22January2019

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Commissione incetta bovini e foraggi nel 1916

Prosegue con questa nota  l’elaborazione delle informazioni che ho raccolto nell’ archivio comunale di Gerenzano. Si tratta dell’incetta di bovini da macellare per i soldati al fronte organizzata dai comandi  dei presidi militari territoriali. Il fascicolo è corposo con tanti elenchi, ricevute, inviti, rimostranze e corrispondenza tra il Comando del Presidio militare di Milano e il sindaco del comune.

 

Vi descrivo una delle requisizioni, la seconda:

Il 23 maggio 1916 viene spedita una lettera dalla Commissione incetta di bovini e foraggi della provincia di Milano all’illustrissimo signor sindaco di Gerenzano.

“Colle norme indicate sul testo del decreto luogotenenziale n. 538 del 4 maggio 1916, a datare dal 1 giugno p.v. si inizierà nella nostra provincia la 2 requisizione di bestiame bovino per i bisogni dell’Esercito.

La provincia di Milano è chiamata a concorrervi con 90 mila quintali di carne da consegnarsi in un periodo di tempo di 12 mesi. Essendoci noto il patriottismo di V.S. [……..] la commissione ha assegnato a codesto comune quintali 143 di carne peso vivo da consegnarsi nel decorso di circa 12 mesi.

[……..] spetta a V.S. suddividere il quantitativo totale tra gli agricoltori del comune. 

[……..] occorre che gli agricoltori rilascino ad essa un un atto di impegno debitamente compilato.

[……..] qualora V.S. non riuscisse  formulare il quantitativo   da raggiungersi mercè il buon accordo fra gli interessati, si compiaccia trasmettere a questa commissione il nome dei reclamanti.

[……..] ogni due mesi la V.S. invierà  riempito il modulo n. 2 indicando il cognome, nome, il numero dei capi e il peso approssimativo di ognuno [……..]

Con distinto ossequio”

Seguono i nomi e il timbro del comando presidio militare di Milano – Commissione incetta bovini e foraggi.”

Con questa lettera iniziò la seconda incetta.  Da quello che ho potuto constatare ce ne sono state cinque.

Il sindaco aveva il compito di censire e coordinare tra gli agricoltori di Gerenzano la  raccolta degli animali da consegnare al comando. Un grattacapo che avrà causato rancori, ripicche e invidie fra i contadini e al sindaco che aveva il compito di far digerire una richiesta gravosa per le famiglie. Molto probabilmente qualche capo di bestiame fu nascosto, altri macellati di nascosto pur di non darli alla “patria”, altri ancora consegnati  di malavoglia. 

Infatti con questa lettera iniziò il calvario. 

Quindici giorni dopo, il 9 giugno 1916 arrivò al sig.re sindaco di Gerenzano (non più illustrissimo e patriota) una lettera dal comando del presidio militare:

“Il decreto luotenenziale non parla di apporto spontaneo ma di requisizione

Con 305 comuni questa commissione che tutti i giorni ha carichi da fare, non può conferire con le autorità comunali nella ripartizione del quantitativo di carne assegnato. 

Pregasi quindi la S.V. di volerci rimandare i due elenchi debitamente firmati urgendo formare i numerosi treni bovini che questa commissione ha già ricevuto ordine di spedire.”

Il 20 giugno  arrivò una seconda urgentissima  richiesta avvisando che “ in caso diverso (se non fosse arrivato l’elenco) la commissione si vedrà costretta a prendere delle misure coercitive.”

Il 7 luglio il comando del presidio militare, non ricevendo l’elenco,  si spazientisce e scrive, sempre al sindaco: “ non avendo codesto comune potuto addivenire all’amichevole compilazione degli atti di impegno per la 2° raccolta bovini, si avverte la S.V. che questa commissione verrà in luogo il giorno 11 corrente alle ore nove precise. Si invita fermamente S.V. di voler riunire in comune gli agricoltori del comune per firmare la quota assegnata ad ognuno e firmare i relativi atti di impegno che, pregasi, voler predisporre con criteri di equità e giustizia” Lettera firmata.

Finalmente, dopo questa presa di posizione del comando , l’atto di impegno viene firmato dagli agricoltori di Gerenzano chiamati a contribuire con 143 quintali di carne peso vivo. 

Che fatica! I contadini erano combattuti tra l’amore per i loro figli in guerra che avevano bisogno di carne e i loro figli e figlie a casa altrettanto bisognosi. 

La raccolta andò finalmente a buon fine solo  il 12 settembre del 1916  con l’invito a consegnare alla pesa pubblica di Saronno gli animali del primo e secondo bimestre 1916. “Si fa viva raccomandazione che il bestiame sia in buono stato di nutrizione e munito di solide funi”.

Qualcuno però non era d’accordo e recalcitrava, nonostante il pericolo di essere processato come disfattista. In un’altra lettera del comando indirizzata al sindaco: “in seguito al reclamo presentato dal sig. F. A. (nome e cognome leggibili n. d. r.) per la consegna di un capo bovino da farsi il 10 corr. a Saronno, prego la S.V. di voler comunicare all’interessato che lo scrivente non può accordare alcun esonero non constando che prima di oggi il suddetto sig. F. abbia fatto alcuna consegna”.

Periodicamente il comune aveva il compito di aggiornare il registro dei possessori di bestiame di Gerenzano. Un aggiornamento fu fatto Il 30 dicembre 1917.  Il registro era composto da 13 pagine con i nomi dei possessori di bestiame, il numero di capi, l’indirizzo e il valore in lire. A Gerenzano nell’anno 1917 c’erano almeno 260 contadini (senza contare chi riusciva a non essere incluso nel registro) e questi allevavano almeno 549 bovini per un valore di 5490 lire (ogni bestia valeva 10 lire).

L’ultima incetta registrata nei documenti in comune è del 28 marzo 1918, è la quinta e si vede chiaramente che si sta raschiando il fondo del barile. “ Questa commissione si pregia avvertire la S.V. che, chiusa l’incetta in corso (la quarta n.d.r.), procederà immediatamente al prelevamento del 5° decimo [……..]

Date le difficoltà sempre maggiori che si vanno incontrando nelle operazioni di incetta, la scrivente fa vivo assegnamento sulla valida cooperazione della S.V. in modo speciale per quanto riguarda i residui delle incette precedenti che pure dovranno venire  integralmente consegnati.”

Ad ogni consegna ai contadini veniva rilasciata una ricevuta in cui si riportava il peso degli animali e il valore. Chissà se mai questi soldi vennero realmente dati ai contadini .

Furono anni di guerra, anni di stenti al fronte e a casa. Il paese contava circa 3400 abitanti che vivevano col latte delle vacche,  qualche uovo, tanto mais per la polenta e il pane giallo, patate e la verdura dell’orto. Tutto il resto si vendeva per accumulare  delle “palanche” in caso di bisogno.  Una vita parsimoniosa funestata dalla guerra che portava via le braccia giovani e forti per andare a morire al fronte e lasciava a casa tante bocche da sfamare.

Pier Angelo Gianni      15 ottobre 2014