Storia
dei nostri cognomi
(1a Parte dalla A alla F)
I
cognomi costituiscono parte integrante della storia di ciascuno di noi e del
territorio nel quale insistono. Eppure conosciamo così poco del loro
significato.
Cristina Volontè – di
Arkaikòs Onlus, associazione storica lombarda, ci guiderà in questo percorso
di memoria ritrovata. Prima di iniziare la trattazione dei cognomi,
vorrei inserire un piccolo prologo mandatomi da Cristina sui cognomi di
Gerenzano. Mi ha anche promesso che, se avra' tempo, approfondira' la storia
dei cognomi di Gerenzano. Ringrazio Cristina Volonte' per il lavoro che ci
ha mandato e per la sua disponibilita'.
P.A. Gianni (Gerenzanoforum)
I COGNOMI DI GERENZANO
Angaroni: Dal latino angarius = corriere (in latino angarialis è un
aggettivo che riguarda il servizio di trasporto, angaria è il servizio
obbligatorio di trasporto e angario è requisire per i trasporti). Dunque un
nome latino che indicava un avo che faceva il corriere per i servizi
“postali” romani. L’aggettivo è rimasto inalterato nel corso dei secoli e
Angaroni e l’accrescitivo perché, forse, un antenato era pure alto o grosso
fisicamente.
Vanzulli:Deriva
dall’afèresi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale) di nomi come
Avanzo o Diotavanzi – usati nel Medioevo anche per indicare bimbi sottoposti
ad una speciale attenzione divina (Dio ti avanzi in buona salute, ad
esempio), oppure da microtoponimi come Davanzo di Musile del Piave o Vanzo
san Pietro. (Padova)
Ghirimoldi: Trova una
radice nel nome medievale di origine longobarda Gerhard latinizzato in
Ghirardus ed un’altra nel nome medievale Remoldus (che troviamo attestato
nel lecchese, nel comasco e nel milanese). Personalmente penso ad una forma
volgare dell’indicativo di Rimoldi.
Bonzini: Bonzo, Bonzi:
dal nome medievale di Boncius, diffuso nelle nostre terre di Lombardia e
deriva dal latino bonus che può essere riferito sia a qualità morali che
fisiche. Ad esempio troviamo a Brescia nel 1175 “Bonzulum”.Bonzini è il
diminutivo è può riferirsi sia ad un avo di piccola statura che ad un nucleo
familiare numeroso il cui capostipite era un Bonzo. Questa forma la troviamo
anche in dialetto: pensa a Bonzo e i suoi figli saranno “i Bunzit”
Grisetti: Griso, Grisi
(analoga forma al plurale): due sono i pensieri in merito. Una dal nome
germanico Gris. La seconda è riferita ad esempio al colore di capelli: anche
in dialetto diciamo “l’è un grisun”. Personalmente propendo per la seconda
ipotesi che ho trovato anche nei registri parrocchiali. Grisoni è
l’accrescitivo, Grisini il diminutivo e Grisetti il vezzeggiativo.
Per il cognome Gianni
credo non sussitano dubbi sulla sua origine che è poi quella del nome
proprio di persona Johannis, abbondatemente usato a partire da epoche
lontane.
Introduzione
Il nostro cognome è un
patrimonio storico che ci contraddistingue, eppure generalmente non
sospettiamo neppure che possa avere un significato. I nostri cognomi vedono
la loro origine attorno alla metà del XII secolo, in un periodo in cui
evidentemente il semplice nome di battesimo non consentiva più
l’identificazione delle persone che portavano lo stesso nome: ciò era
presumibilmente dovuto al forte sviluppo demografico legato ad un momento di
sviluppo economico, non dimentichiamo che siamo nel periodo della nascita
dei Comuni. In Lombardia l’origine del cognome è varia: può derivare da un
nome di paese o città (Viganò, Parma) o dal nome di battesimo di un’antenato
(Andreoni, Stefanoni, Arnaboldi), oppure da una devozione particolare verso
un santo (Mauri per san Mauro), o, ancora, da un mestiere esercitato da
un’avo (Medici, Ferrari, Tagliabue) o da sue particolarità fisiche (Grandi,
Neri, Bianchi, Rossi, Grassi) ed infine, connessi a nomi di animali (Ratti,
Gatti, Volpi). Ma, a mio parere, la parte più interessante di questi studi è
quella relativa alla località di provenienza dei cognomi, cioè il “da dove
siamo partiti”.
