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L'amicizia e la stima verso questo prete hanno indotto gli autori a inserire in queste
rimembranze un personaggio che, per il periodo storico al quale appartiene, sarebbe dovuto essere inserito in eventuali rimembranze fatte nell’anno 2000 dai loro figli e riguardante il periodo 1956- 2000.

DON SILVANO: UN PICCOLO GRANDE PRETE
I gerenzanesi della mia generazione hanno conosciuto tre prevosti: don Banfi, don Alberio e don
Pargoletti e quattro coadiutori: don Giovanni, don Giuseppe, don Giocondo e don Silvano. Di tutti questi preti (a parte don Antonio Banfi di cui abbiamo un ricordo un po' sbiadito come di un nonno molto buono), don Silvano, familiarmente
chiamato Don, e’, a mio parere, quello che i Gerenzanesi della mia generazione ricorderanno piu’ a lungo.
Eppure la prima volta che lo vidi non mi fece una grande impressione, tutt'altro, tanto e’ vero
che quando tornai a casa dissi a mia moglie (la frase me la ricordo ancora bene): incoeu u cunusu ul cugitur neuv ma u minga capi’ se l’e’ un pred o l’e’ un pistola". Mai giudizio fu piu’ fallace. Altro che "pistola”. Il pretino si e’
rivelato un pretone. Per dirla oggi con una frase cara a Bearzot dovrei dire che e un prete con gli attributi.
Fisicamente non molto alto, dal perenne
sorriso, riflesso della sua anima schietta e’ leale, affabile e aperto a tutti sul piano umano, siano essi credenti o non (furono queste doti che mi trassero in errore e mi indussero a giudicarlo male) ma inflessibile sul piano dei
principi.
E’ veramente un uomo di Dio che sa penetrare negli anfratti del cuore con buon senso e
delicatezza. Le sue "prediche" mi attirano anche se, talvolta, sono un po’ "barocche” (ricordi Don l' inizio della predica della messa per la festa dell’Oratorio del 1979 che cominciava con le parole: oggi facciamo festa e al centro della
festa poniamo Colui che e’ all'origine della festa ) perche’ m'infondono tanta fede e non sono noiose.
Il suo modo di pensare e di agire e’ univoco. Il suo modo d'essere e di agire li ritroviamo
addirittura nella “Pacem in Terris", soprattutto laddove si fa la distinzione tra "errore”e ”errante”. E qui qualcuno magari si riconoscera’ o capira’a chi mi riferisco.
Ha trasformato l'Oratorio in comunita’ viva di persone cercando di responsabilizzare
maggiormente i genitori nell’impegno educativo e delegando a dei "laici", alla domenica mattina l’insegnamento del Vangelo e del catechismo per i bambini. Ha creato gli "incontri del giovedi’” per noi genitori e ci ha condotto a
riscoprire valori in cui credere e per cui battersi. Fra questi, ce ne sono due ai quali tiene in modo particolare: l’educazione e la famiglia.
Ti ricordi Don quante battaglie in scuola media abbiamo combattuto in campo educativo? Quante
serate abbiamo organizzato con la partecipazione del prof. Angelillo e di altri esperti sempre sul tema dell’educazione?
Ci hai insegnato a recuperare il valore "famiglia"
soprattutto come comunione: ragazzi, figli, sposati, nonni.
E qui mi sovviene un’altra delle tue frasi: vivere la comunita’ della famiglia e'
"camminare insieme".
Sapendo che la societa’ in cui viviamo non e’ altro che un concentrato di consumismo,
prevaricazione e paura dell’altro, hai spinto alcuni genitori partecipanti agli incontri del giovedi’ a essere presenti nella realta pubblica e
sociale dove si programma il vivere sociale, portandovi il loro modo di vivere, di lavorare, di concepire la famiglia, di esprimere opinioni.
Caro Don, sei disinteressato fino all’eccesso (in dialetto "ta set un ciula"),
sei sempre disponibile, hai instaurato un nuovo modo di gestire l’Oratorio: nel settembre del 1980 convocasti noi papa’ e mamme per sentire se volevamo continuare a fare la festa dell’Oratorio e in caso affermativo che "taglio"
dare alla festa perche’ tu una festa tipo quella di Turate non te la sentivi di farla. Coglievi cioe’ ogni occasione per cercare di coinvolgere
i genitori nell'Oratorio.
I risultati ti hanno dato ragione. I genitori vengono all’Oratorio e soprattutto hai recuperato
la. fascia di giovani che va dai 15 ai 22 anni.
Hai creato la Comunita’ che non e’ una raccolta elitaria di "giusti", ma e’ formata da peccatori
perdonati semplicemente disposti a perdonarsi a vicenda, hai organizzato Madesimo, hai portato la partecipazione all’Oratorio estivo a 250 e piu’ ragazzi, hai avvicinato le famiglie, hai fatto in modo che i piu’ piccoli avessero un
responsabile adulto nel gioco, hai creato l’Aurora basket, ogni martedi’ sera riesci a riempire la chiesa di giovani, organizzi le visite alle vecchiette a Saronno, hai scovato Boarezzo etc. etc.
Caro don, che grande prete sei! Ci hai ripetuto tante volte che solo Cristo e’ la risposta alle
esigenze vere dell’uomo ma lo hai ripetuto con l’umilta’ di chi sa di avere ricevuto in dono questa certezza e con la generosita’ di chi sa di essere responsabile perche’ questo dono della fede giunga anche agli altri.
E quando in campo educativo vedevi noi genitori scoraggiati perche’ ottenevamo dei risultati
inversamente proporzionali all’impegno profuso, ci consolavi dicendoci: non abbiate timore, il Padre vi giudichera’ in base alle intenzioni e non in base ai risultati. Ringraziamo il Signore di averci dato un prete come te. La tua
presenza e’ di valore inestimabile per Gerenzano e sono sicuro che continuera’ a produrre frutti anche quando una eventuale “promozione" ti avra’ staccato da noi (speriamo il piu’ tardi possibile).
Caro don, grazie di cuore per tutto quello che hai fatto e fai per noi.
Gerenzano, 1984
Mario Carnelli |