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Continua la collaborazione con Aksaicultura
 

Cari Italians,
la mia lettera «La lingua si salva parlandola» (29 ottobre) ha avuto lo stesso effetto di un sasso nello stagno, provocando onde concentriche che si sono allargate sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, tutto quello che si trovava sulla sua superficie. Per dirla alla Gianni Rodari, poeta amatissimo dai bambini, per i quali ha scritto libri e fantastiche poesie. Il mio «incontro» virtuale con la scuola di italiano di Aksai, nel Kazakistan, è avvenuto all’insegna dell’entusiasmo, della solidarietà, della collaborazione, dell’ammirazione per il lavoro che gli insegnanti, tecnici per ricerche petrolifere, hanno saputo organizzare nella steppa. Ho apprezzato la loro tenacia nel realizzare una scuola per la divulgazione della nostra lingua ai confini del mondo: in una terra così lontana da noi, in una città chiamata Aksai ,che significa «fiume bianco», ma che sotto contiene tanto oro nero. Mi sono lasciata coinvolgere e insieme abbiamo costruito il «Giornalino», idea partita una sera dal vecchio direttore, adottando il sistema del «passaparola»: con le notizie di tutto il mondo che arrivano poco per volta, stiamo riempiendo le pagine dei nostri articoli di letteratura, di medicina, di scuola, di bambini portatori di handicap, di racconti fantastici, di tradizioni in occasioni festive, di descrizioni di angoli di città conosciute, di persone caratteristiche che si incontrano nelle strade e negli autobus delle metropoli, di itinerari nelle Dolomiti, le mie montagne, raccontando ai lettori che cosa si vede dalla cime più alte.
Ora a dirigere la scuola italiana ci sono due ragazze kazake, laureate in giurisprudenza e conoscitrici dell’italiano imparato a scuola e privatamente, che portano avanti brillantemente i corsi di allievi già adulti e quasi tutti laureati, che amano la nostra lingua per le possibilità di lavoro nel campo della ricerca petrolifera, ma anche per la possibilità di avere contatti con italiani (siamo amati e apprezzati in quella zona), per conoscere la nostra storia, l’arte, la letteratura, la nostra geografia. La mia corrispondente, Inna, mi ha raccontato che hanno ricevuto parecchi libri e materiale da vari enti e privati. Ringraziano tutti e sperano un giorno di poter venire in Italia per conoscerci personalmente.
Un caro saluto,

Maria Luisa Sotgiu, sotmar2@dnet.it

Sabato 27 Marzo 2004