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10)   ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE


 ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE I   (la fabbrica)                                    RITORNA ALL'INDICE 

 A
rcheologia Industriale II (Il lavoro ed i lavoratori)

Queste fotografie sono state scattate, purtroppo, solo nel 1984 quando ormai dei telai e degli altri macchinari della “SEDA” non esisteva più neanche l’ombra (erano già stati venduti tanti anni  prima) e mostrano ciò che è rimasto dopo il passaggio di vandali e ladri.
Nella “SEDA” ai tempi della massima occupazione, lavoravano 1400 – 1500 persone. Il lavoro era suddiviso in “squadre” e in “giornate”. Le “squadre”, dette in italiano “turni”, erano due: dalle sei del mattino alle quattordici e dalle quattordici alle ventidue. La “giornata” invece andava dalle otto alle dodici e dalle quattordici alle diciotto.
Nella foto: il signor Pedrotti Ambrogio, nostro cicerone, fotografato  nell’ingresso della “Seda”  


Campagna ed industria.
Fotografia aerea del 1954 del complesso industriale della De Angeli (seda), NIVEA, e cotonificio Dell'Acqua. Nel mezzo si vede il prato triangolare che ha la funzione di alleggerire l'impatto dei capannoni sul territorio.
 
La "seda" vista in una vecchia cartolina degli anni '50


Veduta d’insieme della fabbrica.
Sul tetto c’era una garitta di guardia per avvistare gli aerei in avvicinamento. Il guardiano, in caso di avvistamento, azionava la sirena d’allarme.


 

Palazzina con appartamenti per impiegati, mense operai ed impiegati.
Le mense erano gestite da quattro suore.


 

Cabina elettrica: conteneva un motore diesel da 500 cavalli per produrre energia elettrica in tempo di guerra.  

I tetti

Sala telai.
Le sale telaio erano quattro e vi lavoravano per ogni “squadra” 500 operai, 16 capi telaio e un capo sala.


Reparto “ordimento”: c’erano sei orditoi completi di “coutre” (portaconi)  che servivano alla confezione dei “sibbi” da inviare all’apprettaggio. Le operaie erano due per orditoio e lavoravano a “squadra”.

Reparto incollaggio: conteneva due macchine per appretto. Si mettevano i “sibbi” in una vasca di appretto e si dipanavano; i fili di seta dipanati venivano poi essiccati facendoli passare in cilindri riscaldati a vapore  e venivano riavvolti in altri “sibbi” da “mandare a telaio”


Officina: vi lavoravano 14 meccanici e 8 falegnami in reparti falegnameria, saldatura e lavanderia. C’erano banchi di lavoro per attrezzisti, due torni paralleli, una fresatrice universale per fare ingranaggi, un tornio per il legno, una sega a nastro, due smerigliatrici e saldatrici.


Magazzino filati: conteneva casse di filati vari (seta greggia e pura, cotoni). Si trovava al primo piano ed era dotato di montacarichi (nella foto). Vi lavoravano quattro operaie a giornata.





Banco per la preparazione dei “pettini”. Nel reparto lavoravano 2 operaie per “squadra” e una operaia a giornata
  Reparto vaporizzazione filati


 

Reparto verifica pezze: si verificava la qualità delle pezze. Le difettose venivano mandate alla stampa per nascondere i difetti. Vi lavoravano venti operaie a “squadra" e due tecnici.


 

Reparto” rimettaggio”: Le  operaie (quaranta per “squadra”) erano dette “sporgine” e “rimettine” in funzione della loro specializzazione.



Reparto “incannaggio”: nel “cannatoio”  c’erano 20 macchine dette “aspitt” per avvolgere le matasse di filato. Con le matasse si confezionavano le spolette da inviare a telaio.



Area destinata ad orto e frutteto. Vi lavoravano tre giardinieri. Ora è il regno dei rovi, betulle, robinie ed erbacce.
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