|










| |
|
LA
CORTE DEL "GIORGIO DUL COGH"
La corte del "Giorgio dul
Cogh" (Giorgio del cuoco) sta per essere abbattuta. Al suo posto
sorgera' una nuova costruzione piu' alta in modo da pareggiare in altezza la
villa neoclassica del Marchese Fagnani, ora municipio.
Una scelta, a mio
giudizio sbagliata. Si alzano i rustici per evitare salti di quota e per
ragioni di armonia, secondo il progettista. Io penso invece che bisognerebbe
abbattere i rustici e lasciare libera la villa del marchese per esaltarne la
sua bellezza. Bisognerebbe imparare dai restauri del palazzo
Fagnani di Robecchetto, o del palazzo Caimi di Turate (il municipio).
Noi siamo diversi, abbiamo costruito con materiale scadente sul retro del
palazzo
una seconda palazzina ad un piano totalmente insufficiente per le
esigenze dell'amministrazione, ora si tenta di recuperare spazio alzando il
livello dei rustici antistanti il palazzo. Facendo in questo modo si
soffoca definitivamente la villa neoclassica.
Il centro storico sta
perdendo la sua natura di borgo contadino tramandatosi intatto per centinaia
di anni ed i nuovi interventi, invece di salvare il salvabile, gli stanno
dando la mazzata finale.
Parafrasando una
vecchia pubblicità si potrebbe dire: "Quello che sono riusciti a fare i
marchesi in centinaia di anni, i leghisti lo stanno distruggendo in due
mandati".
Vi mostro le foto della
corte che verrà abbattuta prossimamente e uno stralcio di un racconto in
milanese del poeta Emilio De Marchi. Se volete leggerlo tutto, andate a
questo link.
P.A. Gianni |
|
|
|
La corte del Giorg dul Cogh vista da via Duca degli Abruzzi
|
|
|
|
Viste interne
|
|
|
|
|
|
La parte ristrutturata negli anni settanta
|
|
|
|
|
Una stampa appesa da tempo immemorabile sul lato cascina
|
|
|
|
Il soffitto della stalla
|
|
|
|
Un vecchio attaccapanni
|
|
|
|
Le travature del tetto
|
|
|
|
Le travature del portico
|
|
|
|
|
Emilio De Marchi - Milanin Milanon,
1902 |
|
Te scrivi rabbiôs, Carlin,
dal mè stanzin depôs al campanin de San Vittor di
legnamee. Chi de dree l'è trii mes che fann tonina di cà
de Milan vècc: e picchen, sbatten giò camin, soree,
finester, tôrr e tècc, grondaj, fasend on catanaj in
mezz a on polvereri ch'el par propri sul seri la fin del
mond.
Dov'el va, el me Carlin, quell noster Milanin di noster
temp, inscí bell e quiètt, coi contrad strett in
bissoeura, dent e foeura, sul gust d'ona ragnera ? Ma
sta ragnera la ciappava denter el coeur te le tegneva lí
che pareva squas de morí, se, dininguarda, el destin el
te ciamava foeura, on poo lontan, a Lesmo, a Peregall, o
magari fina fina... a Barlassina o a Bagg. |
|
|
|
Ti scrivo rabbioso, Carlino, dalla
mia cameretta dietro al campanile di San Vittore dei
falegnami. Qui son tre mesi che fanno strazio delle case
della Milano vecchia: e picchiano, abbattono camini,
soffitte, finestre, torri e tetti, grondaie, facendo un
putiferio in mezzo a un polverume che par davvero la
fine del mondo.
Dove va, Carlino mio, quella
Milanina dei nostri tempi, così bella e quieta, con le
contrade strette a serpentina, dentro e fuori, al modo
d'una ragnatela? Ma questa ragnatela ti avviluppava il
cuore, te lo teneva lì che pareva quasi di morire, se,
Dio ne guardi, il destino ti chiamava fuori, un po'
lontano, a Peregallo, o magari fino fino... a Barlassina
o a Baggio. |
|
|
|
TORNA AD IMMAGINI |
|