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Il "Giulietto" e la Banda
 

Questo č un omaggio a Giulio Borghi detto "Giulietto". E' stato negli anni '50  fino agli anni '90, quando ci ha lasciato, una colonna portante del Corpo Musicale Santa Cecilia di Gerenzano. Era piccolo e e suonava il clarinetto. Guardando l'immagine a fianco viene in mente  un paese povero che  dopo anni  di guerra  finalmente ha voglia di divertirsi e di farcela. Sono gli anni '50, gli anni del dopoguerra, del boom economico, di Fellini, Rossellini, Totō, Macario e della Mangano di "Riso Amaro".

Il farfallino, il vestito della festa ed i capelli imbrillantinati. Tutti simboli della domenica vissuta come giornata di svago dopo una settimana di duro lavoro. La messa di mattina, il risotto ed il bollito a mezzogiorno ed il pomeriggio dedicato alla musica, alle partite di scopa, alle bocce ed alle prime gite fuori paese.

 

La banda allora, come adesso,  aveva una funzione sociale e di svago. Non c'era una processione senza la banda.  La banda precedeva il corteo, poi c'erano i Confratelli con la cappa rossa e la tunica bianca. Il Prevosto seguiva sotto il baldacchino con l'ostensorio bene in vista. Di seguito c'erano le Figlie di Maria i ragazzi dell'oratorio, l'Azione Cattolica e tutti gli altri. Era una organizzazione ferrea che denotava la coesione di tutta la comunitā (ed una parrocchia molto forte).

 

Dopo la processione c'era il rito dei concertini improvvisati nelle osterie. Il "Nisela" o il "Baraja" erano dei punti di ritrovo. In genere alcuni fiati: la tromba, il basso, il clarinetto ed il saxofono si trovavano ad improvvisare (oggi si direbbe una "jam session") davanti ad un bicchiere di barbera, agli avventori ed a qualche ragazzo che, a sua volta avrebbe aspirato ad entrare nella banda.

Era il tempo dei carri di carnevale con tutta la popolazione per le strade. Non č che Gerenzano abbia mai brillato di iniziativa nel divertirsi. In genere siamo una popolazione poco estroversa e di poche parole. I sentimenti e lo svago, come pure il dolore, sono spesso intimi e racchiusi tra le mura domestiche. Ma allora Carnevale non era solo per i piccoli, era
                                                un evento anche per gli adulti.

 

In questa bella foto del carnevale del '54 si vede tutta la voglia di divertirsi, con il "Chech" in prima fila sul trattore "Landini Testa Calda" ed il Giulietto vestito da messicano con un sombrero acquistato chissā dove.

Se ricordiamo bene, al di la delle fotografie che rappresentano momenti felici e nostalgici, c'era anche la grettezza dei cortili, il guardarsi l'un l'altro e le strade sterrate (che si voglia tornare indietro?). In ogni caso il ricordare serve a non ripetere gli errori giā fatti ed a guardare avanti sapendo chi siamo stati e chi vogliamo essere.

 

GPA

 

               

 

Le seguenti due foto sono state spedite da Lina a Gerenzanoforum nel Giugno 2008