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4)   MESTIERI SCOMPARSI


I CADREGATT                                                                                             
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Nell’immediato dopoguerra  “i cadregatt” venivano due volte all’anno a Gerenzano e il loro posto di lavoro (sempre all’aperto) era dietro “a la cà di bagatt” cioè la strada del Bettolino. Erano due uomini robusti, portavano sempre pantaloni di fustagno marrone scuro a coste larghe e circolavano anche loro con biciclette pesanti e con due portapacchi su uno dei quali portavano fasci di “lisca” che servivano all’impagliatura delle sedie.

Allora a Gerenzano quasi tutte le sedie erano impagliate: poche avevano il sedile di legno. Il lavoro maggiore lo avevano però dalla chiesa: infatti tutte le sedie della chiesa erano impagliate.

 Questi “cadregatt” facevano prima il giro del paese, prendevano le sedie rotte e le portavano nella via del Bettolino e si mettevano al lavoro. Vedere con quale sveltezza manovravano la “lisca” e con che bravura  impagliavano le sedie era un vero piacere. Ogni tanto “ul Piero bagatt” lasciava la sua bottega da “bagatt” e con i suoi fratelli “Pin” e “Lisander” andavano lì da loro a scambiare quattro chiacchiere. 

I “cadregatt” erano bergamaschi e mangiavano da bergamaschi: enormi pezzi di grana accompagnati da altrettanto enormi pezzi di polenta fredda innaffiati da bottiglioni di barbera.
A sera, riportate le sedie ai proprietari e salutati “ul Piero bagatt”, “ul Pin” e “ul Lisandar” ritornavano da dove erano venuti.

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