indice | chi siamo | scriveteci | sondaggi | immagini | storie |associazioni | links | rassegna stampa |cronaca| politica
la posta
poesia 


 

GerenzanoForum
Via Fagnani 38
21040

Gerenzano (VA)


E-mail:
postmaster @gerenzanoforum.it

 



Welcome to paradise

Sono arrivato alla lounge della Lufthansa dell’aereoporto Murtala Muhammed di Lagos, Nigeria. Sono le 20,30 ed il mio aereo per Frankfurth dovrebbe partire alle 23,50 in punto. La lounge della business class è stracolma di  gente. In generale direi che sono quasi tutti rudi tecnici maschi di tutte le età che, dopo un lungo turno di lavoro,  tornano a casa. C’è qualche donna bianca, a dir la verità mi sembrano delle sopravvissute o delle martiri scampate al patibolo, tanto sono pallide, portano capelli lunghi senza forma e non hanno niente del sex appeal tipico delle donne che viaggiano per affari. C’è anche qualche businessman nigeriano grasso con le mogli dai vestiti variopinti e dai sederi prominenti. Ho finalmente trovato una poltrona, vado a prendermi un Campari, della soda e noccioline. Mi rilasso leggendo il “Daily Trust”, giornale nigeriano che parla di politica e di economia. Mi colpiscono le pubblicità, in particolare una che dice: “congratulations on your turbaning as Hakimin tofa” accompagnato da una fotografia di un uomo sorridente che indossa il turbante. La pubblicità, con lo stesso significato è ripetuta più volte per personaggi diversi. Secondo me il significato è il seguente: qualcuno che è diventato capo viene ossequiato dai suoi dipendenti.

 

           

               
Alcune istantanee per le strade di Lagos

 


Ho passato quattro giorni a Lagos, troppo pochi per entrare nella logica della città, troppo per non capirne le contraddizioni immense che convivono in un unico posto. Ho vissuto quattro giorni blindato all’interno di un’auto, di un pulmino, di un hotel, di un ufficio. Solo due ore passate ad un mercatino di prodotti per turisti in un posto imprecisato di Lagos. Questo mercatino si chiama “Maroco Market” ed è gestito da musulmani. Al mercatino non c’è delinquenza e si può stare sicuri che nessuno ti fa uno sgarbo.  L’arrivo all’aeroporto di Lagos è strepitoso. Il primo impatto si ha nella lunga proboscide che unisce l’aereo all’aeroporto. Per chi è già stato in Africa equatoriale l’odore di muffa ed il caldo umido sono inconfondibili. Credo che anche un cieco riconoscerebbe di essere arrivato a Lagos, Luanda o Brazaville. Mi metto in coda per il controllo del passaporto e sento un poliziotto gridare il mio nome. Sono io, eccomi. Mi prende il passaporto e mi dice di seguirlo, supero tutti, mi porta davanti al controllore che gentilissimo mi mette un timbro sul visto d’ingresso, poi mi consegna ad un altro signore con una vistosa pettorina gialla con scritto il nome della mia compagnia. Osservo: un’organizzazione impeccabile. In meno di dieci minuti sono stato messo al sicuro su un pulmino circondato da militari con il fucile a tracolla. Accendono l’aria condizionata, tirano le tendine e chiudono il portellone. Mi sento come un carico prezioso da difendere. Apro le tendine piano piano ed osservo che da tutte le parti c’è qualcuno armato che controlla. Posto sicuro, penso..forse.

Poi, dopo aver aspettato un collega nigeriano che ha avuto problemi con la dogana ci avventuriamo verso Lagos. La strada è molto trafficata e attraversa con un lungo ponte tutta la laguna che separa la città di Lagos vera e propria da Victoria Island, nucleo storico abitato dai primi colonizzatori inglesi ed ora zona di uffici e residenze per i ricchi che vivono da queste parti. Per arrivare a Victoria si attraversa tutta l’evoluzione dell’uomo, dalle palafitte senza luce, acqua e fogne, alle barche di pescatori trasformate in abitazione, ai quartieri galleggianti di artigiani che trasformano in assi e mobili i tronchi degli alberi trasportati sul fiume, ai palazzi coloniali e moderni delle compagnie petrolifere e delle banche. Il tutto avvolto in una ragnatela di fili della luce che soffocano ogni cosa. Il grigio della muffa equatoriale, quella che si attacca ai muri e li fanno diventare vecchi in una singola stagione di piogge è il colore dominante.

