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IL
DALAI LAMA A COLOGNO MONZESE
Cologno Monzese, 8 Dicembre 2007 - Un braccio
teso verso la Cina, l’altro verso il mondo occidentale. Con questa immagine
Tenzin Gyatso, il Dalai Lama, mostra la strada del Tibet verso l’autonomia:
dialogo con il governo cinese e ricerca di aiuto e supporto nella comunità
internazionale perché «solo così la situazione può essere risolta», spiega
sorridendo davanti al pubblico di Cologno Monzese.
Occupato dal 1950, quando «la Cina, come un
ospite che si è autoinvitato, è entrata con le armi in pugno per dominare»,
il Tibet ha un governo democraticamente eletto e in esilio in India. Massima
autorità temporale e spirituale è il Dalai Lama, premio Nobel per la pace
nel 1989, che rivendica libertà culturale e religiosa per la piccola regione
himalayana. Il suo messaggio di pace e non violenza, parole forti per la
potenza asiatica che vuole dotarsi di rispettabilità, ha fatto il giro del
mondo causando polemiche fra la Cina e chi ospita gli incontri di Tenzin
Gyatso.
A Cologno si parla di religione, pace e
umanità, ma anche inevitabilmente di politica. «Il nostro progetto non
implica la piena indipendenza ma solo l’autonomia tibetana, la libertà
culturale e religiosa», commenta il Dalai Lama. «Tutto è stato promesso ma
nulla è stato realizzato: tutte le cariche decisionali sono nelle mani dei
cinesi e si sta perdendo il tessuto sociale e culturale, il tesoro tibetano
che è la tradizione buddista. Cerchiamo il dialogo ma alcuni leader cinesi
mantengono la linea dura, opprimendo il popolo e violando i diritti umani».
Andrea Gianni
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