20October2017

gerenzanoforum.it

La piazza di Gerenzano dal 2002

You are here: Home Immagini Ambiente & territorio Gerenzano vista dal satellite
foto dal satellite (google) foto dal satellite (google)
13 March 2014 Written by 

Gerenzano vista dal satellite

Su google maps si può vedere il mondo dal satellite, dalle più sperdute praterie della Mongolia alle aree urbane di Londra, New York e Shangai.

 

Colpisce vedere il confronto fra queste immagini recenti e la fotografia aerea scattata sul territorio di Gerenzano dall'IGM nei primi anni cinquanta. Sembrano due continenti diversi, tanto si è costruito in questi anni, dal '60 in poi. Oramai la città di Milano ed i quattro assi urbani che si dipartono da essa verso Monza - Lecco,  Legnano - Busto - Gallarate, Bergamo - Brescia e Saronno - Varese  sono una sola mega-città con la stessa densità abitativa praticamente su tutto il territorio, con punte anche superiori a 1.300.000 abitanti per kmq (Dati ISTAT, censimento 2001). 

La scelta di assecondare, se non favorire questo sviluppo tumultuoso anche a Gerenzano, dove siamo passati in 50 anni da circa 300 abitanti per kmq a più di 1000 abitanti per kmq è stata fatta a cuor leggero, senza valutarne le conseguenze. Viviamo in una delle zone più inquinate d'Europa. C'è il problema della mobilità delle persone e delle merci oramai irrisolvibile, se non con drastiche soluzioni impopolari come proibire l'uso degli automezzi personali (pedaggi, targhe alterne, blocco del traffico, ecc..). Le infrastrutture viarie in progetto come la Pedemontana e la Varesina Bis verranno pronte fra 15 -20 anni, se va bene, e allora non ci sarà più il problema della mobilità, ma della mancanza di carburante.

Abbiamo peccato di mancanza di programmazione frammentando gli interventi senza un disegno generale a cui attenerci, come se ogni paese fosse una repubblica a sé. Infatti vediamo le aree industriali di un paese a ridosso delle zone abitative dei paesi o città limitrofe. Saronno, come Legnano o Busto, si sono allargate erodendo tutto il loro spazio ed hanno invaso di fatto, con la loro espansione, tutto il territorio dei paesi confinanti. Miracolosamente sono rimaste intatte alcune fasce boschive, come quella del Bozzente. Va ricordato che i boschi lungo l'alveo artificiale del Bozzente non sono autoctoni, ma furono creati nel '700 dopo anni di furiose alluvioni causate dal disboscamento selvaggio del tradatese e di Pian Bosco. Allora i Borromeo, i Fagnani ed i Castelbarco crearono un consorzio per prevenire le alluvioni del Bozzente, rifecero l'alveo del Bozzente deviandolo in aree poco pregiate che vennero usate per disperdere l'acqua in eccesso delle piene. Anche oggi un'opera del genere sarebbe modernissima.
Ma noi abbiamo perso la memoria e siamo gente senza senza lungimiranza: costruiamo zone industriali nei boschi a fianco dell'alveo del Bozzente (vedi Cislago, alla Visconta), abbiamo creato la più grande discarica d'Europa sempre a fianco del Bozzente. Ora ci vogliamo costruire praticamente sopra la Varesina Bis.  La natura ha cicli diversi e più lunghi rispetto a quelli umani. Quello che una generazione non ha visto, non è detto che non si avvererà in futuro.

Che fare? Difendiamo con i denti il "salvabile". E' una guerra di trincea ed inesorabilmente con gli anni si perde qualche campagna a cui siamo legati, ma la salvaguarda dell'ambiente che  qualcuno considera una guerra oscurantista e retrograda è invece una scelta molto moderna, anzi modernissima. Sabato al mercato c'erano dei ragazzi delle scuole medie che distribuivano dei volantini di sensibilizzazione sui problemi ambientali. Se a Gerenzano ci fosse un premio da assegnare a qualcuno che ha fatto un'azione meritevole, quest'anno andrebbe di sicuro alla scuola media Enrico Fermi, ai suoi insegnati e studenti. Loro sono sulla strada giusta. Aiutiamoli.

Pierangelo Gianni (Novembre 2007)

Noed Ovest visto dal satellite (google)

Foto aerea IGM (1954)

Densià della popolazione in provincia di Varese



Redazione

GERENZANOFORUM è una piazza virtuale ideata per promuovere il dialogo tra le persone e esporre temi di interesse per i cittadini di Gerenzano.

Website: www.gerenzanoforum.it

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated. HTML code is not allowed.

Perchè noi

  • Novità

  • Ode alla vita

  • Piccola guida

La secchia perduta e ritrovata. La secchia perduta e... 2016-02-20 - Circa un anno fa ho scritto di un ritrovamento a... More detail
La Casa del Popolo di Gerenzano La Casa del Popolo di... 2015-03-23 - Gerenzano, 21 marzo 2015 - Oggi, mia cugina mi... More detail
Il mulino della Girola Il mulino della Giro 2015-01-21 - Gerenzano 20 gennaio 2015 - Dopo aver visto le foto... More detail

Sample photo....Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

Martha Medeiros

Read more

Sample photoErri De Luca: Onore ai poeti che aiutano a vivere -Tratto da “Il Mattino”, 13 settembre 2002

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

Read more