21March2019

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Onorevole Senatore Luigi Canzi, Sindaco di Gerenzano

STORIA: Il Dott. Zappavigna ha scritto per Gerenzanoforum.it la bibliografia dell’ Onorevole Luigi Canzi. Chi era il Canzi? Uno sconosciuto per la maggior parte della gente di Gerenzano finché’ non si legge la cronaca degli inizi del secolo scorso fatta dal Perrone, gentiluomo uboldese e  storico, che menziona il nome di un certo Onorevole Canzi “Politicante e Mestatore” che acquistò per poche lire Gerenzano dal Demanio.

 

Ebbene, questo Canzi, grazie al Dott. Zappavigna emerge in tutta la sua importanza. Non sappiamo se fosse stato un “politicante mestatore” od un eroe. Sappiamo che fu Sindaco di Gerenzano! Vi invito alla lettura della sua bibliografia. 

Il Canzi e' uno dei personaggi principali di un racconto poliziesco dalla trama intricata che ha come soggetto l'eredita' dell'ultimo Marchese di Gerenzano Federico Fagnani. Ne verremo a capo? 

Onorevole Senatore Luigi Canzi, Sindaco di Gerenzano

Nacque il 17 settembre 1839 a Milano da Canzio e Lucia Pecchio Orgero.

Appartenente a famiglia facoltosa, eredita dal padre – nella successione del 1864 – fondi e case  nei comuni di Furato, Casorezzo, Arluno, Ossona, Mesero, S. Stefano Ticino, oltre che la casa di Milano in via Cappuccio al civico 3 e la casa di villeggiatura di Torno;

Acquisì fondi nel comune di Gerenzano.

Egli stesso seguì direttamente l’organizzazione della sua azienda agricola e fu considerato tra i migliori agricoltori della Lombardia essendosi segnalato per l’introduzione di tecniche e metodi di lavorazione d’avanguardia; fu tra i pionieri della coltivazione del tabacco e dello zucchero. Nella conduzione del suo patrimonio agricolo rilevò la mentalità dell’imprenditore capitalistico che confermerà nelle sue successive esperienze economiche e finanziarie.

Cognato del patriota milanese, dei Mille, Carlo Antongini, partecipò nel 1866 alla campagna garibaldina nel Tirolo come ufficiale.

La prima apparizione pubblica del Canzi dovette avvenire tra le schiere dei combattenti garibaldini; le fonti rilevano il suo valore ed il carattere fermo, ma non precisano in quali episodi si distinse.

L’origine garibaldina lo indusse ad interessarsi di politica ed a partecipare ai dibattiti e alle lotte politiche, ad aderire alla Sinistra costituzionale che in Milano aveva uno dei maggiori punti di forza.

Con il programma della Sinistra costituzionale si presentò alle elezioni politiche – per la prima volta –, nel novembre 1876, nel collegio di Cuggiono, presso Magenta (la famiglia Canzi era originaria del borgo di Ossona, nel medesimo circondario, nel cui cimitero giace la tomba di famiglia) e fu eletto al Parlamento nella XIII legislatura.

A 37 anni, mostrò fin da quella prima occasione, di essere uomo attento e prudente, alieno da atteggiamenti demagogici e inclinato alla politica non tanto da farne l’attività fondamentale ed esclusiva della sua vita. Egli fu, infatti, prima di tutto, un grande imprenditore agrario e industriale e un grande finanziere.

La disponibilità di ingenti capitali ricavati dall’attività agraria gli consentì di partecipare, attraverso complesse operazioni bancarie, al finanziamento di grandi industrie.

Quest’ultimo aspetto della sua attività emerge fin dal principio del 1879 quando egli apparve tra i promotori della Società di esplorazione commerciale in Africa insieme con alcuni dei nomi più autorevoli dell’industria e del commercio lombardi, fra i quali il suo amico Manfredo Camperio che, nel luglio 1877, aveva fondato L’Esploratore, Giornale di viaggi e di geografia commerciale, per favorire il formarsi di un’opinione pubblica aperta all’idea di iniziative commerciali verso il continente africano. “La punta più avanzata della borghesia italiana tiene dunque a battesimo il neonato movimento coloniale, e questo è un dato oggi dimenticato, ma da tener ben presente e in evidenza per le successive vicende” (Battaglia, p. 104).

