25September2017

gerenzanoforum.it

La piazza di Gerenzano dal 2002

You are here: Home Immagini Corti Largo Fagnani, anni '50

Una vecchia cartolina di Gerenzano degli anni '50 acquistata su e-bay apre involontariamente il capitolo "nostalgia".

Non per ricordare quanto eravamo belli e  bravi e tutto era fatto bene, anzi. Il paese negli anni '50 era (in generale) sporco, leggermente cadente, senza marciapiedi e con un leggero puzzo di stalla che usciva dalle corti. La nostalgia invece mi ricorda "quanto non è stato fatto" per preservare il carattere del centro storico e la sua vivibilità.

La cartolina riprende un'istantanea di una giornata qualunque di primavera, inizio estate. Le case del largo sono ancora quasi intatte. Si vede ancora lo stemma dei marchesi Clerici sul muro del palazzo vecchio dei Fagnani (lo stemma c'è ancora sotto uno spesso strato di vernice),  la Cartoleria della "Bianca" e la ferramenta della "Gibia" erano appena state aperte, si vede ancora a fianco della vetrina della Bianca il portone dell'ambulatorio del dottor Palumbo. Sul muro della "Gibia" c'era il manifesto del film che avrebbero proiettato quel sabato sera, di domenica pomeriggio e sera al cinema parrocchiale in piazza della chiesa. Quella settimana si proiettava "La tigre sacra", filmone in auge a quei tempi.

 La gente era vestita in modo dimesso e pratico. Nella foto si vede una "masera" con il suo "scusà" e la sporta, forse tornava dal panettiere. Ci sono due vecchi "regiù" con il gilé, l'immancabile cappello e le braccia dietro la schiena  che passeggiano per la piazza in attesa del tocco di mezzogiorno per andare a mangiare. Fuori dall'osteria del "Calabria" degli uomini appoggiati al muro o con le mani in tasca controllano il passaggio e sicuramente parlano male del paese (come ora). Un piccone è appoggiato sul muro di cinta del "Calabria", forse l'operaio si era fermata a bere un "bianco" con gli sfaccendati dell'osteria. Tre bambine sono in posa, una sta curando sua sorellina, l'altra forse in attesa del dottore.  Da notare che ci sono solo biciclette (si vede anche una donna in bicicletta),  l'auto era una rarità ed in paese si potevano contare sulla punta delle dita.

Che dire di più, una piazza che potevamo trasformare nel salotto di Gerenzano è diventato il "Museo degli orrori architettonici di Gerenzano"  ed un biglietto da visita negativo (vi risparmio le foto odierne). Salviamo il salvabile, è rimasto veramente poco.
Pierangelo Gianni                Ottobre 2007

 

 Lainate, le case del Palazzo litta. Come potrebbe essere largo Fagnani a Gerenzano



Redazione

GERENZANOFORUM è una piazza virtuale ideata per promuovere il dialogo tra le persone e esporre temi di interesse per i cittadini di Gerenzano.

Website: www.gerenzanoforum.it
More in this category: « Cascina Inglesina

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated. HTML code is not allowed.

Perchè noi

  • Novità

  • Ode alla vita

  • Piccola guida

La secchia perduta e ritrovata. La secchia perduta e... 2016-02-20 - Circa un anno fa ho scritto di un ritrovamento a... More detail
La Casa del Popolo di Gerenzano La Casa del Popolo di... 2015-03-23 - Gerenzano, 21 marzo 2015 - Oggi, mia cugina mi... More detail
Il mulino della Girola Il mulino della Giro 2015-01-21 - Gerenzano 20 gennaio 2015 - Dopo aver visto le foto... More detail

Sample photo....Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

Martha Medeiros

Read more

Sample photoErri De Luca: Onore ai poeti che aiutano a vivere -Tratto da “Il Mattino”, 13 settembre 2002

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

Read more