Rifiuti triturati ai lati delle strade e sequenze infinite di “small business” ci accompagnano strada facendo. Quelli che io chiamo “small business”, in verità sono il vero motore economico della Nigeria che tiene in vita, o meglio fa sopravvivere, milioni di persone. C’è il super ricco che spende e spande, poi il ricco che spende  approfittando del super ricco, poi c’è l’impiegato che vive bene, con l’auto, la moglie grassa, tanti figli. L’operaio vive male, in generale lavora con le nude mani, non ha attrezzi, suda nell’edilizia spostando cesti di sabbia, blocchi di cemento su ponteggi pericolanti. Infine ci sono gli “small business”, famiglie intere che vivono per strada vendendo qualche banana fritta, piatti di fagioli bollenti o bevande calde, tagliando capelli, cucendo, facendo dei servizi per i camerieri dei ricchi: vanno a prendere  le sigarette, qualche scatola di conserva, spazzano i cortili o la strada di fronte ai cancelli, insomma vivono dei cascami, delle mance e dei rifiuti dei ricchi. Il sistema fognario di Lagos è inesistente. Esistono dei canali scoperti fetidi e delle canaline che vi convogliano il liquame delle case; in generale sono intasate e liquidi nauseabondi invadono le strade. Solo la stagione delle piogge è in grado di spazzare via il liquame putrido ed i rifiuti dalla città. In questo inferno vivono, qualcuno dice, nove milioni di persone, la maggior parte ai limiti della sopravvivenza (l’età media è 46 anni, rispetto ai nostri 81, vivono la metà di un italiano). Arriviamo all’Hotel, servizio ottimo, suite con cucina, frigo bar, aria condizionata a manetta, personale gentile ed educato. Veramente due mondi che non si toccano.  Poi mi butto nel lavoro. L’autista viene a prendermi alla reception dell’hotel. Il traffico di Lagos è qualcosa di primordiale con minibus traboccanti di carne umana, auto di tutti i tipi e un nugolo di motorette cinesi che scorazzano da tutte le parti. Sono mototaxi. Gli dici dove vuoi andare, ti accomodi sul sedile dietro al pilota, fai il segno della croce, e lui ti porta dove vuoi, purché tu abbia il colore della pelle nero, non è importante che tu sia donna, uomo o bambino. Infine dopo i giorni di lavoro in ufficio è arrivata l’ora della partenza. Si parte alle diciotto sapendo che l’aereo è poco prima di mezzanotte. Ma è venerdì sera, fine settimana e la strada per l’aeroporto è stretta e praticamente bloccata da una quantità enorme di auto. Si viaggia a passo d’uomo o si è fermi finché la camionetta della polizia che ci precede si stufa e si rende conto che di questo passo non si arriverà mai all’aeroporto in tempo. Attacca la sirena, un poliziotto si sporge dalla portiera e con una frusta di cuoio batte le carrozzerie dei malcapitati per farsi spazio, riesce a svincolarsi e poi zigzagando si fa spazio e  si lancia in mezzo al traffico seguita dal nostro pulmino. Avanziamo piano piano, poi più velocemente, poi ancora lentamente, è un viaggio a singhiozzo.  Mi sento a disagio, finalmente arriviamo. Did you enjoy the trip? Dico a due miei colleghi inglesi. Mi guardano con quattro occhi, sono allibiti più di me. It’ok, ok, finally we go home, to paradise.

GPA Lagos Febbraio 2008

 

 
Per le vie di Lagos, Nigeria - 29 Febbraio 2008

Torna ad immagini