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ORATORIO
DELL’ANNUNCIATA
La
chiesa nota sotto il nome della beata Vergine Maria Annunciata è posta nel
centro del paese di Cislago (VA), vicino alla parrocchiale. L’architettura
rivela un tardo gotico ad aula, terminante con un’abside rettangolare, di
fine Trecento.
Il
documento più antico che ricordi l’Oratorio, con altare a San Martino, è
del 4 luglio 1398, rogato da Giovanni Buzzi, notaio in Milano, in cui
Maffiolo Visconti, marito di Donna Petrina di Mandello, decide di dotare la
chiesa di alcuni beni e chiede di esservi colà sepolto.
La
titolazione a Maria dell’Annunciazione indica una costruzione trecentesca,
per l’appunto, mentre il titolo a San Martino denota una chiara origine
franca: è infatti a loro che si deve la diffusione del suo culto. La
conferma dell’appartenenza di questa Chiesa – di cui l’attuale Oratorio può
essere una riedificazione su preesistenze – al mondo franco la si deve ad un
altro termine con cui venne identificata nel corso del XIV e XV secolo: cioè
Santa Maria d’Asia, equivalente a Santa Maria di Acquisgrana,famosa città
francese.
La
funzione dell’Oratorio è legata alle vicende dei proprietari del castello
di Cislago e dei loro sudditi, per i quali costituiva il luogo diretto di
culto. La chiesa era posta su un rialzo di terreno, lambito dalle acque del
Bozzente che passava dietro la cappella maggiore.
Il suo
inestimabile patrimonio artistico purtroppo non venne considerato nel corso
dei secoli. Nessuna nota particolare sugli affreschi, recuperati in qualche
tratto nell’agosto del 1933 sotto strati di intonaco: la figura di San
Martino e la figura di San Antonio abate, sebbene l’affresco sia in
condizioni pietose. Infatti, il già citato conte Maffiolo volle un altare
dedicato a questo santo e, nel ‘400 la chiesa, nei documenti notarili, viene
ricordata per “S. Maria, S. Martino e S. Antonio”. I frammentari motivi di
decorazione alle pareti laterali, nascosti sotto vari strati di ridipintura
dei secoli successivi, sono accostabili a quelli tipici del Lodigiano,
mentre la parete frontale doveva essere riccamente affrescata.
La bellissima
chiesetta che ha attraversato i secoli, ha rischiato di essere abbattuta o
spostata altrove perché si diceva che imbruttiva la piazza.
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Facciata dell' Oratorio dell'Annunciazione
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La porta
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Affresco di San Martino
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Affresco di Sant Antonio Abate
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Decorazione della parete
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Cotto
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Piccolo Leone di San Marco
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Soffitto a cassettoni
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Altare
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Particolare della pala dell'altare
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Tele del 700?
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Lapide delle infanti
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L’ITALIA
NEL BASSO MEDIOEVO
Le regioni
della penisola italiana non formarono né politicamente né culturalmente
un’unità. I contrastanti interressi dell’Impero e della Chiesa dividevano il
paese in funzioni che si contrapponevano in modo inconciliabile.
L’Italia
meridionale
fu governata fino al 1266 dalla casa sveva degli Hohenstaufen con
l’imperatore Federico II. Nel 1268 presero il potere, su invito del papa,
gli Angioni, con i quali penetrarono nell’Italia del sud forti influssi
francesi.
Roma e lo
Stato della Chiesa
attraversarono durante tutto il secolo XIV difficilissime crisi: il
trasferimento della sede papale ad Avignone(1309-1377) e il Grande
Scisma(1378-1417)con la presenza di più pontefici, che minarono la
centralità della Città Eterna.
Un’immagine
molto varia, anche se tutt’altro che pacifica è quella fornita dai comuni
dell’Italia settentrionale e centrale dove la popolazione crebbe,
commercio e manifattura fiorirono creando i presupposti di una vivace
cultura urbana.
Il basso
Medioevo fu in Italia un periodo di dure crisi: epidemie di peste (la
peggiore nel 1347-52) afflissero continuamente le città e decimarono la
popolazione. Tremendi flagelli furono le incessanti guerre civili in cui le
forze fedeli all’Impero e quelle fedeli alla Chiesa si consumarono in lotte
sanguinose.
Stanco delle
disastrose contese dell’aristocrazia , il popolo cominciò ad organizzarsi in
corporazioni e consigli esecutivi.
