchè della celeberrima
"Signore delle cime", preghiera per un amico caduto in montagna. |
AMICIZIA
"Una mano che arriva prima di chiamarla,
un'occhiata che indovina il tuo pensiero...
una parola, una parola sincera che va al cuore...
E insieme intingere in un bicchiere di vino
il buono e il cattivo che la vita ci dà.
Con un amico, un capanna diventa un hotel,
una fetta di polenta diventa un grande menù,
una giornata, una giornata di pioggia diventa primavera!
E andare insieme al nostro destino,
trovando il tempo di dirsi "Sono qui".
Se lungo la strada un posto resta vuoto
perchè un amico ormai non torna più...il suo ricordo,
il suo ricordo ci resterà per sempre nel cuore...
con pace (tranquillità) pregare che dica piano
come faceva allora, dal cielo, "ragazzi , sono arrivato!!".
Traduzione di Maria Luisa Sotgiu
Poesia dedicata da Fabio Montagner a Maria Luisa Sotgiu che scriveva sull'Amicizia al Forum Titanic
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Sull'amicizia (Part II)
-Kahlil Gibran
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E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora. |
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Sull'amicizia (Part I)
-Kahlil Gibran
E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
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Aristotele
L'amicizia
"L'amicizia è una virtù o s'accompagna alla virtù; inoltre essa è cosa necessarissima per la vita. Infatti nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche
se avesse tutti gli altri beni (e infatti sembra che proprio i ricchi e coloro che posseggono cariche e poteri abbiano soprattutto bisogno di amici; infatti quale utilità vi è in questa prosperità, se è tolta la possibilità di beneficare, la quale sorge ed è lodata
soprattutto verso gli amici? O come essa potrebbe esser salvaguardata e conservata senza amici? Infatti quanto più essa è grande, tanto più è malsicura). E si ritiene che gli amici siano il solo rifugio nella povertà e nelle altre disgrazie; e ai giovani l'amicizia è
d'aiuto per non errare, ai vecchi per assistenza e per la loro insufficienza ad agire a causa della loro debolezza, a quelli che sono nel pieno delle forze per le belle azioni. [...]
(Aristotele, Etica Nicomachea, trad. it. in Opere, vol. VII, Bari, Laterza, 1983, libro VIII, cap. 1, pp. 193-194)
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Per terminare l'argomento "Amicizia" , vi mando una poesia che avevo scritto anni fa, in un
periodo triste della mia vita: periodo di di depressioni e malattie. In certe occasioni le amicizie si rafforzano o finiscono....sono pochi gli amici che sanno ascoltarti o darti coraggio o non farti sentire soli con i tuoi guai. ho avuto la fortuna di averne una ,
particolarmente sensibile, generosa, affettuosa: è bastata per farmi riprendere il gusto all vita e poi naturalmente ci è voluta anche la mia buona volontà e il coraggio di riprendere tutto come prima.
Ciao!........Marisa
Portami fuori, amica,
al sole che scalda la piazza,
al vento celeste che spazza
le chiare cime dei monti.
Portami fuori, amica
portami tra quelli che amano,
che scaldano il cuore
con parole e con gesti,
che ti fanno sentire ancor viva
con la voglia di ridere o piangere…
secondo l’umore del
cuore,
secondo il “calore “degli altri.
( Marisa )
maggio ‘98
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Cara Maria Luisa,
Il tema che Lei ha introdotto è molto stimolante, perché suscita riflessioni serie e profonde. Secondo la mia più sincera opinione ci sono diversi tipi di amicizie. Quello più alto è, a mio parere, quello che si riferisce al modello Socratico-Senechiano. Cioè
un’amicizia salda, eterna, dove al vero amico, una volta conosciutolo bene, fattone quasi un alter ego speculare di se stessi, si confida qualsiasi cosa, perché la fiducia è totale. E in caso di estrema necessità, questione di vita o di morte, si è disposti a dare la
vita per l’amico in pericolo.
Questo era il modello della Grecia Classica. Qui a primeggiare tra le qualità di una salda e saggia amicizia, doveva essere il gusto estetico, che doveva essere simile, fra amici, ma prima di tutto, ancora più importanti, le qualità morali devono essere radicate
nell’animo di due individui perché l’amicizia possa essere eternamente duratura, sempre coadiuvata e sorretta da un’incrollabile esercizio della virtù.
La virtù, secondo Seneca è infatti un premio già in se stessa.
Questo significa che l’esercizio quotidiano e regolato della misura e della temperanza offre già all’essere umano nella sobrietà, salute del corpo e sanità dello spirito.
La Cristianità ha fatto ancora di più: la venuta di Cristo per la nostra Salvezza ci ha resi tutti fratelli. Questo significa che le qualità umane comuni diventano meno strettamente importanti, poiché comune è la nostra origine come figli di Dio, in quanto fratelli in
Cristo. E farci del bene, l’un l’altro, sempre con la giusta misura e il giusto discernimento, diventa più importante in se stesso, più che il riconoscimento di attitudine e gusti comuni.
