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Stendhal


Angela Pietragrua


Marchese Federico Fagnani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Stendhal, Angelina e Federico 

La vita di Don Federico Fagnani emerge dall’oblio, piano piano, grazie a piccole tessere di un puzzle che sta prendendo forma pazientemente. L’ultima scoperta che ho ritrovato grazie alle ricerche della  dottoressa Leila Tavi, storica  dell’Università di Roma3, riguarda la vita privata del marchese.

La notizia è indiretta ed è scritta a margine di una copia in possesso di Stendhal dell’opera di L. Lanzi Historia pittorica dell’Italia, in cui lo scrittore francese lamenta di essere stato abbandonato dalla sua amante Angela Pietragrua per il marchese Fagnani. Nel primo quaderno rilegato dell’opera di L. Lanzi appartenuto a Stendhal si trova a pagina 23 la seguente annotazione: 

“Quand je vois ma maîtresse prête à m’abandonner pour M. Fagnani parce qu’il est marquis, parce qu’il a imprimé pour des raisons viles, ce qui me tue, c’est la mort de mes illusions les plus chères. La vie perd son prix à mes yeux. Voilà exactement ce qui m’arrivait le 26 décembre 1814”.  

Della vita privata di Don Federico sappiamo poco: non si sposò mai, non lasciò eredi e non ci sono arrivati gossip come per la sorella Antonietta, moglie di Marco Arese e amante del Foscolo e per suo padre Giacomo con Costanza Brusati dei marchesi di Settala, scialacquatori internazionali di ingenti patrimoni (accumulati col lavoro di generazioni di contadini di Gerenzano, Castellanza e Robecchetto). Pertanto sorprende di sapere che la bellissima Angela Pietragrua lasciò Stendhal per Federico.  

Stendhal era pazzo di Angelina e nel 1811 trovò il coraggio di ripresentarsi alla donna che undici anni prima lo aveva respinto. E’, “alta e magnifica”, Angela Pietragrua.

Stendhal, che come si sa scriveva dappertutto, annotò sulle sue bretelle il giorno, il mese, l’anno e l’ora in cui finalmente la bella Angela divenne la sua amante: per chi ci tenga, erano le 11 e mezza del 21 settembre del 1811.

Pochi giorni prima lei gli aveva rifiutato un bacio sulla coscia: “Cosa ci impedirà di andare oltre?”, disse subito quella sapiente.

Nel diario la chiama sempre “Lady Simonetta”. - Quando inizia, a dicembre, la sua “Storia della pittura”, lo fa dopo aver scritto in alto nel primo foglio del quaderno, una grande dedica “To Milady Angela G.”.

Ecco gli occhi della passione cosa sono capaci di vedere:

“Senza dubbio la donna più bella che io abbia avuto, e forse anche che io abbia visto (…). Faceva pensare ad un essere superiore che avesse preso la bellezza perché questo travestimento gli si addiceva meglio di un altro, e che, con i suoi occhi penetranti, vi leggesse in fondo all’anima. Era il volto di una sublime sibilla.”

 

Poi Stendhal partì con Napoleone per la campagna di Russia. Il 7 settembre del 1813 ritornò a Milano sopravvissuto alla disastrosa avventura e anche questa volta corse da lei. Fu la migliore medicina. Tra i due c’era tutto un sistema di segni (finestra chiusa, semichiusa, con un panno, con due tovaglioli…) che permetteva a Stendhal di capire come dove e quando avrebbe potuto incontrare l’amata. Quando potrà stare con lei, sarà ricambiato – leggi il Diario – da “ore deliziose, dolce tenerezza, forse le più deliziose di questo viaggio.”  Anche il giorno di Waterloo, invece che sul campo di battaglia – ha già dato! – è tra le sue braccia. Quella delizia rubata al dovere, non gli impedì di esserne il più geniale narratore nelle prime pagine de “La Certosa di Parma”.  Ma Angela era stanca, e anche imbarazzata da questo francese che a Milano molti conoscono, superstite di un regime ormai in disgrazia. Usò allora la gelosia del marito come schermo, trucco buono anche per tenere contemporaneamente in gioco diversi amanti.   

Anche se poi gli scappò di definirla una puttana esperta, nei ricordi della “Vita di Henry Brulard” Angela svetta: “Come fare un racconto un pochino ragionevole di tante follie? Di dove cominciare? Come rendere tutto ciò comprensibile? E già dimentico l’ortografia, come mi capita nei grandi impeti di passione, e tuttavia si tratta di cose successe trentasei anni fa… Se mi riduco a forme ragionevoli, sarei troppo ingiusto verso ciò che voglio narrare.”  

Una versione colorita della rottura definitiva tra i due (15 ottobre 1814) l’ha lasciata l’amico Prosper Mérimée nel libricino “H.B.”. Stendhal sarebbe stato accompagnato da una cameriera della Pietragrua a spiarne da un buco di serratura gli amplessi con un nuovo amante. Ma forse non è vero niente. Se si leggono le lettere che la Pietragrua ha scritto a Stendhal, viene fuori sempre la stessa cosa: la decisione calma e definitiva di chiudere la faccenda.

Finì così per volontà di lei una storia che durava da 15 anni. Stendhal si ricordò della sua “Lady Simonetta” soprattutto per disegnare il portamento regale e l’animo profondo, pieno di grazia, eleganza e tenerezza, della duchessa Sanseverina de “La Certosa di Parma”.

Da quanto si apprende dal codicillo scritto a mano su un taccuino la storia fra Angelina e Stendhal  finì definitivamente il 26 dicembre 1814, forse per mano di Federico.

Notizie raccolte ed assemblate da Pier Angelo Gianni,   Aprile 2008

Fonti:

http://www.compagnosegreto.it/NUMERO2/donne5.htm 

http://www.instoria.it/home/fagnani_lettere.htm