16September2019

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La piazza di Gerenzano dal 2002

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Piu’ poeti e profeti, meno scienziati e tecnocrati

(il confronto fra la cultura della crescita e quella dei limiti)

 

Mentre in Val di Susa sta succedendo il finimondo, mi e’ capitato tra le mani un articolo di Richard Lamm, direttore dell’Institute for Public Policy Studies dell’Universita’ di Denver, che confronta la cultura della crescita e quella del limite. Il Professor Lamm sostiene che tra queste due culture non c’e’ comprensione (proprio come in Val di Susa o ad Uboldo). La cultura della crescita nega limiti allo sviluppo, la cultura dei limiti invece cerca di adattare la crescita a questi limiti.

La nostra esperienza umana convive da sempre con la crescita, sia della popolazione che dell’economia. In effetti la crescita ha risolto brillantemente molti problemi dell’umanita’ fino ad assumere lo status di religione. Ha portato salute, benessere, ci ha allungato la vita, possiamo divertirci e siamo piu’ liberi.

L’altra cultura invece pensa che, anche se siamo dei geni,  non possiamo scappare dai limiti ecologici. Possiamo dilazionare i problemi, ma la nostra domanda infinita si scontra con una terra finita.

Una lotta estenuante fra le due culture si combatte continuamente senza esclusione di colpi (come per il TAV, il ponte sullo stretto di Messina, lo svincolo autostradale di Uboldo o la tangenzialina di Gerenzano, gli sviluppi della Deangeli e della Nivea, tanto per fare degli esempi), nel frattempo il mondo si evolve, gli standard di vita migliorano, la popolazione, il traffico, le abitazioni, le strade aumentano, e l’illusione della crescita sembra vincere su tutto. Ma non possiamo dimenticarci che i problemi ci sono sempre, anche se vengono ignorati.

Richard Lamm pensa che bisognerebbe pianificare il futuro sapendo che uno sviluppo infinito non puo’ esistere in un mondo finito e nessun sistema umano e’ valido se distugge l’ecosistema di cui e’ parte. In poche parole, lo sviluppo deve essere sostenibile. Invece il nostro futuro e’ largamente estrapolato dal passato ed uno sviluppo sostenibile richiederebbe un nuovo modello mentale, un profondo cambiamento culturale ed economico che attualmente non si intravede. Secondo Lamm non abbiamo bisogno di scienziati e tecnocrati ma poeti e profeti per modificare noi stessi ed il nostro stile di vita e non il territorio che ci circonda.

Conclude amaramente il suo articolo con una novella di Zola: Un treno di soldati si avvia trionfante e schiamazzando verso il fronte mentre il macchinista ed il fuochista si azzuffano sul pianale del locomotore. Uno vuole mettere piu’ carbone, l’altro vuole impedirglelo. Nella lotta i due cadono dal locomotore mentre il treno, sempre piu’ velocemente e senza guida, scende traballando dalla collina e...la novella finisce  li’.

E’ la storia del TAV? E’ la stroria dello sviluppo edilizio disordinato in Pianura Padana e nell’area del Sempione? E’ la storia di Gerenzano?

P.A. Gianni   (10 Dicembre 2005)