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Trattavan meglio le bestie…
(intervista a
un ragazzo di Gerenzano di tanti anni fa)
All'inizio
della seconda guerra mondiale avevo 12 anni.
In famiglia eravamo in nove, i fratelli maggiori erano in guerra, dovevo
perciò aiutare il papà nel lavoro dei campi.
Non posso dire che i miei genitori non mi volessero bene, specialmente mia
mamma, a loro modo mi volevano certamente bene ma era indubbio che
dedicavano maggiori cure alle bestie.
Di campi ne avevamo tanti e quando c'era da arare erano dolori: mio papà
"portava" i cavalli e io avevo in ma no la "sciloria".
Cari ragazzi di oggi dovreste sapere cosa vuol dire
avere in mano la "sciloria". Bisognava tenerla ben affondata nel terreno (e
per far questo ci voleva una gran forza) e ogni volta che si iniziava o si
finiva il solco bisognava sollevarla (peso 75 kg.). Le mie spalle erano
esili eppure dovevo fare questo "esercizio" almeno 600 volte in un giorno.
E la mia dieta non era certamente ricca come la vostra. Eccola: caffè latte
al mattino, minestra a mezzogiorno e minestra alla sera. La mia giornata
lavorativa col passare degli anni era sempre di 14 ore come minimo. Quando
ritornavo dal lavoro c'era sempre qualcosa da fare: "caregàa ul rud su la
careta, impienì la bonza da pisa, purtà à cà i maregascieu, strapàa i patati
etc. etc., tutti lavori che richiedevano una forza fisica non indifferente.
Si può dire che la fatica fisica era il mio pane quotidiano.
D.
"Ma alla
domenica ti potevi riposare, no?"
R.
Che cosa? tanto per dirne una devi sapere che i "regiù" di
Gerenzano avevano l'accortezza di tagliare il fieno al giovedì in modo da
poterlo portare a casa la domenica perché alla domenica tutta la famiglia
era presente (anche i piccoli che andavano a scuola) e si finiva tardi. Ecco
sì verso le otto di sera ero libero ma chi aveva voglia di uscire con tutta
quella stanchezza addosso? Avevo solo voglia di dormire.
D.
"Hai detto prima che la tua dieta era povera ma come componente di una
famiglia contadina avrai pure avuto a disposizione, che so, delle uova?
R.
Vedi le uova le vendevano o le davano alle bestie. E’ vero
che qualche uovo riuscivo a farlo sparire dal pollaio e che mia mamma
qualche volta mi faceva la "rusumada", ma la maggior parte era venduta o
data, quando c'era, al "buscin".
D.
"Uova date al "buscin" questa è nuova non l'avevo mai sentita".
R.
Vedi la storia degli animali allevati in modo non naturale
esisteva già a quei tempi. Qualche anno fa c’è stata la storia dei vitelli
ingrassati con estrogeni per farli aumentare di peso in fretta, allora la
cosa era più "casereccia", al vitello di latte non veniva dato solo latte
come sarebbe stato naturale che venisse fatto ma veniva dato anche un
"pastone" formato da latte, uova e pane raffermo, per far sì che ingrassasse
in fretta. Ma al macellaio esperto questo fatto non sfuggiva: bastava che
guardasse gli occhi del vitello per capire il trucco. Il vitello allevato in
questo modo aveva gli occhi più rosati di quello allevato solo a latte e la
carne era più fibrosa.
Quando
c'era il vitello mio padre comperava dei sacchi di pane raffermo da dare
alla mucca quando a questa cominciava a scarseggiare il latte. Era un pane
durissimo, eppure noi fratelli cercavamo di rubarlo per poterci saziare un
pochino. Da queste frasi avrai capito che avevamo fame eppure i nostri
genitori si guardavano bene dal comperare una maggiore quantità di pane per
saziarci, dovevamo accontentarci di quello che c’era, ma per la mucca non
esitavano un attimo a comprarlo (sia pure raffermo).
D.
"Senti, non ho mai capito perché i "maregasc" dovevano essere estirpati con
le radici invece che tagliati alla base con la zappa (sai, da "bambino,
avevo aiutato anch'io i contadini a battere le radici dei "maregasc" con un
bastone corto per liberarli dalla terra che vi era rimasta attaccata.")
R.
Il motivo è semplicissimo: se i "maregasc" venivano tagliti
con la zappa e lo stelo fosse stato ancora verde attorno alle radici, la
parte che rimaneva nel terreno diventava più pericolosa di una lama di
coltello e se per caso durante l'aratura lo zoccolo di un cavallo vi finiva
sopra erano dolori: il contadino doveva sospendere l'aratura per dieci -
quindici giorni finché la ferita non si fosse rimarginata. Se invece ci
finivo io su quella tagliola non succedeva niente anche se il taglio fosse
stato lungo e profondo, l'importante era che non si facesse male il cavallo.
D.
"E' vero che c'era la stasi invernale?"
R.
E' vero, però nel periodo invernale si doveva fare il
lavoro che più aborrivo: quello di liberare i campi di frumento dai sassi.
Le piogge invernali li avevano dilavati e fatti venire in superficie. In
gennaio mi mandavano nei campi di frumento con la "sidela" e, dopo aver
smosso i sassi col tacco, (perché erano gelati) dovevo raccoglierli e
riporli nella "sidela" e depositarli all'inizio o alla fine del campo. Dopo,
sarebbe passato mio padre con la "careta", li avrebbe caricati e portati
alla cava. Perché non volevo fare questo lavoro? Ma perché i sassi erano
coperti di brina e, dopo averne raccolti un po', avevo le dita delle mani
gelate. Ecco perché io non voglio più saperne della terra, la terra per me è
stata una matrigna "ma da quj gramm", A (Gerenzano dicono che "la terà l'è
"bassa" ed io ho sperimentato personalmente la verità di questo detto.
Ormai
sono in pensione, i miei genitori sono morti e della loro eredità mi son
tenuto solo il bosco (la terra no, quella l'ho venduta subito e col ricavato
mi sono costruito la casetta) perché nel bosco mi piace andarci e perché vi
facevo uno dei lavori che preferivo: il diradamento dei rami di pino. Salivo
su un pino, tagliavo i rami più bassi, poi mi arrampicavo su quelli
superiori, facevo dondolare la cima per avvicinarmi al pino più prossimo e
vi saltavo su ripetendo l'operazione di diradamento e di dondolamento e così
via per tutta la giornata. La terra, come avrai capito, non voglio più
coltivarla, nemmeno per hobby: guarda quella che circonda la mia casetta,
l’ho sistemata a prato all'inglese proprio per faticarci il meno possibile,
perché io sono uno di quelli che sulla terra ha lasciato sudore, lacrime e,
soprattutto, la gioventù. Alla larga dalla terra. |