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GIUGNO “A
san Luis e dan fastidi anca i barbis…”
Il proverbio richiamato
nel titolo (a san Luigi – 24 giugno – danno fastidio anche i baffi)
indica che siamo entrati nel periodo caldo che vedevano i nostri nonni
contadini impegnati in una serie di attività da cui dipendevano i buoni
risultati dei raccolti. Si andava dalla “regulzada” (rincalzatura) nei
campi di mais che era poi lo smuovere la terra tra una pianta e l’altra,
lavoro fatto ovviamente a mano con la zappa, al concimare i campi. Prima
dell’arrivo dei concimi chimici, i nostri nonni usavano concime organico
proveneniente dal pozzo nero: la cosidetta
“ganga” che
arriva ai campi tramite un carro che trinava una botte definita “bunza”.
Il letame veniva poi sparso nei campi utilizzando una carriola dai bordi
alti e il concime veniva sparso con un secchiello e distribuito con la
vanga ed il rastrello.
In questo mese, lo abbiamo
già scritto in un precedente articolo, si raccoglievano anche i bozzoli
(“catà i galett”)
prima della sfarfallatura e venivano sbozzolati. Cioè venivano tolti i
bozzoli e messi in cesti di vimini. Il tutto veniva consegnato al
padrone, che nell’ipotesi in cui l’anno non fosse stato buono,
richievano il residuo della quantità in generi alimentari. Si usava
anche fare offerte alla chiesa di bozzoli, dalla cui vendita venivano
ricavati quattrini che andavano ad integrare le magre entrate
parrocchiali. Infine, i filamenti dei bozzoli (la “spelaia”) veniva
raccolta dai contadini e venduta a parte dai diretti interessati.
Giugno è anche il mese che
vedeva – ora è un fenomeno molto raro – la comparsa delle lucciole: i
“lusureu” E ci piace, qui, ricordare una vecchia filastrocca che veniva
cantata all’epoca:
“ Lusuroeu vegn
vegn
te dumanda ul cavalér,
ul cavalér l’è a cà,
ul lusuroeu el vegnarà,
el vegnarà doman de sira
cunt el ciar de la candira.”
(Lucciola vieni, vieni/te
lo domanda il baco da seta/il baco è a casa/la lucciola verrà/verrà doma
sera/al lume di una candela.).
Per i proverbi possiamo
ricordare: “Giugn, strenc ul pugn” (giugno, stringi il pugno, cioè è
tempo di usare la falce); “Giugn segadur, luj batidur, agust pagadur”
(in giugno si miete, in luglio si trebbia, in agosto si paga”), “A
sant’Antoni paduan casca fòra la lengua anca i can” (A sant’Antonio da
Padova – 13 giugno – tira fuori la lingua anche il cane, per il caldo).
Finiamo con un’altra
filastrocca che veniva cantata dai ragazzini:
“Lumaga, lumaghin,
cascia foeura ul tò curnin
lumaga lumagun
cascia foeura el tò curnun
ch’el to pà l’è ‘ndàa in presun
per ‘na grana de furmentun”.
Crediamo che non abbia
bisogno di traduzione alcuna.
Cristina Volonte'
Arkaikòs Onlus
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