E’ ovvio che chi ha cognomi
tipo Parma, Cantù, Vergani discende da un avo originario appunto di Parma,
Cantù o Villa Vergano. Per i Mauri potremmo dire che gli studi effettuati li
riconducono al lago di Pusiano come i Viscardi partono da Calusco. Le
approfondite ricerche hanno condotto ad un risultato ben preciso:
l’esistenza di un flusso migratorio diretto specialmente a Milano,
effettuato in modo massiccio dalle valli prealpine, dalla Brianza e dalle
valli della bergamansca. Sono anche state evidenziate spinte minori verso
altre zone: i Redaelli, partendo da Ello hanno invaso la bassa Brianza ma un
ramo è risalito fino a Lecco. Un esempio classico di questo flusso è quello
dei Brembilla che provengono, per l’appunto dalla località bergamasca
Brembilla. I loro avi sono sicuramente quegli abitanti di questo paese
cacciati nel 1443 dai Veneziani perché fedeli ai Visconti e che vennero
favorevolmente accolti nel ducato milanese appunto per la loro fede
viscontea. Inoltre, Dessi ha conservato la preposizione de: quindi
de Asso poi Dessi. Giulini, come una villa barzanorum romana.
Nei registri anagrafici i
cognomi hanno generalmente la forma plurale perché si designa così la
famiglia: fanno eccezione quelli di derivazione femminile come Marta, Sala,
Beretta, ecc.
Inoltre
nei cognomi sono rintracciabili parecchie impronte dialettali: Valtellina è
divenuto Oltolina, Savini Saini, Taleggio Tavecchio. Inoltre il fenomeno del
“rotacismo” – che trasforma la l intervocalica in r – ha modificato ad
esempio Oltolina in Ortolina, Belluschi in Beruschi e via di questo passo.
Dopo aver parlato del fenomeno del rotacismo,
un’altra forma dialettale consiste nell’inserire una "r" prima di una "l",
come si è verificato per Zamberletti in luogo di Zambelletti o Berlusconi
invece di Bellusconi. Nel percorso storico dei cognomi v’è ancora da
annotare che un ruolo rilevante al loro formarsi lo ebbero le tradizioni
della cancelleria, dapprima quella notarile e successivamente anche quella
ecclesiastica anche se è proprio quest’ultima ad avere sancito migliaia di
cognomi. Infatti, a prescindere dalla mole pergamenacea di atti notarili
fortunatamente a noi pervenuti d’epoca due/tre/quattrocentesca, è con il
Concilio di Trento che, a partire dal 1564, viene fatto obbligo ai parroci
di tenere un registro dei battesimi con nome e cognome per evitare, in
particolare, matrimoni tra consanguinei. I parroci, come già fatto dai
notai, dovendo indicare con esattezza la persona fecero spesso diventare
cognome il nome del padre, oppure utilizzarono particolarità fisiche come si
è già detto prima o un qualsivoglia altro aspetto che per la comunità
indicava, sotto il profilo orale, quella particolare persona o famiglia.
E’ di tutta evidenza che da questo discorso
rimangono fuori le famiglie “storiche” la cui presenza aveva segnato la
storia del territorio e per le quali esisteva già un sistema codificato di
identificazione. Due esempi significativi per tutti: I
Pusterla e i Confalonieri. Per il primo: famiglia
di Milano, le cui gesta riempiono le cronache del Medioevo milanese,
annovera sette tra Consoli del Comune e Consoli di Giustizia, due
Arcivescovi (Anselmo 1116-1136) e Guglielmo (1361-1370) e compare nella
Matricola Nobilium Familiarum del 1377, elenco di famiglie i cui membri
potevano entrare a far parte dei canonici ordinari del Duomo.Un Francesco
Pusterla che tramò contro Luchino Visconti fu giustiziato nella piazza del
Broletto nel 1341. Un altro Pusterla, Giovanni castellano di Monza, fu
accusato da Giovanni Maria Visconti d’aver partecipato all’uccisione di
Maria Visconti: venne fatto azzannare da mastini e successivamente
decapitato e squartato.Nello stemma di famiglia si vede un’aquila stilizzata
che può rappresentare apppunto una porta d’accesso. Confalonieri:
anche qui famiglia antichissima. In origine il confanonerius
era il portatore del gonfalone arcivescovile, cioè il signifer
della Chiesa milanese. A Milano, successivamente, accompagnavano il nuovo
arcivescovo dalla sua entrata in citta sino alla dimora. In compenso
ricevevano il cavallo su cui era arrivato il nuovo presule ed il baldacchino
di cui loro stessi avevano retto le aste. Lo stemma di famiglia e un
gonfalone spiegato. Stefano Confalonieri – de Alliate – è uno dei
mandanti,nel 1252, dell’assassinio di Pietro da Verona, inquisitore per la
Lombardia passato successivamente agli onori dell’altare come san Pietro
martire. La famiglia compare nel famoso elenco del 1377 – vedi i Pusterla -
e compare ancora con Federico – 1785/1846 – grande uomo liberale e
rivoluzionario, condannato dapprima a morte poi all’ergastolo dagli
Austriaci nel 1823.
