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Robecchetto, Gerenzano ed i Marchesi Fagnani
Gerenzano, 30 Agosto 2003
Gerenzanoforum ha ricevuto in questi giorni delle lettere
da Robecchetto che fanno riemergere un passato oramai dimenticato.
Vi proponiamo le lettere con la speranza che qualcuno
sappia rispondere a queste domande:
1) Esiste ancora la tomba del Marchese Federico Fagnani al
cimitero?
2) Chi fu l'architetto che progetto' la chiesa
parrocchiale?
3) Esistono dei documenti nell'archivio parrocchiale che
riguardano i Marchesi Fagnani?
4) C'e' qualcuno a Gerenzano che ha dei documenti, ha
studiato o sta studiando la storia della famiglia Fagnani a Gerenzano?
Inviateci una
e-mail. Potremmo
iniziare a ricostruire la nostra storia.
Mercoledi'
27 agosto 2003 : da Avv. Luisa Vignati a Gerenzano Forum.it
Ho letto con
molto interesse le notizie riguardanti la famiglia dei marchesi Fagnani
(argomento che da tempo sto approfondendo perchè furono feudatari del mio
paese, Robecchetto) ed in particolare quelle relative alla "cappella di
famiglia".
Nel 1998
sono stata a Gerenzano a vedere lo stato della corte del marchese (a
Robecchetto il palazzo Fagnani-Arese, sede del comune dal 1925 circa, è
stata intagralmente restaurato qualche decennio orsono).
Attraverso
il Vs. sito chiedo se vi è qualcuno a Gerenzano che ha approfondito
l'argomento dei Fagnani Arese, per eventuali scambi di informazioni.
Vi
ringrazio.
Cordialità.
Luisa
Vignati
Venerdi’ 29 Agosto:
da Gerenzanoforum a Avv. Luisa Vignati
Gentile signora,
mi fa piacere che, oltre a Gerenzanoforum, ci sia qualcuno interessato a
quello che e' rimasto di un palazzo settecentesco snaturato da interventi a
dir poco osceni.
Il Marchese Fagnani dopo la prima guerra mondiale, a causa di voci non
troppo rassicuranti sulla proprieta' privata (si parla degli anni che
precedettero il Fascismo) vendette tutto ai contadini di Gerenzano. Anche
mio nonno comperò dei terreni, come moltissimi altri.
Il palazzo e le corti furono venduti a pezzi. Il palazzo padronale ad una
cooperativa di lavoratori, le case ai famigli ed agli aiutanti più fidati. I
terreni a tutti gli altri.
Ora parte del palazzo padronale e' del comune che ha fatto un intervento
"misero" ed ha collocato l'anagrafe ed i vigili. Il rimanente e' rimasto
alla cooperativa che ha ricavato al primo piano una bella sala conferenze.
Purtroppo l'esterno e' in un tal stato di degrado che ci vorrebbe una mente
illuminata e decisa per ricondurla alla sobrietà del passato.
Nel frattempo alcuni costruttori stanno agendo per modificare parte del
palazzo sfruttando i sottotetti per farne degli appartamenti (vedi abbaini).
La cappella del marchese dovrebbe diventare un appartamento. L'unica
clausola che avrebbero messo ai proprietari sarebbe quella di non toccare
l'esterno e di usare il vetrocemento dove c'era la porta. Quello che c'e'
sotto gli intonaci non riguarda nessuno, anzi si fa di tutto per
dimenticarselo.
Per ritornare alla sua domanda:
I marchesi Fagnani non hanno lasciato niente. I pochi servi di cui mi
ricordo l'esistenza sono morti. Negli archivi comunali e nella biblioteca
non c'e' niente che parli dei marchesi. Comunque, se lei ha qualche idea da
verificare e qualche ipotesi da studiare, saremmo ben lieti di aiutarla.
Ci mandi notizie che riguardano Gerenzano ed i Marchesi Fagnani. Con il sito
potremmo forse trovare qualcosa in piu'.
Cordiali saluti.
PierAngelo Gianni
(GerenzanoForum.it)
Sabato 30 Agosto: da Avv. Luisa Vignati a Gerenzanoforum
Ringrazio per la risposta.