Gli
ordinamenti di Giustizia (1293) esclusero ufficialmente dal governo la
nobiltà e i grandi proprietari terrieri e misero il potere nella mani delle
corporazioni.
Il tentativo di instaurare un’egemonia popolare fallì perché i rapporti di
potere restarono completamente instabili.
Così nel
corso del XVI secolo si rafforzò il bisogno di una “mano forte”; i cittadini
stessi lasciarono fin troppo volentieri il potere nelle mani
dell’aristocrazia di sangue e a quella di denaro.
Alla fine
del Medioevo si contrapponevano due diverse forme di governo: la repubblica
cittadina che si fondava sulla grande borghesia, come a Firenze e a Venezia;
e la “tirannia” di potenti principi o condottieri, come in Lombardia, a
Ferrara e a Mantova.
ORDINI MENDICANTI
Gli ordini
dei francescani e dei domenicani furono i primi a dare una propria impronta
all’architettura gotica.
I conventi
degli ordini mendicanti erano posti al margine del centro cittadino e le
loro ampie chiese raccoglievano grandi folle e molte sepolture; poiché
esservi seppelliti assicurava l’intercessione dei monaci e dei santi
fondatori dell’ordine.
Pianta e
alzato erano strutturati in modo chiaro e semplice, le sculture ridotte allo
stretto necessario e sulle pareti si dispiegavano cicli di affreschi
romanzeschi che servivano all’istruzione biblica dei laici accanto alle
prediche dei monaci.
Con la
costruzione delle basilica di San Francesco ad Assisi iniziò una nuova epoca
non solo per l’architettura ma per tutta la storia culturale d’Italia.
Benché si
siano tenuti presenti gli esempi francesi per le piante e per l’alzato, è
completamente diversa da quella d’oltralpe perché le linee orizzontali e
verticali si trovano in rapporto equilibrato.
Anche se
sorsero alcune rivalità tra gli ordini stessi , tra comune e Chiesa o tra
partiti e città, no fu mai un determinato tipo edilizio ad essere utilizzato
come mezzo di propagazione ideologica, ma si affermò il bisogno di vincere
l’avversario per quantità e qualità.
IL GOTICO
La prima
pietra dell’architettura gotica fu posta il 14 luglio 1140, a pochi passi da
Parigi, per iniziativa dell’abate Suger che nella costruzione del coro di
Saint Denis catalizzò un movimento di nuove tendenze avviatesi già alcuni
anni prima nell’ Ile-de-France.
Per la
ricostruzione di Saint Denis ebbe molta importanza il progresso economico
che aveva caratterizzato gli ultimi anni del X secolo, rendendo stabili le
condizioni di vita e provocando una crescita demografica, ma la premessa
indispensabile si deve ricercare nella particolare congiuntura politica che
portò al rafforzamento della monarchia francese all’interno del suo
territorio.
La
restaurazione del potere regale e conventuale non era dunque fine a se
stessa, ma serviva al piano di salvezza divino, nel cui disegno il re di
Francia era tenuto ad assumere il suo ruolo.
L’architettura gotica di S. Denis non nacque dunque come semplice sviluppo
dal romanico, ma fu il risultato di sforzi tesi a creare qualcosa di nuovo
in un confronto serrato con l’antico.
LA NASCITA DEL GOTICO IN ITALIA
Dei paesi
vicini alla Francia, l’Italia fu quello che in misura minore si confrontò
con lo stile gotico nella sua forma originaria.
Il nuovo
stile si diffuse in Italia grazie soprattutto ai monaci cistercensi, non
nella versione dell’Ile-de-France, ma in una variante orientata sul
tardoromanico-borgognone poiché il loro ordine rigidamente organizzato e
centralizzato proveniva dalla Borgogna.
Esempio
tipico è l’abbazia cistercense di San Galgano in Toscana.
Alle poche
chiese che mostrarono un chiaro rapporto col il gotico di tipo francese
settentrionale appartiene quella di S. Andrea a Vercelli, fondata nel 1219
dal vescovo Gualo dopo il suo ritorno dall’Inghilterra in cui era stato
inviato come legato papale.
La sua
architettura insolita in Italia , dipende certo dal fatto che la chiesa fu
assegnata ai canonici dell’abbazia parigina di Saint Victor.