I Cognomi
Esaminiamo ora alcuni alcuni cognomi, tra quelli più
curiosi:
Annoni: La famiglia milanese de Annono ( da Annone, sull'omonimo lago
alle porte di Lecco) è registrata nella Matricola Nobilium Familiarum del
1377 (o 1277, la datazione è incerta), elenco delle famiglie nobili di
Milano i cui membri avevano diritto all'elezione passiva come canonici
ordinari del Duomo.
La
parentela de Annono compare tra le famiglie guelfe di Brianza a cui Galeazzo
Visconti, con un suo editto del 1385, perdonò il favore che essi avevano
testimoniato ai Savoia.
Dal Dizionario Feudale delle Provincie Lombarde componenti l'antico stato di
Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale (1796) dovuto al
Casanova, si ricava:
1625: diploma di re Filippo IV per la concessione del feudo di Gussola
(Cremona) a Giacomo Antonio Annoni;
1659: il feudo di Merone è concesso a Paolo Annoni;
1676: il feudo di Cerro al Lambro è concessoo a Carlo Annoni con il titolo
di conte.
Per concludere, secondo i più accreditati studiosi, il toponimo di Annone è
da ricondurre al nome personale germanico Ano, Anone.
Arnoldi:
raro nel milanese. Attualmente si trova a Cantù, Lentate sul Seveso e
Carnate. Deriva dal germanico Arni-wal cioè “aquila che governa”. Come nome
è rimasto in Arnaldo e nel cognome Arnoldi, presente a Bergamo.
Arrigoni e
Rigoni:
deriva dal nome personale germanico Haimirich (haim i= patria
e rik = potente) cioè signore della sua patria. In italiano è divenuto
Arrigo ed Enrico, mentre il cognome di famiglia è dovuto all’accrescitivo
Arrigone. La potente famiglia ghibellina degli Arrigoni di Taleggio nel 1382
brucia la guelfa Rota. In seguito si espande anche nei territori del
milanese.
Barlassina:
deriva dal toponimo del paese a noi così vicino. Il toponimo è tuttora
sconosciuto, mentre la forma più antica è
Barnaxina
che
alcuni studiosi accostano a Barni, altro toponimo tuttora oscuro. I da
Barnaxina sono già stanziati nel monzese nel Trecento e, in particolare
risultano parecchi mercanti, alcuni adetti alla tessitura della lana, un
magister da muro (capomastro) e un caleghar cioè un fabbricante
di scarpe.
Barzanò appaiono a Milano già nel Duecento.
Bellini, Bella, Bellino,
Bellina, ect.: sono nomi di battesimo medievali. A Milano compaiono nel 1266
come nomi personali, quali: Beletus, Bellinus, Bellonus, Belotus.
Beretta:
cognome molto diffuso in Brianza. Trae origine dal luogo bergamasco di
Beretta che oggi si chiama San Gregorio. Si suppone che sia da collegare a
beveretta - diminutivo di bevera – corso d’acqua anche perché le forme più
antiche reperite sono precedute dall’articolo determinativo e la località
bergamasca, in documenti del Quattrocento, e definita “comune del la Beretta”.
Compaiono nell’editto del 1385 con cui Giangaleazzo Visconti perdona le
famiglie guelfe che avevano appoggiato il suo rivale conte di Savoia.
Bergomi: da Bergamo. Sono già citati in Monza nel 1237.
Bergamini: un tempo i mandriani che dai
pascoli di montagna bergamaschi e della Valsassina scendevano nella bassa
milanese per far svernare le mucche da latte. Il cognome è raro e compare a
Pasturo solo nel 1574.
Bernasconi: deriva da Bernasca, frazione di Camnago
Faloppio (Co). Il significato del termine è misterioso, oltre che
antichissimo: viene aggregato ad altri toponimi quali Valle Bernasca –
località scomparsa di Monza -, Bernareggio, Barlassina, Barni che aveva un
Mons barnascus attestato già nel 998.
Bigatti e Bugatti: dal gruppo di
cognomi derivati da soprannomi di animali. Bugatto cioè baco da seta nella
variante Bigatti (in dialetto bigatt). Compaiono nel monzese nel 1237 con
ben 22 famiglie.
