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07 November 2013 Written by 

Gerenzano sotto la pioggia

Gerenzano, 8 Novembre 2003 - Dal tetto del Palazzo Fagnani e sulle impalcature che circondano il moncone dell'acquedotto in demolizione si vedono i tetti vecchi e nuovi delle case di Gerenzano. Dall'alto, cambiando il punto di vista, si notano particolari sempre nuovi ed interessanti.


La chiesa parrocchiale ed il campanile sono sfidati in dimensione ed altezza dalle costruzioni in piazza De Gasperi. Il campanile non ha le campane. Le antenne televisive sono ancora una foresta quando ne basterebbe una sola centralizzata per tetto. i tradizionali e bellissimi coppi lombardi sono stati sostituiti su quasi tutti i tetti dalle piu' comode ma brutte tegole marsigliesi e portoghesi. Il vicolo chiuso e via Montenero, rimasugli di viabilita' medioevale, hanno conservato la loro identita'. Il vicolo chiuso con la strozzatura verso l'esterno e via Montenero chiamata anche "scesch" (termine "siepe" in una lingua antica), con il muro del giardino del Marchese. Le due vie, valorizzate mettendo a giorno il selciato che tuttora si trova sotto l'asfalto e ristrutturando le facciate delle case con i colori e le gelosie tradizionali, sarebbero ancora due belle vie.

Dall'alto si vedono anche nuovi abbaini nel centro storico. Che cosa ci fanno? Gli abbaini non migliorano il centro storico ma continuano in chiave moderna il degrado degli anni sessanta e settanta.  La corte del marchese (lato Barozzi) e' ancora aperta e viva mentre la corte (lato comune e SCELAG) e' stata rovinata quasi irreparabilmente. Ci vuole coraggio e un disegno chiaro per recuperarla. perche' non incominciare abbattendo il gabinetto ed il garage? Perche' non incominciare a valorizzare i capitelli e le colonne soffocati dal cemento? Perche' non rifare la pavimentazione della corte e del portico? 

GPA



Redazione

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Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

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