05December2020

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Buona fortuna Giulia

I fogli sono finiti. La cartellina e’ vuota. Non c’e’ piu’ nulla.
Giulia e’ seduta a terra e, con pazienza, sta raccogliendo la sua storia.

 

Innalza dei mucchietti sul tavolino di vetro, dividendoli con cura e con una metodologia che non capisco. Vorrei domandarglielo, non trovo il coraggio. Li preme con la mano, carezzandoli con le nocche e sospirando ogni volta. Non sta semplicemente raccogliendo dei pezzi di carta. Li sta salutando, li sta abbandonando.

«Quanti anni hai Giulia?»

«Venticinque» risponde senza alzare lo sguardo.

«Venticinque… e’ passato molto tempo, perche’ non hai piu’ scritto?»

«Uhm… non c’era altro da dire. Almeno non qualcosa per cui valesse la pena consumare l’inchiostro della mia bella penna e… offenderla.»

«Offenderla? Ma cos’e’ successo?»

«Niente. Te l’ho detto. Niente.»

Non e’ la verità’, glielo si legge dallo sguardo.

«E poi non e’ che ho smesso di scrivere del tutto. Ho semplicemente imparato ad usare il computer.»

Strizza l’occhietto e ogni volta che lo fa, sono colto da un brivido.

«Ti sei fidanzata?»

Senza rispondere, contorce la bocca. Non e’ un sorriso.

«Ora che farai?»

«Che faro’? Quello che desiderio da sempre!» Questa volta la smorfia e un sorriso beato e gli occhi le s’illuminano. «Voglio andarmene.»

«Andartene?»

«Già’»

«Posso chiederti dove?»

Ride e apre le braccia.

«A correre con una slitta trainata da cani in un’immensa distesa di neve!»

Sono colto da un sospetto.

«Tornerai?»

Posa i gomiti sul tavolino e il mento sui pugni chiusi.

Sbatte velocemente le palpebre, il tempo necessario per la sua caparbia e inappellabile decisione: «No. Non tornero’ mai piu’. E’ arrivato il momento di non voltarsi piu’ indietro. Non credi?»

Come posso giudicare non conoscendo la situazione nella sua completezza?

Dirle: “Sai tu se e’ giusto farlo”, e’ troppo scontata come risposta e non e degna per una persona come Giulia. Quindi resto nel mio silenzio che, a volte, si esprime meglio delle parole.

«Ma non importa anche se non sei d’accordo.»

Conclude con ragione.

«Posso…»

«Puoi tutto, ma non oggi e non con me.»

Me ne vado. E’ struggente soffermarsi oltre.

Una volta in strada, mi siedo su una panchina, nascosto dietro una pianta e tengo gli occhi sulla sua casa. Fumo una sigaretta e stringo il dossier con la storia che mi e’ stata raccontata.

L’aria e’ fresca e profumata, il sole benevolo e caldo ma non tanto da farmi sudare. Osservo la gente camminare nella via, passare davanti a questa casa senza sapere chi vi ha vissuto e lo trovo devastante. Se imparassimo a camminare contemplando il mondo, le persone come Giulia non dovrebbero scappare.

La vedo uscire dopo un’ora, forse due, forse tre. Ho perso la cognizione del tempo.

Giulia porta con se una valigia, uno zaino che tiene in spalle, il computer portatile e un sorriso radioso. Non vedo la cartellina rossa. Del suo passato, porta con se solamente la parte che non ci ha raccontato?

Indossa un cappellino da baseball e i capelli sono raccolti in una coda che ondeggia leggera. E’ una ragazzina.

Sale sulla sua macchina, gettando tutto cio’ che ha di lei nei sedili posteriori. Non ha preso molto. La sua casa e’ densa d’oggetti, vestiti, mobili, libri, dischi… lei se ne va con una sola valigia. Ma di cos’altro ha bisogno se non del suo cuore?

Accende il motore e parte.

Vai Giulia, non ti voltare, non frenare, non esitare. Tu hai il coraggio, e’ sempre stato dentro di te e ti ha sempre accompagnata. Ora lascialo sfogare. Insegnami che e’ possibile cambiare, dimostramelo.

Quanta forza che hai dentro di te Giulia.

La seguo con lo sguardo finche’ sparisce oltre l’ultimo palazzo e non rimane altro che il rumore di Torino, il profumo delle piante in fiore e questa cartellina che stringo nella mano.

Addio Giulia.

A distanza di venti giorni, ricevo una email.

Oggi ho sfidato il vento, scivolando sopra un liscio ed infinito manto di neve, a cavallo di una slitta trainata da bellissimi e velocissimi cani. Ho creduto d’essere in paradiso.

In allegato un regalo per te.

Baci X.

Giulia.

Quanto mi sarebbe piaciuto vederti.

E’ stata oltremodo fortunata la neve, perche’ ha potuto sentirti scivolare sopra di lei, perche’ ti ha carezzata e perche’ ti ha cullata mentre correvi con il vento in volto…

Di email, non ne sono arrivate altre, nonostante le abbia scritto piu’ volte.

Mi sono dilungato oltre il dovuto, ma resta uno stupendo sorriso ai piedi di un anonimo palazzo di Torino.

Buona fortuna Giulia.

 

Marco Sicheri  This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.    Aprile 2006