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Piu’ poeti e profeti, meno scienziati e tecnocrati
(il
confronto fra la cultura della crescita e quella dei limiti)
Mentre in Val di Susa sta succedendo il finimondo, mi e’ capitato tra le
mani un articolo di Richard Lamm, direttore dell’Institute for Public
Policy Studies dell’Universita’ di Denver, che confronta la cultura
della crescita e quella del limite. Il Professor Lamm sostiene che tra
queste due culture non c’e’ comprensione (proprio come in Val di Susa o
ad Origgio). La cultura della crescita nega limiti allo sviluppo, la
cultura dei limiti invece cerca di adattare la crescita a questi limiti.
La
nostra esperienza umana convive da sempre con la crescita, sia della
popolazione che dell’economia. In effetti la crescita ha risolto
brillantemente molti problemi dell’umanita’ fino ad assumere lo status
di religione. Ha portato salute, benessere, ci ha allungato la vita,
possiamo divertirci e siamo piu’ liberi.
L’altra cultura invece pensa che, anche se siamo dei geni, non possiamo
scappare dai limiti ecologici. Possiamo dilazionare i problemi, ma la
nostra domanda infinita si scontra con una terra finita.
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Una lotta estenuante fra
le due culture si combatte continuamente senza esclusione di colpi (come
per il TAV, il ponte sullo stretto di Messina, lo svincolo autostradale
di Origgio o la tangenzialina di Gerenzano, gli sviluppi della Deangeli
e della Nivea, tanto per fare degli esempi), nel frattempo il mondo si
evolve, gli standard di vita migliorano, la popolazione, il traffico, le
abitazioni, le strade aumentano, e l’illusione della crescita sembra
vincere su tutto. Ma non possiamo dimenticarci che i problemi ci sono
sempre, anche se vengono ignorati.
Richard Lamm pensa che
bisognerebbe pianificare il futuro sapendo che uno sviluppo infinito non
puo’ esistere in un mondo finito e nessun sistema umano e’ valido se
distugge l’ecosistema di cui e’ parte. In poche parole, lo sviluppo
deve essere sostenibile. Invece il nostro futuro e’ largamente
estrapolato dal passato ed uno sviluppo sostenibile richiederebbe un
nuovo modello mentale, un profondo cambiamento culturale ed economico
che attualmente non si intravede. Secondo Lamm non abbiamo bisogno di
scienziati e tecnocrati ma poeti e profeti per modificare noi stessi ed
il nostro stile di vita e non il territorio che ci circonda.
Conclude amaramente il suo
articolo con una novella di Zola: Un treno di soldati si avvia
trionfante e schiamazzando verso il fronte mentre il macchinista ed il
fuochista si azzuffano sul pianale del locomotore. Uno vuole mettere
piu’ carbone, l’altro vuole impedirglelo. Nella lotta i due cadono dal
locomotore mentre il treno, sempre piu’ velocemente e senza guida,
scende traballando dalla collina e...la novella finisce li’.
E’ la storia del TAV? E’
la stroria dello sviluppo edilizio disordinato in Pianura Padana e
nell’area del Sempione? E’ la storia di Gerenzano?
P.A. Gianni (10 Dicembre
2005)
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