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Angaroni Mario

 

 

 Secondo scontro della Sirte

Il monumento ai caduti e' una ottima fonte di notizie per ricostruire come hanno vissuto ( e sono morti) molti nostri concittadini durante la seconda guerra mondiale. Colpisce il fatto che in un paese di pianura come il nostro ci siano stati molti marinai. Tra questi il marinaio Angaroni Mario mori' con altri 286 commilitoni il 4 Aprile 1942 sull'incrociatore Bande Nere. La nave, gravemente danneggiata,  si inabissò  nei pressi di Stromboli mentre ritornava al porto di La Spezia dopo aver affrontato la seconda battaglia della Sirte contro la marina inglese. Una ricerca su internet mi ha permesso di ricostruire i fatti. Ve li riporto integralmente. Se volete saperne di piu' andate su http://www.regiamarina.it/battaglie.htm

GPA

L'incrociatore Bande Nere

 

Secondo scontro della Sirte del 22-3-1942

 

Un sommergibile italiano, il Platino, segnala a nord della Cirenaica un convoglio di 4 piroscafi diretti verso Malta, sotto la scorta di 5 incrociatori ed 11 cacciatorpediniere della Squadra di Alessandria, che era rimasta senza corazzate.Vanno ad intercettarlo la 3^ Divisione incrociatori (Bolzano, Trento e Bande Nere) da Messina, e la corazzata Littorio da Taranto, accompagnate da un totale, tra le due forze, di 10 cacciatorpediniere. Nel pomeriggio del 22 marzo, alle 14.26, gli incrociatori italiani prendono contatto con quelli inglesi e si ritirano per attrarli verso la Littorio, che sta' sopraggiungendo: intanto il convoglio viene dirottato verso sud, dietro cortine di fumo. La formazione inglese insegue quella italiana, ma nello scambio di cannonate non viene prodotto alcun danno; alle 15.20 gli incrociatori inglesi si sganciano, convinti di aver allontanato gli italiani dal convoglio (alle 15.35 segnaleranno, infatti, al loro comando di Alessandria: "nemico respinto"). Le forze italiane intanto si riuniscono e il comandante della formazione, l'Ammiraglio Iachino, decide di seguire una rotta per sud-ovest che gli avrebbe permesso di eseguire la manovra del "taglio del T" alla formazione nemica; questa fu una scelta in seguito criticata: era infatti una rotta più veloce ma rischiosa, perché la formazione italiana si sarebbe poi trovata sottovento rispetto a quella inglese, con il rischio di essere accecata dal fumo e dalle cortine nebbiogene emesse dalla flotta avversaria. Comunque sia, alle 16.31 la flotta italiana è a contatto visivo con quella inglese: la visibilità è pessima, c'è un forte vento di Scirocco a forza 5 ed il mare è grosso; alle16.43 inizia lo scontro tra i due gruppi navali: il fuoco è aperto da ambo le parti alla distanza di 17000 metri, in più gli inglesi emettono cortine fumogene, che riducono la visibilità italiana, un colpo da "152" del Bande Nere giunge a segno: l'incrociatore Cleopatra, l'ammiraglia inglese, è colpito; muoiono 15 marinai e la centrale per il tiro contraereo è messa fuori uso: la formazione inglese si nasconde dietro cortine fumogene; c'è un momento di stasi ed il fuoco viene sospeso, finchè gli inglesi mandano all'attacco 4 loro cacciatorpediniere per proteggere gli incrociatori: la flotta italiana apre il fuoco, e questa volta si aggiungono anche i potenti cannoni da 381 del Littorio; avendo scoperto, e solo a questo punto, che nella flotta italiana c'è una corazzata, i cacciatorpediniere inglesi assumono la tattica di entrare ed uscire periodicamente dalle cortine fumogene, evitando così l'accorciarsi delle distanze, perchè la formazione italiana temeva un attacco di siluri. Nel frattempo il cacciatorpediniere italiano Grecale deve rientrare alla base per un'avaria al timone dovuta al mare grosso. Alle 17.40 le unità italiane riducono comunque le distanze e riaprono il fuoco: il Trento colpisce il cacciatorpediniere inglese Sikh ma senza arrecargli gravi danni. Il mare ormai è in burrasca, gli incrociatori italiani hanno un rollio tra i 10 ed i 27 gradi, i cacciatorpediniere faticano a tenere il mare, sono le 17.52 e si sospende il fuoco. Alle 17.59 gli inglesi attaccano sbucando dalle cortine fumogene, Cleopatra in testa, e sparano da 12000 metri sul Littorio lanciandogli 3 siluri che però vanno a vuoto. Alle 18.31 gli italiani si dispongono in linea di fila e caricano a testa bassa la formazione inglese, Littorio in testa. I cacciatorpediniere inglesi si lanciano in mezzo alla formazione italiana, sfidando le salve da "381" per far allontanare i propri incrociatori. Sembra una carica suicida e gli ufficiali italiani che li osservano arrivare nel mare in tempesta dalle plance delle navi ammetteranno poi di averli ammirati: il Kingstone riceve un proiettile del Trento che gli scatena un incendio a bordo ma si disimpegna, il Lively è colpito da una salva della torre poppiera del Littorio e deve ritirarsi; comunque alla distanza di soli 5000 metri i cacciatorpediniere inglesi riescono a lanciare i loro siluri, costringendo la formazione italiana a manovre evasive. Nessun siluro colpisce il bersaglio (un aereo in coperta del Littorio si incendia per effetto delle vampate dei cannoni di bordo e dà agli inglesi l'impressione di aver colpito la corazzata), però ha dato agli inglesi il tempo di allungare le distanze; l'Ammiraglio Iachino, sono le 18.51, visto il sopraggiungere dell'oscurità ordina di sospendere il fuoco: alle 18.58 gli ultimi colpi di cannone cessano. La seconda battaglia della Sirte si era conclusa. Considerando lo scontro si può tranquillamente dire che fù una vittoria inglese (infatti ad Alessandria si festeggò la vittoria), visto l'enorme disparità di forze: una divisione di incrociatori aveva tenuto in scacco una formazione molto più forte senza subire perdite, anche se non ne aveva inflitte. Però lo scopo italiano era quello di attaccare il convoglio e qui raggiunse dei risultati: la manovra di battaglia costrinse il convoglio inglese a spostarsi molto a sud e lo attardò, cosicchè il mattino dopo, all'alba, aerei tedeschi riuscirono ad attaccarlo: alle 10.30 del 23 marzo il primo piroscafo và a fondo, poi, a 8 miglia da Malta, viene centrata la petroliera Breconshire, che, costretta ad arenarsi, viene poi definitivamente distrutta. I rimanenti due mercantili entano nel porto di Malta ed attraccano, ma vengono anche qui attaccati dagli aerei e distrutti: delle 25000 tonnellate di rifornimenti diretti a Malta ne vennero scaricate solo 5000. Come strascico della seconda battaglia della Sirte ci fu una pagina dolorosa per la Regia Marina: la formazione italiana, in ritorno verso Taranto, perse nella tempesta i cacciatorpediniere Lanciere e Scirocco: dei 470 membri dei due equipaggi se ne salveranno alla fine solo 18. Anche il Bande Nere fu danneggiato dalla tempesta ma riuscì a riparare a Messina. Fu affondato qualche giorno dopo, il 1 aprile, nei pressi di Stromboli mentre si recava a La Spezia per le necessarie riparazioni, dal sommergibile inglese Urge: i 287 marinai del suo equipaggio lo seguirono negli abissi del mare.

 http://www.regiamarina.it/battaglie.htm

 
                               

 

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