25August2019

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Ul Trapunatt

Nell'immediato dopoguerra la mia casa si trovava all'estrema periferia di Gerenzano, sulla strada che portava a Rovello.

Nei campi circostanti, coltivati a prato e a frumento, dalla fine di febbraio fino ai primi di maggio, facevo bella mostra dei mucchietti di terra della grossezza di due pugni: questi mucchietti di terra erano il segno rivelatore della presenza di talpe che erano la disperazione dei "paisan".

In quei mesi incontravo spesso al mattino quando andavo a scuola oppure verso sera "ul trapunat". Era un pensionato sui 70 anni molto alto e magro che portava sempre a tracolla una specie di bisaccia in cui metteva le trappole per le talpe e le talpe che poi catturava. Il suo aspetto fisico gli era valso da parte di noi ragazzi il soprannome di 'maregasc in pee". Approfittava di questa stagionale attività per integrare con la vendita delle pelli delle talpe catturate la sua magra pensione.

Le trappole le metteva al mattino e al pomeriggio passava a raccogliere le talpe che eventualmente vi fossero incappate, oppure le metteva a pomeriggio inoltrato e passava al mattino successivo per fare la raccolta. Queste trappole erano costituite da molle tenute allargate da un sassolino: venivano messe nei camminamenti delle talpe e queste, spingendo il sassolino che teneva aperte le due parti della trappola, facevano scattare la molla cosicché le due parti della trappola si richiudevano di scatto attorno al collo delle talpe e queste morivano soffocate. "Ul maregasc in pee" metteva dalle cinque alle otto trappole in un raggio di cinquanta metri e le segnava con dei bastoncini, poi andava in un altro campo e ne metteva altrettante e cosi via.

Era molto ben visto dai "paisan" perché questi, come ho detto prima, vedevan le talpe come il fumo negli occhi. Ogni tanto noi ragazzi gli facevamo lo scherzo di far scattare le trappole e di lasciargliele allo scoperto qualche decina di metri dal punto dove le aveva interrate. Lo sentivo allora lamentarsi con mio nonno (era suo amico ) quando veniva a casa nostra a fare il suo spuntino costituito da "pan poss, saa e scigola" prima di riprendere il suo giro e gli diceva: "tal set Bundanzi, sa ciapi cal malnatt che al ma buta per aria i trapul, gh' a tiri ul coll".

"Pur maregasc in pee" anche lui ci ha lasciato da tanto tempo e in me e rimasto un po' di rimorso per gli scherzi che io e altri ragazzi gli facevamo.

Mario Carnelli