April
aprilin, tutt i dì un bel gutin…
Nel
percorso che abbiamo sinora proposto relativo tradizioni, detti e
proverbi delle nostre terre legati ai mesi ed alle festività religiose,
non poteva mancare un piccolo approfondimento su aprile che sovente vede
anche cadere la santa Pasqua nel suo periodo.
La
Domenica delle Palme, con il ramoscello d’ulivo benedetto come simbolo
di pace e per portà bun a la cà, segnava l’inizio di una
settimana intensa in cui riti d’antica memoria si mescolavano a quelli
religiosi: si credeva, ad esempio, che camminare scalzi sull’erba l’alba
dopo il Giovedì Santo tenesse lontano la scabbia.
Anche
al ramoscello d’ulivo della Domenica delle Palme venivano attribuiti
poteri particolari: se ne bruciava un pezzettino, per esempio, in estate
al sopraggiungere di temporali per tenere lontai fulmini e grandine. Le
uova raccolte nel pollaio la mattina del Venerdì Santo erano destinate
solo agli uomini quasi a simboleggiare la vita che in entrambi scorre.
Sempre
nella Settimana Santa vi era l’usanza di cantà ‘l Cristé: una
sorta di processione di questua effettuata da ragazzini che, con una
croce in mano, passavano di casa in casa cantando versetti ispirati alla
Passione ed intercalando ad ogni strofa una richiesta di doni in cambio
di auguri di un buon raccolto di bozzoli:
“Sém vegnù a cantà ‘l Cristé
per fa ‘nda ben i cavalé
se me darì un bel uvèt
farem ‘ndà ben i vost galètt
se me darì un palancun
farèm ‘ndà ben anca i marciun”
(ndr.: i
cavalé, contrazione dialettale di cavaler cioè i bachi da
seta, galèt sono i bozzoli, marciun sono i bachi anneriti
od imputriditi).
L’allevamento dei bachi da seta rivestiva, nelle nostre terre, una
grande importanza e contribuiva – se l’annata era buona – alle magre
economie familiari: di solito verso fine aprile le uova (i sumenz),
acquistate in febbraio, venivano messe in incubazione nel posto più
caldo che si aveva a disposizione: sotto il materesso del letto, ad
esempio, oppure in un fazzoletto ben ripiegato e posto…in seno dalla
bigattéra ciòè dalla donna che poi avrebbe seguito l’allevamento.
Per inciso: l’incubazione durava dagli otto ai dieci, dodici giorni,
dopo di che nascevano i bruchi:ma a queste vicende dedicheremo apposito,
successivo, approfondimento.
Tra i
proverbi relativi al mese di aprile e legati sempre all’andamento dei
lavori nei campi: “april piuvus, masc ventus, ann frutus”; “A san
Giorg – 24 aprile – la spiga in de l’ort” ;”A santa Zita –
27 aprile - anca la pola la fa la pita” (..anche la tacchina fa la
chioccia)
Mi piace
poter concludere con una poesia che ben si inserisce in questo periodo
primaverile di Alvaro Casartelli, poeta dialettale lentatese, di cui –
titolazione di una via a parte – ben poco è stato diffuso:
O fior de pèrsegh bell che in primavera
te set el primm cont i tò foeuji rosaa
che spunta foeura al sol come bandera
per anuncià che i gèmm s’hin desedaa
che la sumenza in de la tera nera
cunt i radis che bujien suteràa
truscen, se sbaten su’na gran balera
desiderand el calur de l’estàa;
o pérsegh bell che primm cunt i tò fiur
te sonet in campann de la stagiun
che sberlusiss con tutt’i so culu
che canta a tutt el mund Resureziun
dimm quell ch’el coeur l’aspeta a tutt’i ur:
se l’è per mì resuscitàa l’amur”.
Cristina Volonte' di
Arkaikòs Onlus
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