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GerenzanoForum
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Il Laghetto della cascina fornaci

Questa vecchia fotografia in bianco e nero della Rosetta da giovane ha come sfondo un panorama lacustre. Sembra fatta nel Polesine o nelle risaie del novarese, mi ricorda tanto il film “Riso amaro”  di Giuseppe de Santis con la Silvana Mangano.

La foto è stata scattata a Gerenzano sulle sponde del mitico e favoleggiato “laghetto”, sicuramente prima della seconda guerra mondiale, quando la Rosetta aveva vent’anni. Si vede lo specchio d’acqua, sulla sinistra l’isolotto che si trovava nel mezzo del lago e la cascina fornaci sullo sfondo. La cascina allora era isolata, c’era solo una strada vicinale che la separava dal lago ed attorno solo campagna. Sulla parete della stalla che si vede sullo sfondo si riconosce un rettangolo più chiaro dove c’era una meridiana.

Il lago non era naturale, ma s’era formato cavando l’argilla per i mattoni, credo già nel ‘700. I nostri vecchi, a causa della penuria d’acqua, trasformarono lo scavo in lago per l’irrigazione delle campagne. Per farlo deviarono e immisero  la “rongia” che partiva dal fontanile del Bettolino nella depressione colmandola d’acqua limpida di sorgente. Quando il lago si riempiva e  l’acqua arrivava al livello dello scolmatore veniva convogliata nell’alveo antico del Bozzente  e nelle campagne circostanti. Il lago d’inverno ghiacciava ed i contadini del marchese ne prelevavano il ghiaccio che veniva caricato sui carretti e trasportato alla “conserva”, il loro frigorifero. Il laghetto è stato per anni il luogo di ritrovo dei ragazzi di Gerenzano, i primi amori, le loro smargiassate e spavalderie nascevano sulle sue sponde fangose. Vi riporto alcune poesie del nostro amico Maurin  che in pochi versi riesce a descrivere l'ambiente

 

Forse esisteva nei tempi

in ricordo degli anni '20

 

i contadini alle loro corti

si rilassavano contenti

 

dove fatica e sudore

non si aveva alcun timore

 

la vita correva

si pescava nel laghetto

 

pesci, carpe, rane

il mangiare dei cristiani

 

si lavavano gli attrezzi

carri, botti, carrette

 

felici e beati i ragazzi

sguazzavano nell'acqua

 

i tempi ora sono cambiati

a ricordo la via è rimasta.

 

 

LAGHETTO DI GERENZANO

 

Esisteva in tempi lontani a memoria d'uomo,

vicino c'erano dei cascinali piccoli

proprietari che lavoravano la terra.

Sfruttavano questo laghetto bagnando

i giardini e campi in tempo di siccità,

alla sera stanchi del lavoro

pescavano pesci e rane.

Durante la fine della guerra

i partigiani gerenzanesi

buttarono dentro bombe a mano,

più per disfarsene che per prendere pesci.

I ragazzi del paese d'estate

andavano dentro a fare il bagno,

il prete d'allora, don Giovanni,

nascondeva i vestiti e loro andavano a casa nudi

prendendo poi botte dai propri genitori.

Nel periodo invernale il laghetto si gelava,

i ragazzi andavano dentro a scivolare,

a volte si rompeva il ghiaccio

e facevano il bagno nell'acqua gelida.

Nel 1948 una gran voglia di avere

un campo di calcio, dei ragazzi

chiamati i Gaggiani decisero di chiuderlo,

cominciarono ad ammassare dentro pietre

e macerie e tutto quello che trovavano.

La cava Porro ne finì la copertura.

Nel 1960 il comune installò una cabina per il metano.

Attualmente la sua area è diventata un parco

per bambini, piante di pioppo e pini,

per quanto riguarda la sua entità,

rimane solo la via, via del laghetto.

 

  

 

Mauro Moretti

 

 

LAGHETT DA GERENZAN

 

Esisteva in temp lountan a memoria d'om,

visin ghera di cassin piccol

proupretari che lauravan la terra

e sfrutavan oul laghett,

in temp che al piouveva no, bagnà i giardit

e i camp, lavavan i atrez

metevan dent la bonza della pisa

nell'acqua per stagnala, nel laghett

ghera den i pes ros e pes gat,

ai temp i fiò se divertivan a ciapàà

con un baston un gougin la piegavan

e fasevan oul lamin,

tacavan oul spagg, oul vermanisò e tiravan

su i pes gat che noudavan nella palta.

In mez gh'era una mountagneta pien da

rubin, i fiò nel fa ul bagn

andavan li, se pugiavan a ripusà,

a volt vegneva lì oul don Giouvan,

al scoundeva i vistìì e lour

douvevan tournà càà bel'e biot

e ciapàà bot dai propri pàà.

D'invern al sa gelava, andavan

den a scarligàà e pousè di volt

oul giazz al sà scepava e lour

fasevan oul bagn fora urdinanza.

L'era gran un 4 pertich fond pou e

men segond se al piouveva tant,

un meter e mez al riceveva

acqua piouvana e una rongia della

fountana in gir in gir ghera

tout bosc da roubin.

Finii la guera i partigian butavan

den i bomb a man per ciapàà i pes

pousè che alter per disfasen.

A man a man che oul prougres

andava avanti fasevan su

i càà, i maceri i ha boutavan den,

la cava coi sass l’ha riempi, l’ha spianàà,

han fà un giardinett che ades

a van lì i fiò a giugàà.

Un ricord per i posteri, ghè rimast

soultan la via, via del laghett.

 


  foto 1                      foto 2              foto3

 foto 1)Il muro di cinta della cascina nel 2004 (si vede ancora la tabella della meridiana)

foto 2) Un particolare del muro di cinta della cascina

foto 3) Il punto da dove hanno fotografato la Rosetta

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