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Chi respira meglio, un
ciclista o un automobilista?
E’ opinione diffusa, soprattutto tra i non-ciclisti, che andare a lavorare o
a scuola in bicicletta nel traffico urbano sia estremamente dannoso e che
meglio sarebbe prendere l’auto per compiere lo stesso tragitto.
Vi propongo quattro studi internazionali (a Parigi, Amsterdam, Manchester e
Londra) che dimostrano esattamente il contrario e cioè che l’abitacolo
dell’auto è il posto più inquinato che ci possa essere e che in sella alla
bicicletta si respirano meno inquinanti di quanto si possa pensare.
Fil
Angaroni
Parigi(1)
Una ricerca del 2000 ha preso in considerazione l’esposizione agli
inquinanti in Parigi di 203 autisti di taxi durante la loro attività
professionale, considerando in particolare l’esposizione di questi a
monossido di carbonio (CO), polveri fini rientranti nella definizione di
Black Smoke Index (BS), e ossidi di azoto (NO e NO2). La tabella che segue
riassume i differenti valori medi di inquinanti rilevati dalle stazioni
fisse di controllo dell’aria a Parigi e quelli medi registrati, durante lo
stesso periodo, all’interno del taxi:
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Stazioni Fisse
(AIRPARIF) |
Interno dei Taxi |
|
CO (ppm) |
1.0 |
3.8 |
|
BS (mg/m3) |
44 |
168 |
|
NO (mg/m3) |
55 |
625 |
|
NO2 (mg/m3) |
72 |
139 |
Come si può notare i valori riscontrato
all’interno dell’abitacolo degli autoveicoli sono di molto superiori a
quelli rilevati dalle stazioni fisse di controllo.
Amsterdam(2)
Uno studio realizzato ad Amsterdam rileva che
le medie massime delle concentrazioni di inquinanti respirati in un'ora da
ciclisti ed automobilisti in uno stesso tragitto sono:
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|
Ciclisti (µg/m3) |
Automobilisti (µg/m3) |
|
CO |
2.670 |
6.730 |
|
NOX |
156 |
277 |
|
Benzene |
23 |
138 |
|
Toluene |
72 |
373 |
|
Xilene |
46 |
193 |
Da notare che la frequenza respiratoria di un
ciclista è di circa 2,3 volte maggiore di un automobilista e che eventuali
utenti trasportati in bicicletta (come per esempio bambini su appositi
supporti) non hanno alcuna iperventilazione e che quindi respirano
esattamente con la stessa frequenza rispetto ai loro colleghi trasportati in
auto!
Manchester(3)
Uno studio sulla città di Manchester prende in
considerazione l’esposizione alle polveri di utenti che circolano in
bicicletta ed in autobus lungo un percorso predefinito (della durata di 3
ore), rilevando le seguenti esposizioni:
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Tipo di trasporto |
Esposizione
(mg/m3) |
|
Bus n° 85 |
338 |
|
Bus n° 192 |
252 |
|
Ciclista (lungo lo stesso percorso del Bus n°85) |
54 |
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Background |
28 |
Londra(4)
A Londra nel 2001 si sono analizzate le
concentrazioni di PM 2.5 su percorsi prefissati (tra Hyde Park ed il centro
e tra South Kensington e le rive del Tamigi) registrando questi valori:
23.5 µg/m3 (± 1.8) per i ciclisti
38.9 µg/m3 (± 2.1) per gli occupanti di bus
33.7 µg/m3 (± 2.4) per gli automobilisti
157.3 µg/m3 (± 3.3) in metropolitana
Perché ?
Le concentrazioni di inquinanti respirati dai
ciclisti sono dunque di gran lunga inferiori a quelle respirate in auto, nei
bus o in metropolitana. Queste sono alcune spiegazioni, certamente senza
pretesa di completezza, di questo fatto che ormai risulta ampiamente
dimostrato:
1) Il ciclista respira più in alto di
quanto possa fare un utente motorizzato (le prese d’aria di quasi tutti i
veicoli motorizzati sono a livello suolo) e questo fa sì che gli inquinanti
siano in concentrazioni minori (si tratta in gran parte di inquinanti più
pesanti dell’aria, che tendono a ricadere verso il suolo).
2) Il ciclista, dato un punto di partenza
e di arrivo, può scegliere il percorso che spesso è il più breve in termini
di distanza tra i due punti ed il più rapido in termini di tempo richiesto
per percorrerlo (sia che sia su pista dedicata che su percorso promiscuo).
Lo stesso percorso è spesso impedito al transito motorizzato o sconsigliato
in quanto tortuoso, trafficato e/o lento. Questo fa sì che l’esposizione del
ciclista nel traffico sia ridotta al minimo (molti ciclisti affermano che
utilizzano la bicicletta proprio perché non hanno tempo da perdere…).
3) Il ciclista viaggia sul lato della
strada dove la concentrazione di inquinanti tende ad essere inferiore
rispetto al centro della carreggiata; i veicoli motorizzati viaggiano molto
spesso più al centro e, specie nel traffico, sono molto vicini l’uno
all’altro cosicché lo scarico del veicolo più avanzato entra quasi
direttamente nella presa d’aspirazione del veicolo che segue (quindi a
concentrazioni molto più alte e senza diluizioni).
4) Il ciclista può evitare il traffico
congestionato (ad esempio scegliendo un percorso alternativo) ma può anche
spesso evitare di rimanere fermo a lungo dietro i veicoli che lo precedono
passando a lato di questi; per questo motivo l’esposizione agli inquinanti
dei ciclisti è più vicina alla concentrazione media dell’ambiente esterno,
senza concentrazioni quindi all’interno di abitacoli.
5) Il ciclista si mantiene quasi sempre
in movimento respirando quindi in zone di massima turbolenza dell’aria,
fatto che evita stratificazioni o concentrazioni di inquinanti come invece
possono avvenire in chi respira in auto per tempi a volte lunghi (come ad
esempio quando ci si trova in coda, quindi fermi a lungo nella stessa
posizione).
“Le persone devono essere messe in
guardia riguardo l’esposizione agli inquinanti derivante dalla scelta
personale del mezzo di trasporto utilizzato”.
Da
www.montesolebikegroup.it
Note
(1)
Zagury et al, Exposure of Paris
taxi drivers to automobile air pollutants within their vehicles –Occup
Environ Med 2000
(2)
Van Wijnen et al, The exposure
of cyclists, car drivers and pedestrians to traffic related air-pollutants –Int
Arch Occup Env Heath 1995
(3)
Gee et al, Commuter exposure to
respirable particles in buses and by bicycle -The Science of the total
Environment 1999
(4)
Adams et al, Fine particle (PM
2.5) personal exposure levels in transport microenvironments, London UK –
Sci Tot Env 279 (2001)
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