IL GOTICO LOMBARDO - Arte per la
Chiesa, arte per il potere
Il gotico non nasce come uno sviluppo del romanico ma fu il risultato di
sforzi tesi all’introduzione di novità architettoniche in un confronto
serrato con l’antico.
Questa voglia di nuovo nasce dal benessere economico che rese stabili le
condizioni di vita, e da una particolare una congiuntura politica volta a
restaurare il potere temporale e spirituale.
Questo processo è maggiormente presente negli stati nazionali già unificati
e in particolare in Francia. Ed e proprio in Francia nel 1140 che nasce il
gotico con la costruzione delle chiesa di Saint Denis che catalizzò un
movimento di nuove tendenze avviatosi già alcuni anni prima nell’Ile-de-France.
Il nuovo stile si diffuse presto in tutta Europa e arrivò in Italia grazie
ai monaci cistercensi ma portarono uno stile gotico in una variante
orientata sul tardo-romanico-borgognone.
Lo stesso stile venne ripreso dai francescani e dai domenicani che eressero
ampie chiese per accogliere grandi folle e per assicurare la possibilità di
numerose sepolture che erano molto ricercate perché veniva assicurata
l’intercessione dei romanci e dei santi dell’ordine.
Nonostante le rivalità far gli ordini stessi, tra comune e Chiesa o tra
partiti e città, non venne determinata un tipologia edilizia tipica tanto
da essere portatrice di una ideologia comune, ma semplicemente sì affermò il
bisogno di vincere l’avversario quantitativamente e qualitativamente.
La Lombardia è protagonista di una straordinaria e feconda stagione gotica
che, dalle esperienze cistercensi della metà del 1100 giunge sino alla metà
del del 1400. Mentre le prime abbazie cistercensi nascono precocemente
attorno a Milano sotto il segno di san Bernardo, che passa da Milano nel
1135, la cultura cittadina si esprime con compiutezza nella perfetta
geometria dei palazzi pubblici, ancora singolarmente superstiti. Ma è con
l’affermarsi del dominio visconteo che inizia a costruirsi un ambito
territoriale corrispondente all’odierna Lombardia. L’interesse si sposta
progressivamente dal tessuto diffuso delle specifiche individualità
cittadine al cuore del potere signorile, che esprime con forza il proprio
orientamento culturale.
Sorgono le grandi fabbriche viscontee: il Duomo di Monza, il palazzo ducale
di Milano, seguiti via via da una serie eccezionale di edifici che culmina
nella infinita vicenda del duomo di Milano.
Il gusto visconteo favorisce gruppi familiari di scalpellini che dal loro
luogo di origine vengono definiti “Campionesi”, e che diffonderanno in
tutta l’Italia settentrionale un linguaggio scultoreo aspro e severo. Ma non
si tratta di una realtà chiusa e impenetrabile. Giotto prima, Giovanni di
Balduccio poi introdurranno le novità della cultura gotica dell’Italia
centrale.
Testimonianza degli sviluppi della presenza lombarda di Giotto sono gli
oratori del contado milanese presenti a Solaro, Lentate sul Seveso,
Mocchirolo , Albizzate e Cislago.
Questi oratori gentileschi sono l’espressione di potere della nobiltà locale
e presentano un tipo di pittura dallo spiccato gusto narrativo e ricco di
notazioni di costume.
IL
GOTICO A MILANO
La stagione
del gotico milanese corrisponde, cronologicamente, con la signoria dei
Visconti: già alla fine del Duecento l’arcivescovo Ottone, fondatore della
dinastia, avviò la trasformazione gotica del Palazzo Arcivescovile, cui
seguirono analoghi interventi sul Broletto Vecchio che nella prima metà del
Trecento venne affrescato da Giotto e nella cappella ducale di San Gottardo.
Con Luchino
e l’arcivescovo Giovanni Visconti, Milano è al centro di una signoria
estesa da Bellinzona a Genova e Sarzana, da Vercelli a Brescia a Reggio
Emilia, comprendente anche Bologna. Corrispettivo culturale di questa
formazione di uno stato lombardo è la chiamata di Giotto e Giovanni di
Balduccio da Pisa.
In arte e
cultura gotica “nazionale” Milano signorile rivaleggia con la borghese
Firenze e con i fasti scaligeri di Verona.
IL
DUOMO DI MILANO
Il Duomo fu
iniziato nel 1386 dall'arcivescovo Antonio da Saluzzo, con il consenso del
signore di Milano, Gian Galeazzo Visconti, nelle forme del Gotico padano che
utilizzava il cotto.
