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UN MIO VIAGGIO ALLE ORCADI
Cari amici di
Gerenzano,
Questa volta voglio
condividere con voi alcune immagini del mio viaggio alle isole Orcadi (1).
Le isole Orcadi sono un piccolo arcipelago composto da circa 70 piccole
isole situato all’estrema punta Nord-Orientale della Scozia. Per
raggiungerlo ho imbarcato la mia macchina e mia cugina su un traghetto e
siamo partite da Aberdeen, dove attualmente vivo (2) (casa mia è il palazzo
grigio che si vede sulla destra), con destinazione Kirkwall, la capitale
delle Isole Orcadi. L’attraversata è stata di circa 6 ore, il mare era
calmo, ma io vi consiglio comunque di prendere l’aereo…
Una volta arrivate
abbiamo cominciato a girare per l’isola, tra la natura e le splendide coste
ventose (3, 4, 5, 6). L’isola non è molto popolata….ad eccezione delle
immancabili mucche e pecore. Le mucche sembrava che si fossero messe quasi
in posa per noi! (7, 8, 9)
Forse non tutti sanno
che le Orcadi sono famose per i loro resti archeologici, infatti sull’isola
ci sono diverse tombe e villaggi preistorici di epoca neolitica (3000ac?).
Si ritiene che i resti risalgano alla antica popolazione dei Pits (Pitti),
una delle due tribù principali che per prime si insediarono in Scozia. Da
quello che ho potuto capire gli Scots (gli Scoti) ebbero la meglio sui Pits
(Pitti)…ecco perché la Scozia fu poi nominata “Scotland”!
Ci sono diversi
villaggi neolitici dispersi per l’Isola (10, 11), dopo migliaia di anni si
può ancora vedere la struttura della casa: con tanto di focolare/cucina al
centro della casa e i letti tutto attorno.
Le tombe hanno una
forma conica, sono come delle piccole cunette da cui a malapena si riconosce
l’entrata (12, 13, 14), si deve strisciare per entrare e uscire, dentro vi
sono conservati i resti ossei. In una tomba in particolare sono stati
addirittura ritrovati dei graffiti in lingua vichinga (15).
Non poteva mancare
sull’isola poi il consueto “Stone Circe”, questi cerchi di pietre si trovano
in diverse parti del Regno Unito, sembra che testimonino i riti magici delle
antiche popolazioni celtiche (16). Non si sa per certo che significato
avessero, probabilmente aveva un significato rituale, oppure ostentavano la
ricchezza delle famiglie del luogo.
Nella parte
meridionale dell’isola si possono ancora riconoscere le “Churchill Barriers”,
sono delle barriere di pietra e acciaio (delle navi affondate) costruite dai
prigionieri di guerra Italiani durante la seconda guerra mondiale, per
difendere il Regno Unito da un potenziale attacco dei Tedeschi (17). I
prigionieri Italiani facevano parte del Battaglione di Mantova, furono
catturati in Africa e portati in questo lembo di terra ai confini del Nord
Europa per lavorare. Durante la prigionia, per tenersi impegnati, i
prigionieri Italiani costruirono una piccola chiesa all’interno del loro
bunker. La piccola chiesa, con tanto di affreschi, altare e via crucis, fu
poi ribattezzata dagli abitanti delle Orcadi come “the Italian Chapel”.
Questa piccola e inusuale chiesa testimonia dopo oltre 60 anni la presenza,
la grande volontà e operosità dei soldati Italiani che vissero qui come
prigionieri. Sembra incredibile ma in questo estremo e gelido pezzo di terra
all’estremo nord delle British Islands sventoli ancor oggi il nostro
italianissimo tricolore!
Saluti dalla Scozia,
Laura Brioschi
Churchill Barriers
Da Wikipedia, l'enciclopedia
libera.
Le Churchill Barriers sono
degli sbarramenti costruiti durante la seconda guerra mondiale
sull'arcipelago scozzese delle Orcadi allo scopo di impedire le incursioni
dei sottomarini nemici nella baia di Scapa Flow all'interno della quale si
trovava una base della Royal Navy.
Il 14 ottobre 1939 il
sottomarino tedesco U 47 riuscì, approfittando dell'alta marea, a penetrare
nella baia affondando la nave britannica HMS Royal Oak, persero la vita 833
membri dell'equipaggio. Poco tempo dopo il Primo Lord dell'Ammiragliato
Winston Churchill visitò l'arcipelago e ordinò la costruzione di sbarramenti
a protezione dell'accesso orientale della baia.
Gli sbarramenti, che hanno una
lunghezza complessiva di 2,3 km congiungono l'isola di Mainland con quella
di South Ronaldsay passando sulle isolette minori di Lamb Holm, Glimpse Holm
e Burray.
Inizialmente furono affondate
delle navi per impedire l'accesso alla baia e nel maggio del 1940 iniziarono
i lavori di costruzione dei 4 tratti di sbarramento. Gran parte della forza
lavoro utilizzata per costruire le barriere era composta dai circa 1300
prigionieri di guerra italiani detenuti, a partire dal 1942, su Mainland.
Le barriere sono costituite da
una base di circa 250.000 tonnellate di roccia ricavata da una cava locale e
poggiate sul fondo del mare fino ad una profondità di 18 m su cui sono stati
posti circa 66.000 blocchi cubici da cinque o dieci tonnellate l'uno. Per
ironia della sorte i lavori si conclusero il 12 maggio 1945 a guerra
praticamente conclusa.
Attualmente le barriere sono
utilizzate come collegamento stradale fra le isole.
I prigionieri italiani
ospitati sull'isola di Lamb Holm in uno dei tre campi allestiti
appositamente per i lavori, costruirono, utilizzando due baracche Nissen e
altri mezzi di fortuna, una piccola ma graziosa cappella, la Italian Chapel
chiamata anche the miracle of Camp 60. Ristrutturata nel 1960 con la
collaborazione del suo progettista originario, attualmente la cappella è una
delle attrattive turistiche dell'area.
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