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San Biagio, protettore della gola – 3 febbraio

 Biagio, cioè bleso, balbuziente dal latino.

 

Il martire medico, ritenuto vescovo di Sebaste in Armenia al tempo della pace costantiniana, (di quel Costantino I° passato alla storia come il Grande che, alla morte del padre nel 306 venne proclamato augusto dalle legioni della Britannia e, nel 313, con Licino imperatore d’Oriente, promulgava il famoso editto che dava libertà di culto ai cristiani e restituiva loro i beni confiscati). 

 

Il martirio di Biagio avvenne verso il 316, dovuto a tensioni scoppiate tra gli Augusti imperatori Costantino e Licino (che erano cognati) nel 314 e proseguite sino al 325 quando Costantino fece strangolare Licino a Tessalonica: questo conflitto aveva portato a distruzioni di chiese, condanne e deportazioni di cristiani ed all’uccisione di vescovi, tra i quali si ricorda anche Basilio di Amasea, sul mar Nero. San Biagio venne arrestato dal preside Agricolao e fu picchiato e sospeso ad un legno e, con dei pettini di ferro, gli fu scorticata la pelle e lacerate le carni.

Nel 732 le spoglie vennero traslate, con quelle di san Macario, da Sebaste per essere deposte a Roma: per una tempesta il viaggio terminò all’isolotto di S. Janni, vicino a Maratea (Potenza) e i fedeli accorsi presero le reliquie del santo e le deposero in una chiesetta, dove poi  sorse l’attuale basilica, sul Monte san Biagio.

La tradizione ci rimanda un suo evento miracoloso, quello della guarigione di un bimbo, mentre era imprigionato, cui si era conficcata una lisca in gola ed è per questo venerato quale protettore dei mali di questo parte del corpo umano.

E’ da far risalire a questo evento l’invocazione del santo con la benedizione delle candele incrociate o con l’unzione della gola con olio benedetto.

A san Biagio viene inoltre ricondotto l’evento della sacra manna: in più occasioni la statua e le pareti del santuario a lui dedicato a Maratea si ricoprirono di un liquido giallastro accolto dai fedeli e usato per la cura dei malati. Fu Pio IV – vescovo all’epoca di Cassano – che nel 1563 dichiarò quel liquido “manna celeste”.

L’osso della gola di san Biagio, con il quale si benedicono i fedeli, è dal 1617 nella chiesa dei ss. Biagio e Carlo ai Catinari di Roma.

La figura viene rappresentata con il pastone pastorale, la palma del martirio, la candela ed un pettine per la lana.

Una statua del santo è presente su una guglia del Duomo di Milano: è da ricordare la tradizione milanese di avanzare un po’ di panettone natalizio da mangiare il 3 febbraio, a protezione della gola. Ai giorni nostri il commercio ha pensato bene di vendere “il panettone di san Biagio” proprio per quella ricorrenza che così perde l’antico sapore della “rinuncia” a Natale per san Biagio.

 

Cristina Volontè

 

Arkaikòs Onlus

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