Per quanto concerne i Fagnani, dopo la morte del marchese Federico (1775 -
1840), celibe, senza figli, con cui si estinse la dinastia nel ramo
maschile, i beni andarono alla sorella Antonia Fagnani sposata col conte
Marco Arese Lucini.
Peraltro, col suo testamento (di cui si conserva copia autentica a
Robecchetto) riservava il dominio utile e perpetuo dei detti beni in
Gerenzano (fondi per quasi 10.000 pertiche milanesi) ai Gesuiti.
Alla morte di Antonia Fagnani Arese Lucini, divenne suo erede il nipote (in
linea retta) Antonio Arese Lucini - con l'usufrutto a favore del conte
Francesco Benedetto Arese Lucini.
L'erede di Antonio Arese - sposato con Maria Chiara Pallavicini - fu il
figlio Francesco.
Fu costui che alienò il patrimonio in Gerenzano, così come avvenne per
Robecchetto?
Il patrimonio fondiario in Robecchetto ( o, meglio, in quello che gli Arese
Lucini chiamavano "il tenimento di Robecchetto" comprendente beni nel paese
e in quelli vicini) venne alienato da Francesco Arese nel 1911 ed acquistato
"in blocco" - ad eccezione del Palazzo, venduto poi al comune di Robecchetto
nel 1915 per la somma di 25.000 lire - dai sigg. ing. Airoldi, Varzi e
Alberio, che a loro volta frazionarono e vendettero i beni ai singoli.
Allego la foto del palazzo Fagnani Arese.
Il marchese Federico Fagnani, bibliofilo, erudito, di cui si conservano un
ritratto e un busto alla Biblioteca Ambrosiana di Milano (cui lasciò per
testamento oltre 30.000 volumi - anche rari - migliaia di stampe e disegni),
esperto di agricoltura (scrisse, tra l'altro, nel 1820, “Osservazioni di
Economia campestre nello stato di Milano - che io possiedo -in cui viene
menzionato anche Gerenzano) ordinò di essere sepolto nel cimitero di
Gerenzano con l'apposizione di una sola lapide sulla quale andava scritto: "Federici
Fagnani mortales..(illeggibile)". La tomba dovrebbe essere, quindi, del
1840.
Ho altresì conosciuto un discendente di una linea collaterale dei Fagnani,
il dr. Flavio, il quale, gentilmente, ci ha mostrato alcuni cimeli di
famiglia, fra cui lo stemma con "l'aquila arrabbiata, posta in diagonale"
dei Fagnani, il quale mi disse di essere stato anni addietro e Gerenzano e
alla Fagnana a vedere le terre che erano un tempo "di famiglia".
Le chiedo, per cortesia, se mi sa confermare l’esistenza della tomba. Io
sono stata a Gerenzano, qualche anno fa, a cercare la sepoltura, ma non l'ho
notata.
Ho notato, invece, delle analogie fra il campanile della Vs. chiesa e quella
di Robecchetto prima delle modifiche effettuate.
E' possibile sapere se l'arch. Aluisetti, che per volere del marchese
costruì la chiesa di Robecchetto, fece degli interventi anche a Gerenzano?
Per quanto concerne le notizie sui Fagnani (e poi sui successori Arese), ne
possiediamo parecchie.
Si possono anche reperire nel volume:
La piccola Mie-Mie - carteggio inedito tra Milano e Londra alla fine del
secolo XVIII con un album di famiglia a cura di Franco Arese Lucini.
Bonfadini R., Vita di Francesco Arese
L'intera genealogia delle famiglie Fagnani e Arese si ritrova in:
Zanetti Dante, Demografia del Patriziato Milanese nei secoli XVII-XVIII-XIX.
E poi ancora:
G. Pacchiano, Lacrime d'amore: lettere ad Antonietta Fagnani Arese, Serra e
Riva, 1981.
Mi pare comunque strano che non vi siano documenti o altro riferibili ai
Fagnani Arese.
Quantomeno nell'archivio storico parrocchiale qualcosa dovrebbe esseci,
anche perchè nel testamento del marchese Federico vi erano molte
disposizioni a favore degli abititanti e della chiesa del paese. (ad
esempio: art. 42 - Lascio agli abitanti di Gerenzano l'uso del laghetto per
abbeverare le bestie e lavare, ed altri usi domestici, riservato in ogni
altra cosa al mio erede il diritto di proprietà che gli appartiene, e
specialmente quello di servirsene per l'irrigazione).
