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Nell’immediato dopoguerra
“i cadregatt” venivano due volte all’anno a Gerenzano e il loro posto di
lavoro (sempre all’aperto) era dietro “a la cà di bagatt” cioè la strada del
Bettolino. Erano due uomini robusti, portavano sempre pantaloni di fustagno
marrone scuro a coste larghe e circolavano anche loro con biciclette pesanti
e con due portapacchi su uno dei quali portavano fasci di “lisca” che
servivano all’impagliatura delle sedie.
Allora a Gerenzano quasi tutte le sedie erano
impagliate: poche avevano il sedile di legno. Il lavoro maggiore lo avevano
però dalla chiesa: infatti tutte le sedie della chiesa erano impagliate.
Questi “cadregatt” facevano prima il giro del
paese, prendevano le sedie rotte e le portavano nella via del Bettolino e si
mettevano al lavoro. Vedere con quale sveltezza manovravano la “lisca” e con
che bravura impagliavano le sedie era un vero piacere. Ogni tanto “ul Piero
bagatt” lasciava la sua bottega da “bagatt” e con i suoi fratelli “Pin” e
“Lisander” andavano lì da loro a scambiare quattro chiacchiere.
I “cadregatt” erano bergamaschi e mangiavano
da bergamaschi: enormi pezzi di grana accompagnati da altrettanto enormi
pezzi di polenta fredda innaffiati da bottiglioni di barbera.
A sera, riportate le sedie ai proprietari e salutati “ul Piero bagatt”, “ul
Pin” e “ul Lisandar” ritornavano da dove erano venuti. |