25March2019

gerenzanoforum.it

La piazza di Gerenzano dal 2002

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Monday, 18 November 2013 17:52

Requiem per la Cappuccina

Gerenzano 21 Febbraio 2004 - Anche la Cappuccina se ne e' andata. Sono bastate quattro spallate di una grossa ruspa per portarsi via un millennio di storia (e' la stessa introduzione e titolo che feci per l'osteria del Baraja, cambiano solo i nomi ed il numero degli anni).

Monday, 18 November 2013 17:37

Requiem per il Baraja

Gerenzano 11 Gennaio 2004 - Anche l'osteria del Baraja se ne e' andata. Sono bastate quattro spallate di una grossa ruspa per portarsi via piu' di duecento anni di storia.

Monday, 18 November 2013 17:27

La Colombera di Gerenzano

La Colombera di Gerenzano è quasi sconosciuta. Si trova nella corte del "Ratel", proprio di fronte al Comune.

Monday, 18 November 2013 09:53

Requiem per la Colombera

Questo sito sta diventando il testimone impotente dell'ignoranza che da anni attanaglia Gerenzano.

Questo è quello che è rimasto del palazzo in Largo Fagnani, angolo via Duca degli Abruzzi a Gerenzano.

La Colonia Guell è uno degli esempi più belli di recupero architettonico di un complesso industriale risalente alla fine del XIX secolo.

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La Casa del Popolo di Gerenzano La Casa del Popolo di... 2015-03-23 - Gerenzano, 21 marzo 2015 - Oggi, mia cugina mi... More detail
Il mulino della Girola Il mulino della Giro 2015-01-21 - Gerenzano 20 gennaio 2015 - Dopo aver visto le foto... More detail

Sample photo....Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.

Martha Medeiros

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Sample photoErri De Luca: Onore ai poeti che aiutano a vivere -Tratto da “Il Mattino”, 13 settembre 2002

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

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