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CEFALONIA
Quando
l'8 settembre 1943 il governo Badoglio annunciò l'armistizio con le forze
anglo-americane, il grosso della Divisione "Acqui", al comando del generale
Gandin, si trovava a Cefalonia, l'isola maggiore dell'arcipelago dello
Ionio.
Vi
avevano piantato le tende, nel mese di agosto, anche reparti tedeschi di
artiglieria e granatieri, agli ordini del tenente colonnello Hans Barge.
Questi, il nove settembre, chiedeva al generale Gandin che la Divisione "Acqui"
consegnasse le armi alla guarnigione germanica.
Seguirono
drammatiche trattative, protrattesi alcuni giorni, durante le quali il
comando divisionale si preoccupò di evitare un inutile spargimento di sangue
e, insieme, l'umiliazione della resa. Ma le trattative fallirono, il giorno
quindici si dovette affrontare il combattimento.
La
Divisione "Acqui", isolata, priva di appoggio aereo e navale, martellata
dagli Stukas tedeschi, resistette sino all'esaurimento delle proprie
possibilità.
Il
ventidue fu sopraffatta. La Wehrmacth compì freddamente e con violenza la
sua vendetta: migliaia di soldati e di ufficiali scampati ai combattimenti
furono passati alle armi. Vennero fucilati lungo le coste, negli uliveti,
sulle colline dell'isola ei loro corpi bruciati in immensi roghi. Perirono a
Cefalonia novemila soldati e ufficiali, tra questi due
nostri concittadini:i soldati Campi Luigi e Franchetto Lavino, nato a
Gambellara.

Campi Luigi
Franchetto Lavinio
STRALCIO DEL DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA COMMEMORAZIONE DEI CADUTI ITALIANI DELLA DIVISIONE "ACQUI“, Cefalonia,
1° marzo 2001
“A voi, ufficiali,
sottufficiali e soldati della "Acqui" qui presenti, sopravvissuti al tragico
destino della vostra Divisione, mi rivolgo con animo fraterno.
Noi, che portavamo allora la divisa, che avevamo giurato, e volevamo
mantenere fede al nostro giuramento, ci trovammo d'improvviso allo
sbaraglio, privi di ordini.
La memoria di quei giorni è ancora ben viva in noi. Interrogammo la nostra
coscienza. Avemmo, per guidarci, soltanto il senso dell'onore, l'amor di
Patria, maturato nelle grandi gesta del Risorgimento.
Voi, alla fine del lungo travaglio causato dal colpevole abbandono, foste
posti, il 14 settembre 1943, dal vostro comandante, Generale Gandin, di
fronte a tre alternative: combattere al fianco dei tedeschi; cedere loro le
armi; tenere le armi e combattere.
Schierati di fronte ai vostri comandanti di reparto, vi fu chiesto, in
circostanze del tutto eccezionali, in cui mai un'unità militare dovrebbe
trovarsi, di pronunciarvi.
Con un orgoglioso passo avanti faceste la vostra scelta, "unanime, concorde,
plebiscitaria": "combattere, piuttosto di subire l'onta della cessione delle
armi".
Decideste così, consapevolmente, il vostro destino. Dimostraste che la
Patria non era morta. Anzi, con la vostra decisione, ne riaffermaste
l'esistenza. Su queste fondamenta risorse l'Italia.
Combatteste con coraggio, senza ricevere alcun aiuto, al di fuori di quello
offerto dalla Resistenza greca. Poi andaste incontro a una sorte tragica,
senza precedenti nella pur sanguinosa storia delle guerre europee.
Si leggono, con orrore, i resoconti
degli eccidi; con commozione, le testimonianze univoche sulla dignità, sulla
compostezza, sulla fierezza di coloro che erano in procinto di essere
giustiziati.
Dove trovarono tanto coraggio ragazzi ventenni, soldati sottufficiali,
ufficiali di complemento e di carriera?
La fedeltà ai valori nazionali e risorgimentali diede compattezza alla
scelta di combattere.
L'onore, i valori di una grande tradizione di civiltà, la forza di una Fede
antica e viva, generarono l'eroismo di fronte al plotone d'esecuzione.”

Cefalonia, 01-03-2001
Il Presidente Ciampi incontra all'aereoporto di Kefallinia il Presidente
della Repubblica Ellenica Konstantinos Stephanopoulos |