Nel Maggio 1880 il Canzi viene eletto per la seconda volta alla Camera dei deputati nel medesimo collegio di Cuggiono. Un anno dopo la consultazione elettorale si ebbe la crisi politica connessa al trattato del Bardo, con il quale la Francia assumeva il protettorato della Tunisia sorprendendo il governo italiano che aveva sempre assicurato di voler difendere gli interessi economici italiani in quel territorio africano. Seguì la lunga discussione sul nuovo indirizzo che avrebbe dovuto seguire la politica coloniale italiana, in relazione anche all’eventuale incorporazione della baia di Assab, nel Mar Rosso, acquistata un decennio prima dalla Società Ribattino.

Intervenendo alla Camera, il 16 Dic. 1881, il Canzi esprimeva con chiarezza la sua opinione sullo spinoso argomento: “Noi dobbiamo tener lontana le mille miglia dalle nostre istituzioni qualsiasi politica coloniale territoriale; prima di tutto perché le nostre condizioni non sono tali da permettere una politica di questo genere; e poi perché sono convinto che le condizioni generali, politiche, storiche, dirò così, del mondo, siano di tale natura da sconsigliare a qualunque nazione, nell’attuale periodo, l’entrata in una politica di questo genere”. Il Canzi si opponeva, quindi, a una politica coloniale “territoriale”, cioè impostata sul concetto di esercitare la sovranità politica su territori extra-europei, mentre era invece favorevole al colonialismo “commerciale”, cioè alla ricerca di mercati extraeuropei per la collocazione dei manufatti prodotti in Europa. Il problema non era tanto, per lui, di basi militari, ma di basi commerciali: mosso da concrete considerazioni economiche, sbagliava, tuttavia, nel ritenere che il momento storico fosse contrario al colonialismo territoriale.

In realtà, gli anni che seguirono furono quelli in cui il colonialismo ebbe i più appariscenti risvolti imperialistici.

Proseguendo secondo gli intenti che avevano giustificato la fondazione della Società di esplorazione commerciale in Africa, alla fine del 1880, poco prima della crisi di Tunisi, il Canzi insieme con il giornale economico Il Sole, aveva preso l’iniziativa di una Società di commercio con l’Africa, che non aveva più il limitato programma di preparare l’opinione pubblica, ma si riprometteva d’intraprendere attività commerciali  nel continente africano raccogliendo denaro anche da piccoli risparmiatori sollecitati più da un sentimento patriottico che dalla ricerca di grandi guadagni. Ma dopo diciotto mesi, in seguito alla crisi di Tunisi ed alle incertezze della politica coloniale italiana, la Società fu posta in liquidazione; gli azionisti, considerata l’incertezza dell’impresa e la sempre più scarsa speranza di fare buoni affari, preferirono liquidare la società rimettendoci non poco denaro. Nel maggio 1882 l’Italia avrebbe deciso di stabilire una colonia ad Assab; se la Società di commercio con l’Africa non avesse avuto “tanta fretta di liquidare, essa (avrebbe potuto) godere dei vantaggi concessi fissando la sede principale in quel posto. Ma aveva preferito il suicidio” (La finanza, 17 giugno 1882).

Le elezioni politiche dell’ottobre-novembre 1882 presentarono due importanti novità: fu allargato il suffragio con la riduzione del censo indispensabile e dell’età minima (da 25 a 21 anni) per essere elettori; si passò, inoltre, dallo scrutinio uninominale allo scrutinio di lista. Nonostante queste innovazioni il Canzi conservò il suo seggio parlamentare, eletto, però, non più nel collegio uninominale di Cuggiono bensì in quello di Milano II.

