08August2020

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Fatti di Guerra

Alcuni visitatori della mostra sulla seconda guerra mondiale a Gerenzano  mi hanno raccontato queste due storie che vi riporto come le ho ascoltate.

 

Prima pero' vorrei fare un commento generale: La guerra a Gerenzano e' iniziata dopo il 25 aprile 1945, cioè quando ufficialmente la si considera finita, e proseguì per alcuni mesi, fino all'ottobre, novembre dello stesso anno. Più che di guerra dovremmo definirla un regolamento di conti tra "partigiani e partigiani" e tra "partigiani e fascisti". Dopo il 25 aprile 1945 spuntarono a Gerenzano decine di partigiani, mentre prima non ce n'erano, e con loro sbucarono armi da tutte le parti, persino dalle soffitte della chiesa parrocchiale.

Un racconto  riguarda un personaggio chiamato l'Occh: 

5 Luglio 1944, Borghi Giuseppe, detto l' occh, "occhio" per via del suo difetto fisico, Quarti Emilio ed altri furono arrestati dalla polizia militare mentre stavano fermando gli automobilisti  sull'autostrada Milano - Como.
I furti si erano protratti troppo a lungo e la polizia oramai li curava. Arrestati vennero condotti a Como e, dopo un processo sommario, fucilati. Furono partigiani o semplicemente sbandati che stavano approfittando della confusione dei tempi?

La seconda storia che mi hanno raccontato riguarda la fine ingloriosa di un povero ragazzo:

 

Borghi, il custode delle armi

Borghi Giuseppe era l'armiere alla scuola elementare di Gerenzano durante la guerra. Un mese dopo la fine della guerra, in Maggio, un gruppo di partigiani entrò nell'armeria intimandogli di consegnare le armi in sua custodia. Noi ragazzi guardammo la scena dalla finestra. L'armiere, quasi per scherzo, o valutando male le intenzioni dei partigiani, disse: dovere passare sopra il mio cadavere per portarmi via le armi!

Gesto eroico ed alquanto inutile. Il capo dei partigiani estrasse la pistola e gli sparò a bruciapelo. I partigiani rubarono le armi e lo lasciarono agonizzante per terra. Noi ragazzi avvisammo immediatamente il padre dell'armiere che decise, assieme agli altri uomini accorsi, di portare il ferito all'ospedale di Saronno. Presero un'auto mimetizzata in dotazione al comune, caricarono sul sedile posteriore dell'auto l'agonizzante tra le braccia del padre disperato. Noi ragazzi vedemmo, prima che partisse l'auto, il ferito reclinare la testa. Non c'era più niente da fare. Mi ricordo la disperazione del padre. 

Pier Angelo Gianni (circa anno 2006)