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L'OSTERIA
DEL CAVALLINO
In via XX Settembre, angolo via Roma si
trovava l'osteria del Cavallino, o dal nome dei proprietari, del "Carera",
la famiglia Carrera, per la precisione. Sto
parlando degli anni '50 e '60 ed io ero bambino.
L'osteria del Cavallino era il punto
d'incontro degli operai e dei contadini di Gerenzano, ed anche il luogo
di svago per una partita a carte del mitico "Carleto dei Turia",
Carletto Franchi.
I "Carera", marito, moglie e figlia, erano molto gentili ed assolvevano al ruolo di padroni di
casa, piu' che meri e asettici distributori di quartini di barbera, bianchi e mazzi
di carte.
Appeso al muro, in un lungo e buio
corridoio che congiungeva la sala principale al cortile, c'era l'unico telefono pubblico di Gerenzano.
Non di rado, quando noi ragazzi andavamo a comperare le sigarette per
gli adulti (hem..), ci toccava correre ad avvisare chi era desiderato al
telefono, di solito ragazze chiamate dai fidanzati militari o chi avvisava
casa dovendo
ritornare dall'ospedale o da un lungo viaggio. Allora il
telefono (nero, pesante e appiccicaticcio) incuteva un certo rispetto e
le rare telefonate erano fatte per necessita', proprio quando non se ne poteva proprio
fare a meno.
Il bancone era di legno scuro, imponente (forse
lo vedavamo cosi' perche' eravamo bambini) con alle spalle i ripiani con
i liquori come il "Grigioverde", la grappa per le "correzioni", lo "Strega", il "Punt & Mes",
il "Campari" lo "Stock 84" , la "Vecchia Romagna", il "Cordiale" e tanti
altri liquori oramai caduti in disuso. Le sigarette erano ordinate per
costo: le Alpha, le Nazionali semplici (pacchetto biancastro con la
caravella), le Esportazioni con o senza filtro (pacchetto verde), le
Macedonia e, per i piu' raffinati, le Serraglio dalla forma ovale. Il
Cavallino vendeva anche il sale perche' allora era un genere di
monopolio.
Oltre alla sala principale c'era una sala
posteriore dove si giocava a carte. A dir la verita' dappertutto si
giocava a carte, ma dietro c'era piu' tranquillita' e risevatezza, per
veri giocatori di tresette, scopa liscia e ramino. La posta in gioco di solito
era il bicchiere di vino, ma si favoleggiava che qualcuno avesse perso
delle belle fortune su quei tavoli.
D'estate il "Carera" metteva le
sedie ed i tavolini in alluminio fuori dalla
porta principale su uno spiazzo di cemento con dei grossi vasi di
oleandro, una pergola d'uva americana lo ombreggiava. L'uscita dei
tavolini e la comparsa sul muro della tabella dei gelati
Motta e dei ghiaccioli Bistefani, erano il
segnale inconfutabile che l'estate e le vacanze erano arrivate. La prima "coppa del
nonno" l'ho gustata proprio seduto sul muretto fuori
dal Cavallino.
P.A. Gianni (Aprile 2006)
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