Si andò precisando, in questi anni, il suo avvicinamento a Crispi; assieme con M. Camperio e con G. Adiamoli egli costituì la modesta pattuglia milanese dei sostenitori dello statista siciliano. Una delle ragioni per cui, dal 1885, egli votò contro il ministero Depretis fu dovuta alla incertezza che esso mostrava nella politica coloniale, laddove, all’opposto, il Crispi pareva avere idee assai più precise e possedere una personalità ben più precisa per perseguire coerentemente una politica di espansione. Sintomatico del suo legame con il Crispi fu l’atteggiamento che il Canzi assunse nel dicembre 1885, in occasione della discussione e del voto sulla cosiddetta “perequazione” (cioè sulla proposta di legge che intendeva perequare l’imposta fondiaria, le cui percentuali variavano allora da L. 17,12 per L. 100 censite della Sicilia alle 79,29 del Modenese). Nonostante fosse lombardo e grosso proprietario terriero (la percentuale dell’imposta fondiaria era, nel compartimento lombardo-veneto, del 44,27%), egli si associò al Crispi nel votare la proposta di legge governativa.

Nel maggio 1886, fu eletto per la quarta volta al parlamento, ancora nel collegio di Milano II, ma due anni dopo si dimise, ritenendo che alcune sue prese di posizione protezionistiche non avessero ottenuto il consenso dei suoi elettori.

Affrontò quindi, di nuovo, nel maggio 1888, il giudizio dell’elettorato che gli  fu pienamente favorevole. Ma nel maggio del 1890, quando si procedette alle elezioni della XVII legislatura (maggio 1890-guigno 1892), non fu riconfermato: il suo filocrispismo aveva vita difficile nell’ambito milanese.  Nella consultazione elettorale del novembre 1892 si ritorno al collegio uninominale e il Canzi si presentò nel collegio di Busto Arsizio ottenendovi l’elezione, confermata per l’ultima volta nelle consultazioni del maggio-giugno 1895.

Il ritorno di Crispi alla presidenza del Consiglio aveva di nuovo rafforzato la sua posizione e l’aveva a riproporre  il suo programma di iniziative commerciali verso l’Africa. Il 15 agosto 1895 scriveva a Francesco Crispi: “a Milano va formandosi una corrente di opinione favorevole a tentare qualche cosa  nell’Eritrea. Parecchie persone avvedute e potenti mi Hanno parlato o fatto parlare per sentire la mia opinione circa la convenienza di costituire una Società di commercio, di importazione ed esportazione per l’Eritrea” (dalle carte di Giovanni Giolitti, III, p. 48). L’opinione del Canzi era senz’altro favorevole all’iniziativa, anche se egli avrebbe voluto, prima di assumersi gravi responsabilità (soprattutto dopo il fallimento della prima società), avere una conferma del Presidente del Consiglio. Sei mesi e mezzo dopo, la disfatta di Adua e la conseguente caduta di Crispi  toglievano qualsiasi attualità alla richiesta del Canzi.

Prima ancora della definitiva caduta di Crispi un’altra difficoltà si aggiungeva all’attività politica del Canzi: l’ostilità che i cattolici gli riserbavano nel suo collegio elettorale. Il 26 novembre 1895 in un intervento alla Camera sulla politica ecclesiastica del governo crispino, egli aveva chiesto che fossero presi provvedimenti contro il Papato e polemizzato contro le tendenze demagogiche che erano state messe in evidenza dalla stessa Sinistra a Roma e nel Meridione con un atteggiamento troppo benevolo verso il Papa, atteggiamento giustificato richiamandosi alla retorica della “civiltà latina”, ma, in realtà, ispirato dal desiderio di non inimicarsi il ceto dei commercianti romani che facevano soldi a spese dei pellegrini. Dalle elezioni del marzo 1897 egli non sedette più alla Camera.

Qualche anno dopo, il 6 luglio del 1902, il Canzi che era già stato consigliere provinciale di Milano per il collegio di Saronno ( comprendente anche il borgo di Gerenzano dove egli aveva la sua azienda agricola e del quale era sindaco da molti anni), si presentò per le elezioni provinciali nel collegio di Rho e vi dovette  affrontare uno degli esponenti  più in vista del movimento cattolico, l’Avv. Filippo Meda. Il Canzi uscì sconfitto  da quella consultazione elettorale perché gli elettori moderati preferirono appoggiare il candidato cattolico ( si era ritirato dalla  competizione il conservatore Della Porta) contro il costituzionale Canzi.

