Il sasso nello stagno

 

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea, le foglie secche e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari.

Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.

Gianni Rodari

 

Caro Gianluca,

sono felice di essere in contatto con voi, stupita di essere già nella vostra posta. Il racconto “Il sasso nello stagno” e’ tratto da "La grammatica della fantasia " di Gianni Rodari, il poeta, scrittore e grande amico dei bambini e dei ragazzi. Anche noi insegnanti eravamo sue allieve, in quanto sapeva insegnarci come aiutare i nostri alunni ad amare la lingua italiana, a come saperla adoperare nelle varie situazioni e a giocarci quando era il momento opportuno. Rodari è stato un grande poeta amato da tutti.  Ti saluto con grande simpatia.

Ciao,    

Maria Luisa