
Novgorod:
Madonna del Segno

Mosca: icona su
legno scuola Kiew |
La Madonna nell’attesa del Parto
Iconografia
I molti modi in cui Maria,
sin dall’età paleocristiana, cominciò ad essere raffigurata, rispecchiarono,
fondamentalmente, il confluire nella sua persona delle plurime divinità che
nel mondo antico erano preposte alla protezione della nascita. Maria fu
così, nello stesso tempo, la summa delle precedenti divinità pagane
(e come tale fu posta a custode delle porte delle città e degli eserciti, le
vennero attribuiti poteri taumaturgici ma fu soprattutto identificata nella
Madre. Venne raffigurata, secondo l’antica e pagana iconografia, ad esempio
con la luna di Diana, con il melograno di Cerere, in piedi come Giunone od
Atena; seduta in trono come Iside e Cibele. Fu appellata Mater Regina
come Giunone, Mater gentium, Mater Deorum, Sancta Dei Genitrix..
Zeno, vescovo di Verona dal 363 al 372, scriveva che “aveva partorito con
gioia, senza dolore”. Dunque, se Maria era Colei che “non aveva mai
visto sangue” la sua raffigurazione come Madre richiedeva un’allusione alla
gestazione miracolosa ed al parto: occorreva proporre l’iconografia di Maria
come testimone di un evento storico e teologico unico al mondo. Si ricorse
alla antiche rappresentazioni votive:in piedi con il figlio nel ventre e
seduta, come le matres matutae in trono con bambino in fasce sulle
braccia.
Abbiamo così i vari tipi
delle Madonne: Hodighitria (Colei che
indica il cammino), Glykophilousa (della Tenerezza),
Galactotrophusa (del Latte), Eleoùsa (Misericordiosa), Nikopoiea (che
dona vittoria). Per indicare il concepimento verginale, alla figura della
Vergine orante venne aggiunto un clipeo, cioè un cerchio all’interno del
quale fu raffigurato Gesù Cristo. Tale raffigurazione fu chiamata Platytera
(“Più vasto del cielo è il corpo che avvolge il Creatore”, metafora presente
in Cirillo d’Alessandria, 431). E questa Madonna che viene chiamata anche
“Madonna del Segno”, titolo che ricorda il passo di Isaia 7,14 “Il Signore
vi darà un segno, la vergine concepirà…”.
Una icona con tale
immagine era venerata nel palazzo imperiale di Costantinopoli chiamato
Blacherne, da cui il nome di Blacherniotissa dato a questa particolare
iconografia.
Quando le icone vennero
introdotte in Russia il nome di tale immagine divenne “Snamenie” cioè
manifestazione, epifania. Una raffigurazione della Madonna come Epifania
è in un manoscritto siriano del VI secolo: la Vergine mostra il ventre
aperto con il Bambino ed è affiancata da Salomone e dalla personificazione
della Ecclesia. Ancora, la Madonna in posizione dell’orante con il volto del
Bambino racchiuso in un cerchio inscritto sul ventre (Blacherniotissa)
si trova nel Monastero di santa Caterina del Monte Sinai ed anche in
santa Maria Mater Domini a Venezia.
Dalla Madonna Platytera si
può far discendere l’iconografia delle Madonne del Parto anche se
sostanzialmente esiste una sola iconografia, quella della Madonna orante con
braccia aperte ed il Bambino nel petto in un clipeo/cerchio che viene
chiamata però nei vari modi sopra indicati.
Storia
La raffigurazione della
Madonna Platytera della Misericordia compare in Spagna nel VIII secolo, nei
codici del Beauts e, in Italia, si diffonde tra la fine del XIV e l’inizio
del XV secolo soprattutto nell’area adriatica compresa tra le Marche e
Venezia, cioè in quei territori che avevano mantenuto i rapporti commerciali
con l’Oriente.
Mentre i pittori nordici
aggiungono indicativi per visualizzare il riferimento al sacro (raggi
luminosi, stelle, figurina aureolata del feto, monogramma di Cristo) i
pittori italiani tentano di rappresentare la gravidanza in modo più
naturale, con forme caute e non esasperate. Verso la fine del XIV secolo in
Toscana compaiono le prime, timorose, Madonne con la differenza che la
mandorla viene appunto sostituita con il motivo naturalistico della cinta
alta e ricurva sopra il ventre leggermente sporgente di Maria.
Successivamente la cinta non appare più quale artificio per evidenziare
l’inarcarsi del grembo: “incinta” deriva dal latino medievale “incincta” ed
il significato etimologico è, per l’appunto, “senza cinta”. Queste prime
Madonne toscane recano, inoltre, nella mano sinistra un libro, simbolo di
preghiera e di familiarità con le Sacre Scritture: dunque la presenza del
Verbo che si sta facendo carne nel grembo di Maria. La mano sinistra che
regge il libro è quella che, nelle Madonne con Bambino, sorreggerà il Figlio
alludendo ad un’ulteriore identificazione tra Libro e Bambino. In molti casi
il libro aperto reca parole: quasi sempre il primo verso del Magnificat,
canto di “colei in cui il Misericordioso senza casa ha trovato casa”.
Il libro scomparirà con Piero della Francesca e con l’iconografia relativa
alle Madonne della Misericordia. La luce, come nella Donna vestita di sole
del brano biblico, avrà grandissima importanza e parecchi autori
adopereranno le gradazioni di luminosità per sottolineare il messaggio “nel
mondo vera luce” attraverso la gravidanza di Maria.
In Germania si afferma la
Madonna della Pietà, che sottolinea anche “l’umanità” di quel Figlio morto,
disteso sulla ginocchia.
Sempre nel XIV secolo
l’iconografia mariana si rivolge a quella che solo nel 1854 sarà definita
ufficialmente come”Immacolata Concezione” (“una donna vestita di sole, con
la luna sotto i piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”, versi
dell’Apocalisse) e la figura dell’Immacolata viene associata alla “donna
incinta” dell’Apocalisse.
L’iconografia della
Madonna del Parto del Cinquecento tenderà a mutare, adeguandosi alle
diverse, nuove indicazioni dei Vescovi che pian piano influenzarono l’arte,
trasformando le raffigurazioni troppo realistiche a favore di immagini più
teologiche, forse meno vicine ai fedeli.
Eredi dell’iconografia
della Madonna del Parto saranno sia le immagini dell’Immacolata Concezione
(con i segni della maternità) sia le immagini della Madonna della
Misericordia.
Cristina Volontè con il
contributo di
Padre Agostino Colli
|