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Dopo un trentennio di silenzio
degli archivi ci s’imbatte in Rodolfo quondam (morto) nel 1225, che
fu padre di Corrado I ed Enrico I. I due fratelli, con gli eredi di Ruggero
Visconti, cedettero al comune milanese i diritti sui pesi e le misure che
ancora possedevano nella capitale lombarda. L’Orricolo (Enrico) I, padre di
quell’Orricolo II Visconti di Saronno che nel 1230 compare in Oleggio
Castello, può essere tranquillamente identificato nell’omonimo figlio di
Rodolfo. Enrico II, come attesta un documento del 1246, era parte della
società dei capitanei, in pratica dell’associazione di categoria, diremmo
noi, che riuniva i più importanti nobili di Milano. Non a caso nella nota
matricola della nobiltà di Milano del 1377 i Visconti di Saronno vi appaiono
compresi, ovviamente con ogni diritto all’elezione attiva di suoi membri al
capitolo maggiore del Duomo.
Corrado II Visconti, figlio
d’Enrico, nell’agosto del 1237 era presente con Visconte Visconti, figlio di
Ruggero, alla vendita d’alcune terre da parte del comune di Milano a quello
di Lodi, quest’ultimo retto da un parente, il podestà Ottone Visconti.
Nel 1247, Corrado Visconti si
trova incidentalmente citato come possessore di beni in Saronno, in un atto
di donazione. Accadde, infatti, che alla presenza del console di giustizia
di Milano e del presbitero di Saronno Anselmo, figlio del fu Ottone
Prestinari, tal Pietro detto gallo, figlio del fu Andreolo Reina di Saronno,
volle donare all’ospedale di sant’Ambrogio, nel suo ministro e prelato
Ungaro, un sedime: in pratica un terreno edificabile, forse in parte già
costruito. L’area confinava da una parte con Marchisio e Ottobello Reina e
dall’altra con una via pubblica. L’accesso al sedime era in consorzio con
altri membri della famiglia Reina. Pietro nell’atto di donazione aggiunse al
sedime anche alcuni campi siti nel territorio di Saronno: in
Magurascha… in Noveledo… in Via de Cerliano cui est
a mane Panzie Magistri, a meridie similiter, a sero ser Chunradi
Vicecomitis, a monte similiter… in Roncha, cui est a mane de
Regnis, a meridie similiter, a sero Zanebelli de Serogno et in parte Iacobi
Brasche, a monte de Vicecomitibus et in parte de Regnis… in Ravanate,
cui est a mane tenet Este(n)us, de Puteo, a meridie Lafranchi Branschea, a
sero de Vicecomitibus, a monte Ambrosii Lanzoni… in Via de Caronno,
cui est a mane via, a meridie Rugerii Regne, a sero Ottobelli Regne, a monte
suprascripti hospitalis… in Comune sive in Fossato… in Menudago…
in Via de Sollario, cui est a mane . . . . . . Regne et in parte
Mainfredi de Marudo, a meridie Rugerii Regne, a sero (Ste)phanoli Regne, a
monte Cassinarii de Sollario…
Un bel quadretto della
duecentesca Saronno (qui citata come Serogno), dove tra i proprietari
terrieri compaiono già i Visconti, con Corrado, ma soprattutto i Reina (con
più di 15 presenze patrimoniali), ed in un caso, anche un antenato del
notaio Marudi, molto attivo nel Trecento. Inoltre compaiono già tra i
possedenti alcuni cognomi ancora presenti nella zona quali: Bertani,
Lanzani, Maestri, Brasca e Pozzi.
La toponomastica esterna
all’abitato rimanda in parte alle vie che conducevano a Ceriano, Solaro e
Caronno, mentre in un caso è citato il fossato che già circondava il borgo
di Saronno.
Tornado agli antichi Visconti
del periodo, ricordiamo, infine, Giacomo, Enrico, Gaspare e Alberto, figli
di Corrado II, che si trovano citati quali appartenenti al ramo dei Visconti
di Saronno nei patti seguiti alle liti sulla riscossione delle decime di
Mariano.
Il prestigio goduto in Milano
dai diversi personaggi di questo ramo è ben documentato dalla presenza di
Corrado Visconti agli accordi d’alleanza tra la capitale ambrosiana e re
Arrigo, stipulati nel 1234. Altri suoi stretti congiunti furono consoli di
giustizia (i cugini Leonardo di Pogliano e Obizzo di Cornaredo). Nello
stesso periodo Ardengo, a torto indicato in un Visconti di Saronno, in ogni
caso reggeva il monastero di sant’Ambrogio di Milano, dal quale però fu
allontanato, dopo la prova di sue malversazioni.
A questo punto non è difficile
agganciare questi Visconti a quelli che compaiono nella raccolta Zerbi. Gli
elementi di congiunzione, infatti, sono forniti dai vari personaggi della
famiglia che si conservano nelle imbreviature notarili del trecento, ed in
particolare negli atti dei notai Marudi e Codevilla.
continua
dott. Matteo Turconi Sormani
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