Altre clausole erano previste e favore delle puerpere di Gerenzano, alle
vecchie contadine ecc. Alla chiesa del paese vennero lasciate 1.000 lire, al
fattore di villa di Gerenzano, Giuseppe Colombo, 600 lire l'atto per tutta
la vita ecc.
Resto a Sua disposizione.
I migliori saluti.
Luisa Vignati
Sabato 30 Agosto: da Gerenzanoforum a Avv. Luisa Vignati
Il suo intervento mi ha fatto venire in mente alcune informazioni sui
Fagnani che si trovano sul manoscritto del defunto parroco Banfi scritto
negli anni '50. Una copia del manoscritto si trova in biblioteca. Le allego
la parte che le interessa:
IL BORGO DI GERENZANO E I SUOI FEUDATARI
I MARCHESI FAGNANI –
"Di Gerenzano come feudo non si hanno notizie molto antiche; nel medio evo
con ogni probabilità ne ebbe il dominio feudale l’abate di S. Pietro in Ciel
d’Oro di Pavia (la Signoria dell’abbazia su molte borgate di Lombardia
sembra risalga ai Re Longobardi che ebbero molto cara l’abbazia medesima, la
colmarono di privilegi, la dotarono di estesissime proprietà fondiarie e di
numerosi feudi, la vollero ricca di opere d’arte e soprattutto le
conferirono un premio grandissimo coll’offrirle la salma miracolosa e
benedetta del grande dottore della chiesa, Sant’Agostino. Dante medesimo
nella Divina Commedia ricorda ” la Basilica famosa e il sacro deposito”.
In seguito l’abbazia non esercitò più i diritti feudali sul paese, anzi non
vi ebbe più alcun possesso, sinchè per trovare notizie della vita feudale di
Gerenzano è uopo giungere al secolo XVII. Nel 1651, 16 maggio, fu investito
del feudo di Gerenzano (cui fu unito il borgo di Robecchetto) il nobile
Giambattista Fagnani di Giacomo (E’ da notare che il feudo era già stato
“deliberato” al padre, ma per cause varie la consegna fu prorogata).
Solo dopo 9 anni il 18 settembre 1660, il Fagnani ebbe il possesso effettivo
del feudo ed incominciò ad esercitare la sua Signoria e giurisdizione sul
territorio a lui soggetto. La famiglia Fagnani fu illustra nel campo della
storia delle arti e delle lettere, e non meno benemerita nelle opere di
pietà e carità, e incontrò lodi e plausi unanimi, sicché il riconoscimento
dei molti meriti civili e politici che questa nobile progenie acquistò, il
re Carlo II eresse in marchesato il borgo di Gerenzano e concedette il
titolo di Marchese al nobile Federico Fagnani, signore di Gerenzano, per sé
e discendenti maschi primogeniti.
Non da credere peraltro che l’investitura feudale fosse gratuita: “La regia
camera” percepiva tante tasse su ciascuna concessione e rinnovo di feudi,
anzi si può dire che fosse questo uno dei cespiti più redditizi per
l’erario, tanto che, in certi periodi di guerra, in cui il re di Spagna
(allora sovrano anche della Lombardia) aveva maggior bisogno di denaro, i
feudi si misero addirittura all’asta.
Gerenzano e Robecchetto costarono ai Fagnani in ragione di lire 4000 (cifra
cospicua, in quei tempi) per 100 fuochi o famiglie.
Si chiamava fuoco ogni nucleo familiare, e la tassa di famiglia era appunto
detta focatico; il feudatario pagava la tassa alla Regia Camera, entrava in
possesso del feudo, e ne ricavava poi tasse, tributi e oneri e redditi che
variavano secondo i luoghi.
Gianbattista Fagnani quando nel 1660 acquistò giurisdizione, la popolazione
di Gerenzano sarebbe stata allora di 655 abitanti circa; Robecchetto ne
avrebbe avuti 190 considerando una media di 5 persone per fuoco.
Nel 1667 il Fagnani prestò il solenne giuramento di fedeltà al sovrano,
giuramento che si richiedeva a tutti i signori feudali.
