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Piattaforma petrolifera del Mare del Nord

E SE IL PETROLIO FINISSE?

Nella più totale indifferenza dei giornali e delle televisioni è stato pubblicato un sondaggio bomba che dovrebbe farci pensare. Una autorevole organizzazione di indagini di interesse globale, la WorldPublicOpinion.org, ha condotto un sondaggio molto interessante sulla percezione che il pubblico ha sull’abbondanza del petrolio come fonte energetica e su cosa stanno facendo i diversi governi per fronteggiare il problema energetico.

La ricerca è stata fatta in collaborazione con l’ University of Maryland ed ha interessato 16 nazioni rappresentanti il 58% della popolazione mondiale. Anche le nazioni sono state  scelte con un criterio di rappresentanza ed includono Cina, Stati Uniti, Indonesia, Nigeria, Russia, Messico, Iran, Gran Bretagna, Francia, Azerbaijan, Ucraina, Egitto, Turchia, Palestina, Sud Corea ed altri.

Ebbene il 78% del campione pensa che “ non verrà scoperto  sufficiente petrolio perchè possa rimanere la risorsa energetica primaria per il futuro” . Inoltre il 70% ritiene che i governi dovrebbero assumere che “ il petrolio sta finendo ed è necessario che si facciano degli sforzi sostanziosi per rimpiazzare il petrolio come fonte energetica”.  

Questa è la dimostrazione che l’opinione pubblica mondiale, indipendentemente dalla ricchezza, cultura e regime politico  è sostanzialmente più prudente  di chi ci governa, impegnato a mantenere le posizioni di comando ed a soddisfare le pressioni delle diverse lobby economiche. 

Il petrolio è a  più di 120 dollari al barile, qualcuno ipotizza che entro il 2010 sarà 200 dollari, ma non è solo l’olio che aumenta, stanno subendo aumenti paurosi i cereali, la carne ed i metalli. 

Abbiamo vissuto un periodo analogo agli inizi degli anni ’70. Qualcuno di voi si ricorda dell’ austerity? Vi ricordate delle domeniche a piedi, del riscaldamento al minimo e dell’accaparramento dello zucchero? Anche allora vivemmo un periodo di scarsità di petrolio legato al declino dei campi petroliferi americani e alla guerra arabo israeliana. Poi si scoprì il petrolio nel Mare del Nord, finì la guerra e tutto, bene o male, ritornò alla normalità, anzi ci furono anni di bengodi con prezzi dell’energia stracciati e benessere sempre più diffuso, soprattutto nell’emisfero occidentale del pianeta. 

Ora la situazione è analoga con Cina ed India insaziabili  di petrolio, metalli, cereali e carne, la popolazione mondiale in crescita esponenziale ed il medio oriente in subbuglio a causa della guerra irachena. L'unica differenza è che purtroppo non ci sono più nuovi giganteschi giacimenti petroliferi da scoprire e gli ultimi campi scoperti riescono a malapena a mantenere il livello attuale di produzione, non ci sono nuove terre da sfruttare per soddisfare la crescita della domanda di cibo ed in generale non ci sono nuove risorse del sottosuolo da sfruttare.  

Supponiamo che siamo realmente vicini al picco di produzione del petrolio e che siamo ai limiti di sostenibilità del pianeta, o li abbiamo già superati, questo cosa potrebbe significare per noi? 

Penso che non arriveremo al punto in cui qualcuno dirà: Accidenti, è finito il petrolio!!! Questo vorrebbe dire il collasso della nostra civiltà e ci sarebbe l’anarchia mondiale, peggio della bomba atomica.

Invece credo che i paesi ricchi subiranno una recessione delle loro economie con i prezzi alle stelle ed una diminuzione generale dello standard di vita della popolazione (qualcosa di analogo successe ad Est quando crollò l’impero sovietico). I paesi poveri invece vivranno pericolosamente sull’orlo del baratro con crisi alimentari sempre più diffuse e devastanti se non interverremo ad aiutarli in modo massiccio.

Comunque vada, la belle époque è finita, ci aspettano anni difficili.

Pierangelo Gianni               10 Maggio 2008

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