Cristo infatti ci insegnò a perdonare "settanta volte sette", di amarci l’un l’altro, "come io ho amato voi". Ogni egoismo individuale dovrebbe cadere di fronte alla Carità cristiana.
In genere le amicizie più profonde, definibili come tali, nascono durante l’adolescenza, quando si è giovani e puri e si ha il tempo di crescere insieme agli amici, e di costruire quelle affinità elettive che coadiuvano questo tipo di amicizia per tutta la vita.
Ma ci sono altre forme di amicizia, che possono benissimo funzionare: quella data dalla stima reciproca, che può nascere dal riscontro di qualità sul lavoro, ovvero di qualità umane che si possono riconoscere e trasformare in una simpatia reciproca, che di solito si
alimenta di una cultura e di sentimenti estetici comuni.
Ossia, ancora, può nascere un’amicizia in seguito a un debito salvifico:
come quella che dobbiamo tutti a Cristo, oppure più semplicemente, a chi, in maniera disinteressata, può, in questo mondo, umanamente salvarci dalla morte, ma anche dal peccato.
Ecco che nella Grecia classica, il migliore amico per un ragazzo era il Maestro.
Nella Cristianità l’unico divino Maestro fu Gesù.
Chi ha il carisma dell’insegnamento è perché Dio glielo ha dato. Come onore e come onere. Anche qui si instaura un rapporto si fiducia da parte di chi apprende.
Può chiamarsi amicizia?
A mio parere, il maestro che è tale, concede subito all’allievo la sua magnanimità nel farsi insegnante e precettore. L’allievo potrà essere ritenuto un amico solo se ne sarà degno.
Cioè se sarà diligente e rispettoso.
Quando finalmente, raggiungerà la sufficiente maturità, allora potrà dirsi amico del maestro.
Quando, cioè, sarà finalmente in grado, grazie alla saggezza acquisita, e questa fu impartita con sufficiente chiarezza, di donare anche lui qualcosa, in cambio degli insegnamenti ricevuti.
Allora la comunicazione potrà essere aperta e sincera e di totale fiducia.
E, finalmente, chiamarsi, a buon titolo, amicizia.
E’ chiaro che il gusto estetico, e la vocazione professionale giocano un ruolo primario nell’amicizia tra adulti. Sia perché sono fondamento di stima reciproca, sia perché se "essere significa fare", fare qualcosa insieme significa, filosoficamente, essere nello stare
facendo qualcosa insieme, cioè esistere insieme. Sia ancora, nel piacere di costruire qualcosa insieme.
E così ogni mestiere e ogni professione acquista la sua dignità ed è fondamento sicuro per l’amicizia. Non a caso le migliori amicizie si formano spesso negli ambienti di lavoro.
Questa la mia opinione.
Se Lei volesse saperne di più, mi permetto di darLe due indicazioni bibliografiche: Seneca "Lettere a Lucilio", e "Saggio sull’amicizia", e naturalmente, "I dialoghi" di Platone.
Infine, il riferimento alle "Affinità elettive" che in realtà è il titolo di un romanzo di Goethe.
Per fortuna, però, quest’espressione ha raggiunto nel tempo, un significato ben più positivo di quello che aveva in origine nel testo Goethiano.
Vorrei concludere con un altro termine filosofico, che come tante parole acquisite al linguaggio della filosofia può sembrare difficile, ma una volta tradotta non lo è: la base forse più importante in assoluto, perché una amicizia funzioni è una Weltanshaaung comune.
Cioè una comune visione del mondo. La quale però non si costruisce soltanto da semplici spettatori della Storia, ma bensì, altra parola difficile, attraverso l’Erlebniss, comune, e cioè, ‘esperienza di vita vissuta, che, altra citazione: "La comédie humaine", non
tralascia mai di fornire ad ognuno di noi. Se non ci fosse l’amicizia, la commedia diventerebbe tragedia. Così capita a chi non è sincero nell’amicizia. Ma in questa mia considerazione non c’è alcuno spazio né concettuale né concreto per alcun riferimento ipotetico ad
alcuna cattivo pensiero quale potrebbe essere il tradimento. Poiché questo sarebbe fuori da ogni contesto dell’amicizia, così come l’ho definita.
E qui una sfilza di citazioni latine vengono in mente a chi scrive, ma si preferisce lasciare all’amico lettore il gusto culturale di immaginarle da sé...
Intelligenti pauca etc...
Cara Maria Luisa l’argomento così importante mi ha portato ben oltre la stesura di un semplice articolo, voglia perdonarmi per tanta vena scrittoria...
Distinti saluti
Silvia
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