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28 October 2013 Written by 

Il Laghetto della cascina fornaci

Questa vecchia fotografia in bianco e nero della Rosetta da giovane ha come sfondo un panorama lacustre. Sembra fatta nel Polesine o nelle risaie del novarese, mi ricorda tanto il film “Riso amaro”  di Giuseppe de Santis con la Silvana Mangano.

 

La foto è stata scattata a Gerenzano sulle sponde del mitico e favoleggiato “laghetto”, sicuramente prima della seconda guerra mondiale, quando la Rosetta aveva vent’anni. Si vede lo specchio d’acqua, sulla sinistra l’isolotto che si trovava nel mezzo del lago e la cascina fornaci sullo sfondo. La cascina allora era isolata, c’era solo una strada vicinale che la separava dal lago ed attorno solo campagna. Sulla parete della stalla che si vede sullo sfondo si riconosce un rettangolo più chiaro dove c’era una meridiana.

Il lago non era naturale, ma s’era formato cavando l’argilla per i mattoni, credo già nel ‘700. I nostri vecchi, a causa della penuria d’acqua, trasformarono lo scavo in lago per l’irrigazione delle campagne. Per farlo deviarono e immisero  la “rongia” che partiva dal fontanile del Bettolino nella depressione colmandola d’acqua limpida di sorgente. Quando il lago si riempiva e  l’acqua arrivava al livello dello scolmatore veniva convogliata nell’alveo antico del Bozzente  e nelle campagne circostanti. Il lago d’inverno ghiacciava ed i contadini del marchese ne prelevavano il ghiaccio che veniva caricato sui carretti e trasportato alla “conserva”, il loro frigorifero. Il laghetto è stato per anni il luogo di ritrovo dei ragazzi di Gerenzano, i primi amori, le loro smargiassate e spavalderie nascevano sulle sue sponde fangose. Vi riporto alcune poesie del nostro amico Maurin  che in pochi versi riesce a descrivere l'ambiente.

Forse esisteva nei tempi
in ricordo degli anni '20
 
i contadini alle loro corti
si rilassavano contenti
 
dove fatica e sudore
non si aveva alcun timore
 
la vita correva
si pescava nel laghetto
 
pesci, carpe, rane
il mangiare dei cristiani
 
si lavavano gli attrezzi
carri, botti, carrette
 
felici e beati i ragazzi
sguazzavano nell'acqua
 
i tempi ora sono cambiati
a ricordo la via è rimasta.

 

LAGHETT DA GERENZAN
 
Esisteva in temp lountan a memoria d'om,
visin ghera di cassin piccol
proupretari che lauravan la terra
e sfrutavan oul laghett,
in temp che al piouveva no, bagnà i giardit
e i camp, lavavan i atrez
metevan dent la bonza della pisa
nell'acqua per stagnala, nel laghett
ghera den i pes ros e pes gat,
ai temp i fiò se divertivan a ciapàà
con un baston un gougin la piegavan
e fasevan oul lamin,
tacavan oul spagg, oul vermanisò e tiravan
su i pes gat che noudavan nella palta.
In mez gh'era una mountagneta pien da
rubin, i fiò nel fa ul bagn
andavan li, se pugiavan a ripusà,
a volt vegneva lì oul don Giouvan,
al scoundeva i vistìì e lour
douvevan tournà càà bel'e biot
e ciapàà bot dai propri pàà.
D'invern al sa gelava, andavan
den a scarligàà e pousè di volt
oul giazz al sà scepava e lour
fasevan oul bagn fora urdinanza.
L'era gran un 4 pertich fond pou e
men segond se al piouveva tant,
un meter e mez al riceveva
acqua piouvana e una rongia della
fountana in gir in gir ghera
tout bosc da roubin.
Finii la guera i partigian butavan
den i bomb a man per ciapàà i pes
pousè che alter per disfasen.
A man a man che oul prougres
andava avanti fasevan su
i càà, i maceri i ha boutavan den,
la cava coi sass l’ha riempi, l’ha spianàà,
han fà un giardinett che ades
a van lì i fiò a giugàà.
Un ricord per i posteri, ghè rimast
soultan la via, via del laghett.

LAGHETTO DI GERENZANO
 
Esisteva in tempi lontani a memoria d'uomo,
vicino c'erano dei cascinali piccoli
proprietari che lavoravano la terra.
Sfruttavano questo laghetto bagnando
i giardini e campi in tempo di siccità,
alla sera stanchi del lavoro
pescavano pesci e rane.
Durante la fine della guerra
i partigiani gerenzanesi
buttarono dentro bombe a mano,
più per disfarsene che per prendere pesci.
I ragazzi del paese d'estate
andavano dentro a fare il bagno,
il prete d'allora, don Giovanni,
nascondeva i vestiti e loro andavano a casa nudi
prendendo poi botte dai propri genitori.
Nel periodo invernale il laghetto si gelava,
i ragazzi andavano dentro a scivolare,
a volte si rompeva il ghiaccio
e facevano il bagno nell'acqua gelida.
Nel 1948 una gran voglia di avere
un campo di calcio, dei ragazzi
chiamati i Gaggiani decisero di chiuderlo,
cominciarono ad ammassare dentro pietre
e macerie e tutto quello che trovavano.
La cava Porro ne finì la copertura.
Nel 1960 il comune installò una cabina per il metano.
Attualmente la sua area è diventata un parco
per bambini, piante di pioppo e pini,
per quanto riguarda la sua entità,
rimane solo la via, via del laghetto.

Mauro Moretti

 



Redazione

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