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LA STORIA SI RIPETE?

In questi giorni mi è capitata di nuovo tra le mani la storia del senatore Luigi Canzi, uno dei primi sindaci di Gerenzano dopo l'unità d'Italia. Di lui le cronache ufficiali ne parlano bene, invece quelle non ufficiali, oggi diremmo gossip, lo dipingono come un “trafficante spregiudicato”.

Ve la ripropongo perché credo sia sempre importante non ripetere gli errori già fatti nel passato.
La storia: Il Canzi era un "Garibaldino" di buona famiglia che, grazie ai suoi amici politici, ottenne la gestione del “Tenimento di Gerenzano” passato di mano dai Gesuiti al Demanio di Stato. 
I Gesuiti erano proprietari del tenimento di Gerenzano  dal 1840 alla morte del Marchese Federico Fagnani che, senza eredi diretti, li aveva nominati usufruttuari nel suo testamento. La storia dell’eredità è complessa, la causa giudiziaria che le sorelle del marchese fecero ai Gesuiti durò decine di anni, finché la proprietà passò sotto il demanio statale quando il Re confiscò i beni dei Gesuiti dopo l’unità d’Italia. Ma questa è una storia che vi racconterò un’altra volta, ritorniamo al senatore Luigi Canzi. Per qualche anno gestì Gerenzano con una certa onestà e lungimiranza. Fece rifare tutte le mappe catastali, incanalò la roggia sotto la piazza della chiesa, rifece il fontanile e iniziò a bonificare il centro storico (opera impossibile, visto che ancora adesso il centro storico è messo proprio maluccio). Poi iniziò a fare l’intrallazzatore.

Cosa fece il nostro senatore  quando nel  1867  il “Tenimento di Gerenzano” venne messo l’asta dal Demanio Italiano? Lo comprò per pochi spiccioli e neanche tutti li pagò perchè finse di essere senza domicilio per non ricevere l'avviso di pagamento. Il Perrone, noto storico uboldese, si chiese indignato come fosse possibile che un deputato del collegio e sindaco di Gerenzano non avesse un domicilio reperibile e soprattutto come mai l’amministrazione statale avesse ammesso questa anomalia….boh, forse c’era di mezzo qualche bustarella o connivenza? Giudicate voi.

Ma il Canzi non comprò Gerenzano per se, ma bensì rivendette subito tutto “intascando oltre un milione” al marchese Pietro Clerici che ne divenne il padrone incontrastato.

La storia si ripete?  Oggi non ci sono più senatori a Gerenzano, neanche marchesi, però è rimasto il nostro territorio che fa gola ai vari affaristi immobiliari.

Pierangelo Gianni

 

 

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