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I FAGNANI, feudatari di Gerenzano e Robecchetto con Induno

 

nota di GerenzanoForum: l'autrice di questo scritto e' l'Avv. Luisa Vignati di Robecchetto che ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato  e per le sue preziose conoscenze messe a disposizione dei visitatori di questo sito.

 

Prima parte: dalle origini fino al 1782

 

Dal 1065 è documentato il juspatronato di questa famiglia di grandi mercanti, poi anche proprietari terrieri, sull’Oratorio di San Matteo alla Panchetta (o Banchetta) in Milano che, successivamente, sarebbe stato incorporato nel settecentesco palazzo Fagnani – con la facciata di mattoni a vista ed un grazioso balcone in ferro battuto - ancora oggi esistente in Santa Maria Fulcorina all’altezza del numero 20. Il cortile è arricchito da colonne abbinate tra loro che molto ricordano quelle del palazzo di Robecchetto.

 

Presente nel Libro d’Oro della nobiltà milanese del 1277, la comparsa di questa famiglia a Robecchetto (paese di cui furono feudatari), data al 1400, quando Maffio (Matteo) dispose per la celebrazione di una messa settimanale nella chiesa di S. Maria della Purificazione.

Nel 1581, san Carlo Borromeo impose a Raphael et fratres et Marcus Fagnani, eredi di Maffio, il pagamento della somma stabilita, comminando l’interdizione dai sacramenti in caso di inadempimento.

Tra i feudatari che attraversarono l’epoca spagnola, i Fagnani, illustri e ricchi patrizi, si caratterizzarono come coloro che scelsero Robecchetto, Gerenzano e Castellanza per impiantarvi le proprie residenze di villeggiatura.Questa scelta di essere feudatari del paese non solo di nome, ma anche di fatto, fu significativa per lo sviluppo urbano, soprattutto dopo la costruzione delle ville e palazzi.

 

Condizionati dai ritmi imposti dal ciclo agrario (un proverbio ancora oggi ricordato dai “vecchi robecchettesi”, recita: L’uga da Rubichett e l’orzig da Gerensan, fen la furtuna di Fagnann – L’uva di Robecchetto e l’orzo di Gerenzano fanno la fortuna dei Fagnani), e dalla moda di costruirsi ville di delizia in campagna, a volte più fastose dei palazzi cittadini, i Fagnani trascorrevano in questi paesi la villeggiatura che, per la verità, aveva lo scopo di controllare massari e pigionanti al tempo del raccolto e della vendemmia (i robecchettesi allora campavano soprattutto grazie ai proventi dell’allevamento dei bachi da seta e della coltivazione della vite).

Primo signore di Gerenzano e Robecchetto fu Gio. Battista (1629-1685), sposato con Ippolita Margherita Visconti. Non ebbero figli. Pare che Gio.Battista abbia fatto decorare la chiesa “madre” di Robecchetto, dedicata a San Vittore e si spera che in prossimo futuro i dipinti possano eventualmente essere recuperati, poichè entro breve termine la chiesa dovrebbe essere restaurata.

Il primo Marchese di Gerenzano fu il fratello, il capitano Federico (1633-1693), uomo d’armi, sposato con Clara Clerici, figlia del reggente marchese Carlo. Dal matrimonio nacquero nove figli, di cui ben sei morirono in giovane età. Sopravvisse l’erede Giacomo, oltre alle due figlie Ippolita e Maria Antonia, entrambe monache (e qui sarebbe interessante aprire un capitolo sulle monacazioni nel Seicento...).

Giacomo, secondo marchese di Gerenzano (1680-1755), sposò Marianna Stampa e si imparentò così anche coi potenti Borromeo; dal matrimonio nacquero otto figli. Sopravvissero l’erede Federico, Cristierno (si dice fosse zoppo...ma non abbiamo notizie più precise), Ambrogio, canonico del Duomo, molto ricco, e Clara, che il 17 novembre 1731 andò sposa, con una cerimonia celebrata in Robecchetto, che immaginiamo molto sfarzosa, al marchese don Gio. Alimento.

Il terzo Marchese di Gerenzano fu Federico (1702-1782), sposato con Rosa, figlia del marchese Giorgio Clerici, uomo, quest’ultimo, potentissimo, abile negli affari e nell’arte della politica, favolosamente ricco e proprietario di sontuose ville e grandiosi palazzi disseminati ovunque. Dal matrimonio nacquero tre figli, uno dei quali morì ancora bambino. Sopravvissero invece Giacomo e Marianna (o Maria), moglie del primo marchese di Vimodrone.

 

 

Nell’archivio parrocchiale di Robecchetto sono conservati molti documenti che menzionano il marchese Federico, spesso in lite con l’allora parroco del paese, Gio.Batta Ferrario. Pare che il marchese fosse molto presente nella vita del paese e che avesse una sorta di juspatronato sulla chiesa parrocchiale; sicuramente era priore della locale Confraternita del SS. Sacramento. Le fonti ci tramandano Federico e Rosa come persone dal carattere austero ed aspro, molto consce della propria nobiltà e dignità, nonchè del proprio potere. D’altra parte, la Casa Fagnani era tra le maggiori famiglie milanesi per nobiltà e censo.

 

Delle questioni fra il marchese Federico e don Gio. Batta Ferrario venne investito persino l’Imperatore Giuseppe II, al quale il prete consegnò tutti i suoi ricorsi perchè venissero giudicati a Vienna.

Proprio alla penna del sacerdote dobbiamo il ricordo di alcuni fatti che videro protagonisti il marchese ed il parroco. Nell’ottobre del 1765, dopo che il Ferrario ebbe rimandato a mani vuote la “cappa nera” (un cameriere di particolare fiducia) del marchese, che, secondo gli ordini ricevuti dal padrone, gli chiedeva la consegna delle cassette per l’elemosina alla chiesa, Federico Fagnani, che considerava don Ferrario torbido ed inquieto, che aveva il solo scopo di romperla col suo feudatario (testuali parole del nobile, che riteneva altresì che le cassette dell’elemosina dovessero essere gestite dalla Scuola), decise di procedere all’inventario delle suppellettili del sacro luogo (evidentemente aveva dei dubbi sulla “gestione” del sacerdote).

Quando il sacerdote si asserragliò in chiesa, suonando a distesa le campane, il marchese – a dire del Ferrario – perse le staffe, insultò il parroco, gli diede del birbante e disse che l’avrebbe fatto bastonare. Gridava il marchese: “Dal Duca, dal Duca di Modena voglio andare e farti cacciare via da Robecchetto”; gli rispondeva il parroco: “E io andrò a Vienna dalla Regina d’Ungheria”... ; nel frattempo il nobile Lampugnani, che accompagnava il marchese, cercava di picchiare il sacerdote conil bastone della croce dei funerali! Don Ferrario si rivolse al Tribunale Civile contro l’asserita violazione dei suoi diritti e...venne arrestato!

Come finì la storia? Non si sa, ma una lettera inviata dal marchese pochi mesi prima della sua morte ci fa intravedere un don Ferrario gentile e ossequioso nei confronti del feudatario.... 

 

Un parroco, suo successore, scrive: “....lui (don Ferrario n.d.r.) che tanto aveva lottato e sofferto per le angherie ed i soprusi dei signori feudatari, non aveva avuto la consolazione....di far riposare le sue stanche ossa presso San Vittore”.

 

 

Seconda parte: dal IV Marchesato alla vendita delle proprieta' di Robecchetto nel 1915

                                                                  

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