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Monumento ai caduti di Gerenzano





Il cimitero di Filonovo nel 1942

Marcia di soldati italiani sul Don
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LA
RITIRATA DI RUSSIA
(da un
racconto di Mauro Moretti)
Gerenzanoforum vi propone un racconto sulla ritirata di Russia che Mauro
Moretti scrisse nel 2004. La prima parte del racconto riassume le
vicende storiche, mentre la seconda riporta ricordi e notizie raccolte e
sentite personalmente da lui, tra un bicchiere di vino ed una partita a
scopa.
Fra non molto i reduci della ritirata
di Russia non saranno piu' fra noi ed i loro racconti se ne andranno con
loro.
Chi
ha un nonno, il papa' che ha passato queste vicende, o altri fatti
d'armi, se le faccia raccontare e ce le invii a
postmaster@gerenzanoforum.it , le aggiungeremo a questa ed alle
altre che abbiamo gia' raccolto.
Il
racconto Di Mauro Moretti:
"Prima di
elencare i caduti di Gerenzano vorrei soffermarmi su quella che è stata
la più ignobile carneficina dopo l’olocausto nella storia dell’umanità
moderna: la ritirata di Russia nella seconda guerra mondiale.
Il 15
dicembre 1942, sul fronte del Don, l’ARMIR (l’armata italiana in Russia)
venne circondata da nord e da sud da ingenti forze russe. Non potendosi
difendere inizio’ la ritirata delle divisioni Julia, Torino, Pasubio,
Celere, Cosseria, Ravenna, Sforzesca, Tridentina, Cunense, Vicenza.
Furono quarantacinque giorni d’inferno nella steppa russa, freddo, gelo,
vento, incursioni di carri armati, mitragliamenti e bombardamenti
d’aereo, quaranta gradi sotto zero senza cibo, con indumenti laceri, il
giorno aveva principio e fine unicamente nella marcia.
Su
220.000 soldati, solamente 100.000 riuscirono a salvarsi, gli altri
furono catturati dai russi, uccisi, morirono congelati o vennero
dichiarati dispersi.
Dalle
porte dell’inferno alle porte del paradiso, il 30 gennaio 1943, a Par
nei pressi di Ckarkov, termino’ il calvario delle 100.000 gavette di
ghiaccio.
Durante
la ritirata ci furono atti eroici e di cameratismo tra i soldati
italiani. Ve ne racconto alcuni sentiti da me:
Bascialla Silvio di Abbiate, lavorò con me nel personale viaggiante alle
F.N.M., mi raccontò che riuscì a salvarsi grazie all’aiuto dei suoi compagni
sebbene fosse ferito ad
una caviglia da un proiettile che gliel'aveva trapassata. Mi diceva che
i soldati tedeschi con le baionette mozzarono le dita
a molti italiani che cercavano di salire sul cassone
degli autocarri tedeschi in ritirata.
Alpino
Scodrèra, friulano, conducente di muli, pur avendo tutte e due
le mani congelate, attacco' la cavezza al collo e riuscì per 40 giorni a condurre
i muli che trainavano la slitta con feriti. Conservò per 30 giorni un
pezzo di formaggio per poi donarlo ad un suo commilitone che stava
morendo di fame e stenti.
Sottotenente medico Serri, si prodigò con affanno durante
la
ritirata medicando e curando i feriti e i congelati sulle slitte.
Il
carabiniere Prado Mosca, a cavallo e sventolando un drappo
tricolore, si lancio’ da solo contro il nemico trascinando migliaia e
migliaia di uomini che riuscirono ad aprirsi un varco dalla morsa
sovietica.
Pagani Angelo (giuleto) classe 1922,
un superstite della ritirata di Russia 1942-43 mi ha raccontato....
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Nel 1942
venni chiamato alle armi e partecipai al corpo di spedizione in Russia
nella divisione Ravenna 37 fanteria Alessandria dell'Armir.
Andammo a Leopoli in Polonia in treno, poi a piedi, coi muli trainammo i pezzi
di artiglieria fino ad un'ansa del fiume Don dove dieci
divisioni italiane erano schierate a difesa dei fianchi
dell'esercito tedesco che stava assediando Stalingrado (ora Volgograd).
Costruimmo
dei rifugi (collegati fra di loro da camminamenti scoperti) per
proteggerci da eventuali incursioni russe.
Un giorno, mentro ero di guardia, mi sentii male e marcai visita. Mentre
mi dirigevo al comando di battaglione,
nel tratto scoperto, venni bersagliato da colpi di artiglieria. Mi salvai
per miracolo, avevo la febbre a 39° e venni inviato nelle retrovie.
Durante la ritirata fui caricato con altri ammalati su slitte trainate da
muli. Rimanemmo accerchiati nella cruenta battaglia di Nikolajevka, i russi
avrebbero potuto farci tutti prigionieri ma loro volevano
distruggere la 6a armata tedesca accerchiata a Stalingrado, quindi
ci
lasciarono proseguire fino alla salvezza.
Durante la ritirata mangiavamo
barbabietole e semi di girasole e tutto quello che trovavamo, quando
rientrai in Italia ero pelle e ossa. Quarantacinque giorni
d'inferno che non dimentichero' mai per tutta la vita."
Mauro
Moretti (racconto del 2004)
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