Vari altri documenti e fascicoli manoscritti dell’epoca intorno a Gerenzano
feudale, si conservano all’Archivio di Stato, ma riteniamo più interessante
per i nostri lettori tralasciare queste notizie, per accennare con qualche
ampiezza a una delle figure più note della famiglia Fagnani, al famoso
Raffaele, nato a Gerenzano, illustre storico, indagatore acuto indagatore
acuto e profondo dell’araldica milanese, autore dell’opera indubbiamente più
vasta e cospicua intorno alle famiglie nobili del Ducato di Milano. Da un
articolo apparso nel 1906 sull’Archivio Storico Lombardo, l’apprezzata
rivista storica della nostra regione, togliamo alcune notizie che seguono:
Egli nacque nel nostro borgo nel 1552 da Giacomo Fagnani ed Ippolita
Pirovano; studiò all’università di Bologna e di Pavia, nella quale ultima fu
proclamato dottore in ambo le leggi. La nobiltà della famiglia, per altro
era di quelle che, secondo il Sitoni, nei secoli XV e XVI attesero al
commercio, gli rese facile l’ammissione nel collegio dei Giureconsulti di
Milano, che ottenne nel 1575; 2 anni dopo lo vediamo protonotario apostolico
e poi consultore dell’Inquisizione, ma fu nel collegio che egli trovò e dai
posteri le migliori soddisfazioni d’onor. Il Fagnani morì nel 1623 il 22
settembre, a Milano in Porta Vercellina, nella parrocchia di S. Maria della
Porta. L’opera di Raffaele Fagnani si intitola “Familiarum Commenta” ed è
conservato in due manoscritti. Uno in 14 volumi, è l’originale, e lo
possiede l’Ambrosiana, l’altro in 9 volumi, è una copia autentica e si trova
nell’Archivio di Stato. Si tratta di una vastissima ed importante opera, che
raccoglie una quantità di documenti, notizie e dati itorno a circa 1300
insigni casate patrizie lombarde, notizie preziose per noi perché tratte da
fonti e da archivi pubblici e privati che oggi non esistono più. A ragione
dunque scriveva l’autore dell’articolo citato: “fra le opere storiche sulle
più antiche famiglie nobili di Milano, un posto certo non piccolo occupano i
commentari (Familiarum Commenta), che l’erudito giureconsulto e genealogista
Raffaele Fagnani compitò tre secoli or sono. I ricercatoti rare volte fanno
ad essi inutile ricorso tanta ricca è la sede delle famiglie che vi sono
trattate; ed unanime è l’encomio che studiosi illustre di tale opera in
questo “Archivio”. P. Ghinzoni lo chiamò “opera preziosa”, Pio Rajna “opera
monumentale” il conte Ippolito Malaguzzi “pregevolissimo codice, celebre
compilazione”. Basterebbe un personaggio così importante e famoso per dare
lustro e decoro alla nostra borgata, già insigne per memorie storiche e per
le opere di pietà, carità, religiosità dei suoi abitanti antichi. Ma vedremo
ancora altri uomini, meritamente noti, onorarono il paese natio. La pia e
generosa famiglia Fagnani fra le molte beneficenze onde è benemerita, non
trascurò il massimo nosocomio lombardo, la grande ed accogliente casa del
dolore, che per la maestà delle sue linee architettoniche e per la sua
vastità fu denominata dal popolo milanese “Ospedale Maggiore”.
Infatti Giovanni Fagnani, figlio di Simone, “predilesse i poveri di Cristo
della Città di Milano2 cui lasciò tutti i suoi beni, legando all’Ospedale
Maggiore 10 fiorini d’oro (2 giugno 1460); Marco legò ad esso nel 1484 la
somma di lire imperiali 180 – somma non trascurabile - ; Benedetto offrì l.
50; Lanzareto nel 1565 l. 58; Carlo, sacerdote l. 59, nel 1567 il Marchese
Ambrogio, figlio di Giacomo e Marianna Stampa, che fu arciprete del Duomo di
Milano, morì il 29 ottobre 1775 facendo un legato all’ Ospedale Maggiore; lo
stesso fece donna Marianna Fagnani morendo all’ospedale stesso nel 1771.