Il 26 gennaio 1910 fu nominato senatore,  nomina convalidata il 25 febbraio.

Notevole la sua presenza nei consigli di amministrazione di importanti società. Fu consigliere e, durante la guerra mondiale, presidente della Banca Commerciale italiana; membro del consiglio di amministrazione della Edison dal 1896 alla morte; consigliere della Società italiana strade ferrate Mediterranea, delle Ferrovie Nord Milano, delle ferrovie dell’Appennino centrale di Città di Castello, della Società elettrica ed elettrochimica Caffaro di Genova; vicepresidente dalla Società di assicurazione e di riassicurazione “L’Italica” di Milano. Non è difficile notare come la maggior parte degli incarichi gli derivò dalla posizione di prestigio occupata nella Banca commerciale italiana e nella Edison, ai cui interventi finanziari, talvolta congiunti, si dovettero gran parte delle iniziative degli ultimi anni del secolo nel settore ferroviario ed elettrico.

Morì a Milano il 19 Novembre 1922.

La lapide della tomba di famiglia del cimitero di Ossona così recita: Luigi Canzi di Canzio garibaldino deputato senatore vissuto in epoca due volte eroica e la sua consorte Maria della patriottica famiglia Antongini che lungamente con lui divise affetti e ideali qui nella pace del borgo diletto riposano con le spoglie del figlio adorato.

Luigi (1839-1922), Maria (1840-1920), Mario (1863-1869).

Degli scritti del C.,  tutti occasionali, ricordiamo: Ai miei amici elettori del collegio di Cuggiono-Magenta, Milano 1876; La legge elettorale. Discorso. 11 maggio 1881, Milano 1881; Relazione sulla questione ferroviaria, Milano 1903.

Quattro parole sull'agricoltura nel piano lombardo non irriguo,  Milano, G. Brigola, 1871

Paride Zappavigna

Molte delle informazioni raccolte sono tratte da  L. AMBROSOLI, Canzi Luigi, in DBI, vol. XVIII, Roma, 1975, pp. 356-58.

 

 

NOTA DI GERENZANOFORUM: L’ultimo Marchese di Gerenzano, Federico Fagnani, lascio’ nel 1840 una ricchissima eredita’ ai Gesuiti (si parla di 10000 pertiche, palazzi e corti agricole e soldi in contanti). La vicenda ebbe degli strascichi legali descritti da un gentiluomo di nome Giuseppe Maria Perrone (nato a Milano nel 1854 e morto ad Uboldo nel 1922), appassionato di storia e cronaca locale. 

Il Perrone scrisse a proposito di un Canzi di cui non riporta il nome: 

“ L’ultimo dei Fagnani, don Federico lascio’ naturalmente erede la restituita Compagnia di Gesu’ col carico di molti legati da somministrarsi sul patrimonio della sua famiglia e parecchie opere di illuminata beneficenza a pro della comunita’ che riconoscente gli dedico’ una delle principali vie del comune. 

Non sfuggirono all’incantamento del 1867 e per pochi soldi tutto Gerenzano l’ebbe dallo Stato Italiano il Canzi, un rimestatore affarista politicante, che nemmeno tutti li pago’ essendo deputato del collegio. 

Il Canzi per non pagare si finse di ignoto domicilio e l’Amministrazione ammise  che un membro del Parlamento non avesse un domicilio reperibile. 

Il Canzi realizzo’, come molto briganti della sua specie, una fortuna in quella congiuntura. Rivendette San Giacomo e tutti i beni eclesiastici di Gerenzano al Marchese Clerici intascando oltre un milione”

Gerenzanoforum.it ringrazia il Dott. Paride Zappavigna per il prezioso contributo apportato alla riscoperta della storia di Gerenzano, dei suoi personaggi e della sua gente.