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"Dulce et decorum est"

Gerenzano, 3 dicembre 2014 - A distanza di 10 anni ho riletto una mail di un ragazzo che mi scrisse proponendomi una poesia di Wilfred Owen, considerato da alcuni come il poeta principale della Prima guerra mondiale, conosciuto soprattutto per la sua war poetry sugli orrori delle trincee.
Ve la ripropongo in Italiano con la mail di Andrea/System e la versione in lingua inglese. 

 

"Dulce et decorum est" 

 

Piegati in due, come vecchi straccioni, sacco in spalla,

le ginocchia ricurve, tossendo come megere, imprecavamo nel fango,

finché volgemmo le spalle all'ossessivo bagliore delle esplosioni

e verso il nostro lontano riposo cominciammo ad arrancare.

Gli uomini marciavano addormentati. Molti, persi gli stivali,

procedevano claudicanti, calzati di sangue. Tutti finirono azzoppati;

tutti orbi; ubriachi di stanchezza; sordi persino al sibilo

di stanche granate che cadevano lontane indietro

 

Il GAS! IL GAS! Svelti ragazzi! - Come in estasi annasparono,

infilandosi appena in tempo i goffi elmetti;

ma ci fu uno che continuava a gridare e a inciampare

dimenandosi come in mezzo alle fiamme o alla calce...

Confusamente, attraverso l'oblò di vetro appannato e la densa luce verdastra

come in un mare verde, lo vidi annegare.

 

In tutti i miei sogni, davanti ai miei occhi smarriti,

si tuffa verso di me, cola giù, soffoca, annega.

 

Se in qualche orribile sogno anche tu potessi metterti al passo 

dietro il furgone in cui lo scaraventammo,

e guardare i bianchi occhi contorcersi sul suo volto,

il suo volto a penzoloni, come un demonio sazio di peccato;

se solo potessi sentire il sangue, ad ogni sobbalzo,

fuoriuscire gorgogliante dai polmoni guasti di bava,

osceni come il cancro, amari come il rigurgito

di disgustose, incurabili piaghe su lingue innocenti -

amico mio, non ripeteresti con tanto compiaciuto fervore

a fanciulli ansiosi di farsi raccontare gesta disperate,

la vecchia Menzogna: dulce et decorum est

pro patria mori.

Wilfred Owen

 

Caro Pier Angelo,   Sono Andrea / System. Ho visto su Gerenzano Forum la lettera di Maria Luisa sull'Avvento: certo che vedere ancora le tradizioni di un tempo sopravvivere all'ondata di consumismo e fashion-style di questi tempi fa un certo effetto... Ho visto che pubblicate anche poesie sull'Avvento. Mi ha fatto tornare in mente la mia scuola elementare... le settimane prima di Natale facevamo la solita lista dei buoni propositi (tipico nelle scuole religiose) e dei desideri da chiedere a Babbo Natale; e spesso accadeva che, magnanimamente, alcuni bambini esprimessero come desiderio la fine di tutte le guerre.

Secondo me è in questo periodo che si dovrebbe maggiormente riflettere su questo argomento: per questo ti invio una poesia che ho trovato recentemente: si tratta di "Dulce et decorum est" di Wilfred Owen, poeta inglese degli inizi del Novecento, morto neanche trentenne sette giorni prima della fine della Grande Guerra. La frase citata ("E' cosa dolce e onorevole morire per la patria") è di Orazio. Forse sto uscendo dal seminato, ma Gerenzano Forum mi sembra popolato da gente che pensa. E questa poesia fa pensare.

Andrea/System              30 Novembre 2004

 

Dulce Et Decorum Est

 

Bent double, like old beggars under sacks,

Knock-kneed, coughing like hags, we cursed through sludge,

Till on the haunting flares we turned our backs

And towards our distant rest began to trudge.

Men marched asleep. Many had lost their boots

But limped on, blood-shod. All went lame; all blind;

Drunk with fatigue; deaf even to the hoots

Of disappointed shells that dropped behind.

 

GAS! Gas! Quick, boys!-- An ecstasy of fumbling,

Fitting the clumsy helmets just in time;

But someone still was yelling out and stumbling

And floundering like a man in fire or lime.--

Dim, through the misty panes and thick green light

As under a green sea, I saw him drowning.

 

In all my dreams, before my helpless sight,

He plunges at me, guttering, choking, drowning.

 

If in some smothering dreams you too could pace

Behind the wagon that we flung him in,

And watch the white eyes writhing in his face,

His hanging face, like a devil's sick of sin;

If you could hear, at every jolt, the blood

Come gargling from the froth-corrupted lungs,

Obscene as cancer, bitter as the cud

Of vile, incurable sores on innocent tongues,--

My friend, you would not tell with such high zest

To children ardent for some desperate glory,

The old Lie: Dulce et decorum est

Pro patria mori.

 

Wilfred Owen