Ma a metà
del 1387 Gian Galeazzo, volendo farne il simbolo del proprio potere,
impresse al Duomo un nuovo assetto stilistico-costruttivo secondo i modi del
maturo Gotico internazionale. E poiché il cotto non consentiva la
realizzazione del nuovo modello di Gotico, il Visconti mise a disposizione
della Fabbrica la cava di marmo di Condoglia,e da qui i blocchi venivano
trasportati a Milano, per via d'acqua, fino al laghetto di S. Stefano in
Brolo.
La mancanza
nel Milanese di numerosa mano d'opera idonea alla lavorazione del marmo e
alla costruzione di impegnative strutture murarie lapidee indusse la
Fabbrica a farsi importatrice di artefici specializzati dal mercato europeo
delle cattedrali. A questa vitalità del cantiere presiedevano la capacità
gestionale della Fabbrica e l'appassionato interessamento dei Milanesi, che
nel Duomo celebravano la loro fede e capacità imprenditoriale.
IL COTTO LOMBARDO
Essendovi
nella bassa pianura lombarda una grande presenza di terreno argilloso, l’uso
del cotto contraddistingue l’architettura di questi luoghi che si è avvalsa,
per secoli, di codesto materiale locale.
Il cotto
lombardo variegato detto anche venato lombardo a "Macia fina" (venature
sottili), a "Macia larga" (venature larghe) e "Nuvolato" (venature molto
sottili) ha origini molto remote. Le prime testimonianze risalgono al
periodo celtico e riguardano pavimentazioni rinvenute nei principali luoghi
di culto.
Successivamente, usato per pavimentare palazzi e castelli, ebbe grande
diffusione in tutta la pianura padana. Nel periodo gotico rinascimentale con
l'arrivo a Milano del Filarete e del Bramante, il Cotto Lombardo è
protagonista nei più grandi cantieri dell'epoca.
La Cà
Granda, la Certosa di Pavia, Santa Maria delle Grazie e San Marco facevano
dell'area lombarda la più interessante nel campo del cotto applicato
all'architettura.
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CRONOLOGIA |
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1398(?) |
TESTAMENTO DI MAFFIOLO VISCONTI |
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CHE ISTITUISCE LA CAPPELLANIA |
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DELL'ALTARE DI SAN MARTINO |
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E DELLA CHIESA DI SAN MARTINO IN ONATE |
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COSTRUZIONE DELL' ALTARE DI SANT' ANTONIO |
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MAFFIOLO VISCONTI VIENE QUI SEPOLTO |
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1481 |
LE SORELLE DI MAFFIOLO SODDISFANO |
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SODDISFANO L'IMPEGNO PRESO DAL FRATELLO |
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1540 |
FRANCESCO VISCONTI FA COSTRUIRE L' ALTARE |
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DELLA MADONNA DELLA NEVE E DEL BATTISTA |
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1566 |
VISITA PASTORALE DI LIONETTO DA CLIVONE: |
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" LA CHIESA E' SACRATA E HA TRE ALTARI, |
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E' COPERTA E SOLATA MA MINACCIA RUINA". |
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1566 |
VIENE SEPPELLITO FRANCESCO VISCONTI |
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1597 |
SOPPRESSIONE DEGLI ALTARI MINORI |
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1603 |
DALLA VISITA PASTORALE DI FEDERICO BORROMEO: |
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"LE PARETI RISULTANO DIPINTE DA OGNI PARTE". |
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1674 |
IL CORPO DEL MARTIRE ABBONDANZIO VIENE |
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POSTO NELLA CHIESETTA COME RELIQUIA |
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PERSONALE DEL MARCHESE TEOBALDO VISCONTI |
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1731 |
DALLA VISITA PASTORALE DI G. BATTISTA REPOSSI: |
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"LE IMMAGINI ALLE PARETI SONO DETURPATE" |
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1884 |
SOPPRESSIONE DELLA CAPPELLANIA |
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1888 |
I CASTELBARCO RISTRUTTURANO LA CHIESA |
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1934 |
NE VIENE VIETATO L'ABBATTIMENTO |
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Testo inviatoci da Abramo Morandi sulla base della documentazione preparata
per la mostra patrocinata dal Comune di Cislago tenutasi domenica 10 aprile
2005 in concomitanza della festa di primavera.
Fotografie di
PierAngelo Gianni (gerenzanoforum.it)
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