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CHILDREN DAY
 

Al Children day i nostri amici dell’orfanotrofio di Burlin, a pochi chilometri dal campo petrolifero, hanno trascorso mezza giornata con noi. Annie,“camp boss”scozzese dal pugno di ferro e dal cuore d’oro, ha organizzato tutto. I ragazzi hanno assistito, entusiasti a naso in su, alle esibizioni degli "spider man", i nostri vigili del fuoco addestrati per gli interventi di emergenza sugli impianti. Poi li abbiamo invitati al “Trnava”, grande magazzino post-sovietico nel centro di Aksai, Kazakhstan occidentale, dove la merce esposta e’ povera, ma pur sempre attraente per dei bambini che vivono ai limiti dell’indigenza.Qui i ragazzi hanno fatto shopping gratuitamente. Partenza titubante, tanti stand traboccanti di vestiti: le ragazze hanno incominciato a toccare gli indumenti ed a chiederne il prezzo, mentre  i ragazzi si annoiavano. I jeans erano stretti, le magliette attillate tutte rosa o verdine, le scarpe tutte da donna. Insomma niente andava bene, roba da femminucce.Un secondo stand ha incominciato a stuzzicare la shopping-mania dei maschi. C'erano jeans larghi a metà gamba da veri skaters, magliette scure e larghe con improbabili slogan dissacranti, scarpe grosse da basket, cappelli con NY cucito sulla larga visiera. La globalizzazione sta veramente omogeneizzando i gusti del mondo. Anche mio nipote, a migliaia di chilometri di distanza, avrebbe scelto gli stessi indumenti.Gli stand sono diventati un via vai di bambini e ragazzi  che provavano i vestiti, con i più piccoli aiutati dalle maestre e da noi. Niente da fare per gli indumenti intimi, troppa vergogna, quelli bianchi non andavano bene, i boxer erano troppo ridicoli, quelli colorati neppure. Solo insistendo, siamo riusciti a far comperare dei calzini. Pazienza, valli a capire.

Annie, come al solito, coordinava: fischi di richiamo per qualche bambino “in oca” che se ne andava a spasso per la piazza o per il supermercato, tanta tenerezza con le bambine, tanto tatto con la direttrice e le maestre.

Qualche bambino si era già cambiato ed aveva messo i vestiti e le scarpe vecchie nella borsa. Le ragazze piu’ grandi sfoggiavano tacchi alti e completi da signorina. A fatica, siamo usciti dal “Trnava” e ci siamo avviati all’autobus. Un bambino, sui 5 anni, mi si è accostato da dietro: non  mi ero accorto, mi ha preso la mano e me l’ha stretta a lungo.

 

Pier Angelo Gianni 

 

Aksai 2 Giugno 2004