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Per non dimenticare. Cinquanta anni di discarica a Gerenzano dal 1962 ad oggi.

5 Febbraio 2014 - Gerenzanoforum ha organizzato una serata all’auditorium G. Verdi di Gerenzano  per venerdì 21 febbraio alle ore 21.00 per parlare della discarica.
Il titolo dell’evento: “Per non dimenticare. Cinquanta anni di discarica a Gerenzano dal 1962 ad oggi” è stato scelto perché i Gerenzanesi, soprattutto i giovani, associano la discarica al Parco degli Aironi, ma noi sappiamo che sono due  realtà ben distinte.

Ci sono posti che abbiamo smesso di vedere per ciò che sono perché è stata costruita una cortina che li nasconde,  ma la discarica è sempre li e ha segnato, forse per sempre, il nostro territorio.   Sotto un manto verde rassicurante giacciono ancora 11 milioni di metri cubi di rifiuti. Una massa enorme, composta da rifiuti di ogni genere, urbani, industriali e speciali.  Questi rifiuti  poggiano ancora sul fondo ghiaioso, senza gli strati impermeabili necessari a proteggere la falda, come prevedono le norme oggi in vigore e producono percolato, liquido altamente inquinante e biogas.
A più di 20 anni dalla sua chiusura, avvenuta nel 1990, è giunto il momento di ricostruirne la storia alla luce di una nuova sensibilità ecologica. Oltre alla ricostruzione storica interverranno  i protagonisti di questa vicenda, ex amministratori gerenzanesi, cittadini, membri dei comitati antidiscarica, cittadini dei paesi che hanno subito (o accettato) sul loro territorio altre discariche nella provincia di Varese e Milano.
La parte finale della serata sarà dedicata alla presentazione dei metodi di bonifica oggi sperimentati in realtà simili perché vorremmo che il tutto non si risolvesse con un “amarcord”, ma per dare un nuovo impulso a risolvere un problema che non può essere eluso: la bonifica del sito.
Pier Angelo Gianni

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Sample photo....Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

Martha Medeiros

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Sample photoErri De Luca: Onore ai poeti che aiutano a vivere -Tratto da “Il Mattino”, 13 settembre 2002

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

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