22January2019

gerenzanoforum.it

La piazza di Gerenzano dal 2002

L'Italia che vogliamo

A Napoli stanno avvenendo delle cose preoccupanti: ragazzotti che lanciano bombe molotov contro i campi Rom facendo dei lugubri roghi che ricordano tanto il KKK, le pulizie etniche delle SS e della ex Iugoslavia. A Verona dei neonazisti ammazzano di botte un ragazzo per futili motivi.

Nei giornali queste notizie sono oramai passate in secon’ordine ed oggi non se ne parla quasi più, come se fosse tutto normale. Anche l’opposizione, irretita dal “se pò ffà” di Berlusconi è muta e omologata. Nel frattempo Maroni sta varando dei provvedimenti esemplari contro i clandestini ed i Romeni. Poche voci fuori dal coro si indignano, tra queste don Gino Rigoldi, uno che di immigrazione ne capisce perché con gli immigrati e con gli emarginati ci lavora, ieri scriveva sul Corriere: “Nessun dubbio che chi commette reati debba essere punito. Detto questo, è possibile oggi affermare che ogni forma di discriminazione razzista almeno nei suoi effetti è un grave peccato contro Dio? Come Cristiano e come prete sono desolato per i giudizi, gli insulti, i comportamenti di molte persone, singoli cittadini e amministratori i quali esprimono solo parole e azioni di rifiuto, rancore, disprezzo.”.
Gli spagnoli ci accusano:  «Italia razzista e xenofoba», è questa la nazione che vogliamo? E’ con le molotov, con le spranghe, le ronde verdi o nere ed il carcere che si risolve il problema degli emigranti, degli zingari e dei “diversi”?
Bella società che ci aspetta, complimenti a chi cavalca il tema della sicurezza generando paura e odio soprattutto fra gli anziani ed i giovani, incominciamo bene!
 
Pierangelo Gianni                  15 Maggio 2008
 
 
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
 
(Bertolt Brecht)