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Sulle tracce della storia di Saronno attraverso i documenti d’archivio.
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Introduzione.
Chi attraversa la piazza principale di
Saronno, guardando la prepositurale vedrà alla destra il caseggiato che fu
degli antichi feudatari del borgo. Vi soggiornarono i Visconti, i Biglia, i
Reina, gli Antici e gli Zerbi. Il palazzo, oggi trasformato, fu per molto
tempo il prezioso custode dell’archivio feudale di Saronno. Un inventario
risalente al 1885 ci ricorda l’enorme mole documentaria, custodita in più
d’ottanta cartelle. Già scorrendo velocemente le esigue pagine del regesto,
grazie alla disponibilità degli attuali proprietari, c’imbattiamo in un atto
che attesta una cessione fatta dalla duchessa Bona Sforza Visconti in favore
di suo cognato, Ludovico Maria, duca di Bari.
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Tra i beni ceduti, sparsi in
varie parti della Lombardia, compaiono immobili siti in Saronno.
Il duca di Bari, destinato a diventare anche duca di Milano, nel 1491 donò
alla sua prediletta Cecilia Gallerani il feudo di Saronno. Stupendo, a mio
giudizio, il quadro che troneggia nella sala attigua all’archivio e che
raffigura la Gallerani. Il dipinto è opera del Coprenino, ed è una libera
interpretazione del più famoso leonardesco (vedi figura).
Due anni dopo, la nostra
Cecilia, ora indicata nella documentazione quale contessa di Saronno,
concedeva a Matteo Visconti, figlio del fu Giovanni, la riscossione dei dazi
del pane, vino e carne, per l’annuo affitto semplice di 1.600 lire
imperiali.Accanto a questi più famosi Sforza Visconti, infatti, nel borgo
operava anche un ramo minore, diretto discendente di quel Manfredo Visconti
che a cavallo tra XII e XIII, cedeva parte dei suoi diritti sul luogo al
monastero di sant’Ambrogio. Alla biscia viscontea-sforzesca presto si
sarebbe sostituita la potente famiglia Bigli e intanto, all’ombra delle
belle chiese di Saronno, cresceva il prestigio dei Reina e degli Zerbi.
Gli Zerbi, in particolare, nel
1377 furono inseriti, per privilegio, nell’elenco della nobiltà milanese. Da
loro discese il nobile comm. Ettore, al quale passò la proprietà del palazzo
feudale di Saronno. Suo figlio il cav. Pietro, ingegnere, ottenne dagli
Antici il prezioso archivio, oggi magnificamente conservato dai suoi eredi.
Ho studiato parte della
documentazione dell’archivio, soprattutto attraverso il suo regesto:
fornisce un prezioso spaccato sulla vita di Saronno. Così sappiamo di
portici e piazze per il mercato ceduti dalla comunità locale per far fronte
a pesanti debiti contratti con i Reina, i quali, nel 1671, vantavano ancora
un credito di quasi 100.000 lire d’argento. A poco a poco i Reina ottennero
anche le rendite dei pesi e delle misure, oltre quelle della canevaria e
probabilmente della curadia, o tassa di mercato.
L’archivio è ricco di notizie
anche sui paesi vicini, in particolare Gerenzano e Misinto, luoghi dove
operavano e ancora possedevano i nostri Visconti ed i Porro.
L’utilità della documentazione
è molteplice: in essa è possibile rintracciare personaggi ancora inediti ed
appartenenti a vari rami Viscontei del Seprio, inoltre è possibile
individuare una ricca microtoponomastica locale, spesso dimenticata. Infine
consente la puntuale ricostruzione storica di eventi e istituzioni: per
esempio della Veneranda Fabbrica del Santuario di Saronno, oppure dei
diritti di decima nel territorio del borgo e dei paesi limitrofi.
Continua
Nob. Matteo Turconi Sormani
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