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IL TURIBOLO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA
Alla fine del "Camino de Santiago" si arriva al santuario di Santiago de Compostela
dove tutti i giorni a mezzogiorno si celebra la "messa del Pellegrino". E' una
cerimonia semplice in una chiesa gremita di gente che da tutte le parti del
mondo arriva in pellegrinaggio. Dopo che papa Giovanni Paolo II nel 1982 ha
visitato il santuario, percorrere a piedi il "camino de Santiago" è diventato una
impresa che moltissime persone di tutte le età intraprendono con uno
spirito che è un mix tra incoscienza, fede e misticismo, o più semplicemente
una personale sfida atletica.
Vi racconterò in un prossimo articolo i
dettagli, ora vi basta sapere che si fanno a piedi o in
bicicletta circa 800 km di sentieri sterrati e strade secondarie partendo dalla Francia,
attraversando i Pirenei, la meseta spagnola, i monti della Galizia fino al
santuario di
Santiago de Compostela dove si trova la tomba di San Giacomo.
Ad assistere alla messa del pellegrino, oltre ai gruppi
organizzati arrivati in pullman o in aereo, si mescolano i "veri
pellegrini", quelli che sono arrivati a piedi o in bicicletta dormendo per
un mese negli ostelli, sopportando il caldo torrido, la pioggia, le vesciche
ai piedi ed i pasti frugali seduti sul ciglio delle strade. Qualcuno di loro arriva
direttamente in chiesa stremato, sporco ma felice. Altri si fermano prima in ostello a lavarsi ed a rimettersi in ordine
ma poi si
portano in chiesa lo zaino, le scarpe sfondate, la conchiglia ed il bastone, simboli di
Santiago e compagni di tanto camminare.
In chiesa, oltre alla magnificenza
architettonica di tutto il complesso, colpisce uno strano marchingegno
in ferro battuto agganciato agli estremi della cupola principale. E' un
argano al quale è sospeso con una grossa fune un turibolo di proporzioni inusuali
a circa quattro metri da terra. Ad un certo punto della funzione arrivano
degli inservienti vestiti con larghe tuniche violacee che, armeggiando la
fune, calano il turibolo sul pavimento. Altri portano dalla
sacrestia un piatto di ferro con della carbonella accesa ed una coppa con
dell'incenso. Il sacerdote ne prende due o tre
cucchiai, li mette sulla carbonella che incomincia ad emanare un denso fumo.
Poi il turibolo viene sollevato e fatto roteare sulle teste della gente con
mosse ritmate e decise. Una, due, tre volte, sempre più decisi, il
turibolo sempre più in alto, sempre più veloce fino a lambire il soffitto
della chiesa emettendo folate di incenso. La gente rimane sorpresa non
aspettandosi un potenziale "corpo contundente" passare a velocità sostenuta
sopra le proprie teste, qualcuno incomincia a fotografare, altri a naso in
su aspettano attoniti che il bolide passi sopra di loro. Alla fine del
pendolare, gli inservienti staccano il turibolo dalla fune e lo portano in
sacrestia ancora fumante. Nel complesso una scenografia folcloristica che
genera gioia e sorriso.
L'incenso
è sempre stato, nella storia dei riti sacri, un mezzo per purificare e
profumare l'aria, a Santiago de Compostela i più maliziosi dicono che il
turibolo di quelle proporzioni serva, oltre agli scopi usuali, a
disinfettare e deodorare l'aria ammorbata dalla puzza dei piedi e del
sudore dei pellegrini più puri e rudi.
Pierangelo Gianni (29 Agosto 2007)
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