Della vita della comunità di Gerenzano sappiamo ben poco. Soggetta alla
signoria dei Fagnani, la comunità del luogo non ebbe certo autonomia
d’azione, e come organismo costituito non ebbe che scarsa importanza. Il
territorio circostante al paese è campagna florida e ben coltivata che fu
sempre la miglior risorsa per gli abitanti – era posseduto in gran parte da
famiglie nobili e da enti religiosi.
Vi aveva alcuni beni il monastero di S. Caterina in Brera; tali beni erano
immuni da tasse e considerati come fondi ecclesiastici fin dal 1558. In Quel
periodo pure vi possedeva terreni e case l’Amministrazione dell’Ospedale
Maggiore. Nel 1726 la superiora del convento di S. Caterina di Brera ebbe a
rivendicare l’immunità dei suoi possessi – circa 80 pertiche aratorie.
Un atto alla fine del secolo XVI c’informa che “nel comune di Gerenzano,
Pieve di Appiano, Ducato di Milano tra i beni descritti per ecclesiastici in
occasione della misura generale seguito l’anno 1558 per il generale
censimento, trovansi quelli sotto il nome seguente: S. Maria nova de Turà,
di pertiche 40…. “ li beni sotto suddetto titolo furono poi dal glorioso San
Carlo Borromeo uniti ed aggregati alla Veneranda Sacrestia dei Sig.ri
Ordinary del Duomo di Milano, ad effetto di convertire la vendita de
medesimi beni in provvedere la sacra suppellettile la stessa chiesa
metropolitana, come appare da istrumento del r.d. – giugno 1582 – esibito in
altro memoriale a giustificazione dei beni ecclesiastici, che la Rev.ma
Sacrestia possiede nel comune di Turate, pieve di Appiano, confinante col
suddetto comune di Gerenzano. Dalla mappa de Corri, nel suddetto comune di
Gerenzano, risulta che la Sacrestia sotto il nome “Capitolo del Duomo di
Milano” possiede l’infrascritto pezzo di terra al numero seguente, cioè: “N.
160 – Capitolo del Duomo di Milano aratorio – 428 vendendosi tra la fede di
quanto risulta catasto vecchio, e la mappa presentanea un divario di
pertiche 2.28”.
Era poi proprietaria di altre terre, non lungi dall’abitato di Gerenzano, la
chiesa di S. Maria Pedone di Milano nella prima metà del settecento a quanto
risulta da documenti dell’epoca, in Archivio di Stato. Da vari atti
dell’Archivio Storico Civico apprendiamo poi che a Gerenzano, nel 1766,
avevano possedimenti di terreni, danneggiati dall’inondazione, il marchese
Giacomo Fagnani, il sindaco Francesco Vedani, la prevostura de Conventuali
di S. Francesco in Saronno, Marchese Antonio Villani, l’ospedale di Cerro,
il Beneficio del Rosario nella prepositura, il Beneficio S. Caterina nella
prepositura, il Beneficio S. Maria nella prepositura, S. Stefano Puro, S.
Cristoforo di Saronno ecc…
Certo era quella l’epoca del latifondo, dell’estesa proprietà (si consideri
che quasi tre quarti del territorio lombardo erano posseduti dalla chiesa e
dalla nobiltà, e un solo quarto dai diretti coltivatori); tuttavia le mappe
ed i registri catastali c’informano che a Gerenzano nei secoli XVII e XVIII
si incominciava a sentire lo spirito dei tempi nuovi e la terra era già in
parte in mano ai piccoli proprietarii. Invero la piccola proprietà fece
fiorire il paese, per essa la produzione si riebbe, gli scambi si animarono,
e una certa prosperità si diffuse tra la popolazione."
Per quanto riguarda la sepoltura del Marchese Federico Fagnani vedro'
personalmente di verificare in ogni angolo del cimitero se e' rimasto
qualcosa. Le posso anticipare comunque che le probabilita' di trovare un
segno sul marchese sono pressoche' nulle. Ho molto a cuore la sorte delle
tombe storiche di Gerenzano (che inesorabilmente vengono distrutte) e non mi
ricordo della tomba del Marchese. E' possibile che sia alla Fagnana?
Per il campanile vedro' di trovare riscontri
La ringrazio ancora.
PierAngelo Gianni
(GerenzanoForum.it) |