Biraghi: dal toponimo dell’attuale frazione Birago. E’ un
toponimo prediale (riguardante i terreni in quanto oggetti di norme
giuridiche o fiscali) con desinenza gallica in –acum. Nelle forme più
antiche sinora accertate (942 e 996) in Biulaco si intravvede il nome latino
Bibulus: poteva forse trattarsi in un rus bibulacum cioè di una proprietà
posseduta da un romano Bibulo. La nobile famiglia de Birago – presente da
prima del Mille nel territorio – è registrata nel 1377 tra i nobili milanesi
che avevano diritto all’elezione passiva dei canonici ordinari del Duomo di
Milano.
Boracchi: da Burago Molgora che in origine era un toponimo prediale
romano che vedeva un rus buculiacum cooè terre possedute da un Buculius.
Successivamente il nome ha subito molte mutilazioni: è citato prima del
Mille come Bucuriacum e Buguriacum, nel 1026 Bucuriago, 1208 Buguirago;1237
Buirago; 1398 Buyrago, 1564 Buirago; 1858 Burago, 1986 Burago.
Bossi:
nobile famiglia che nello stemma riporta un bove. Il Cherubini, nel
vocabolario milanese del 1839 scrive che in dialetto l’antica voce boz
significa piccolo bue e anche persona di poco senno. Sicuramente dal latino
bos=bue. Secondo il Merati va, invece, ricondotto al germanico Bozo
(cattivo). Nel medioevo troviamo i nomi personali: Busus, Bossus, Bono;
come cognomi Bussus, Bossius, de Bosis, de Boso. Appare nel 1170,
quale console di Giustizia a Milano, un Tosabos Bossius. La famiglia
appare tra quelle nobili che, dall’elenco del 1337, aveva diritto
all’elezione passiva come canonici ordinari del duomo. Nel 1398 i Bossi sono
presenti in parecchie parrocchie della diocesi di Milano: Gallarate, Varese,
Leggiuno, Seveso, Brivio, ecc. Anche 9 consiglieri con questo nome appaiono
nel Consiglio dei Novecento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana del 1447.
Busnelli:
non ne è stata accertata alcuna radice. E, oltretutto, appaiono abbastanza
tardi in Brianza. Un’ipotesi riconduce il toponimo a località del
bellinzonese e locarnese dove all’Alpe del Boggio sono indicati Buseno,
Busenaccio: Busnello quindi, forse, una cavità nel terreno.
Caimi:
riconducibile al nome germanico Haimo che è il diminutivo di Haimrich
(haim = casa). Nel 1237, tra i prigionieri di Federico II alla battaglia di
Cortenova troviamo un Benkettus de Caymo. La famiglia
nobile milanese, con diramazione a Turate, è iscritta nel 1377 nell’elenco
delle famiglie con diritto all’elezione passiva come canonici ordinari del
Duomo. Si trovano anche negli elenchi dei mercanti di lana sottile del
‘300,’400 e ‘500. Il Casanova, nel Dizionario Feudale, riporta che nel 1623
veniva concesso il feudo di Turate al questore del Magistrato Ordinario
Gaspare Caimi, con il titolo di conte.”
“Cantù deriva dalla
cittadina di Cantù, conosciuta nel Medioevo come Canturium. Varie
sono le ipotesi avanzate sull’origine del nome: l’Olivieri dice che deriva
da “canthus” cioè cantuccio, angolo di terra. Il Mirabella Roberti sostiene
che è il nome di una tribù, i “Cantures”. Sono presenti nel monzese
già da prima del Duecento. Un particolare: lo stemma del comune di Cantù
riporta un cane ed una torre (canis+turris) dal quale deriverebbe
Cantù…I Cantù brianzoli appaiono nel 1237 a sud del lago di Pusiano. A Monza
vengono indicati ufficialmente dal Quattrocento. Oggi una nutrita schiera è
presente a Meda.
Cassina:
probabilmente dal microtoponimo cassina assai diffuso nel Medioevo,
quindi abitanti della cassina. Sono due rami diversi quelli presenti in
Milano e in Brianza. Per quelli di Milano, presenti nella vita politica
della città, si ricorda Arderico Cassina che nel 1162 andò a Lodi a giurare
fedeltà al Barbarossa. Nel 1377 la famiglia è iscritta nel più volte citato
elenco delle famiglie nobili con diritto all’elezione passiva in qualità di
canonici ordinari del Duomo.
Casati: da Casatenovo,
in Brianza, forse da un toponimo prediale romano. Comunque molto antico. Nel
1102 abbiamo Pietro, padre di Eriberto fondatore del convento di Brugora:
vengono indicati come longobardi ma seguono la legge romana. Compresi nelle’elenco
milanese del 1337; un Gerolamo da Casate nel 1483 viene citato quale
aulicus noster da Gian Galezzo Maria Sforza. Nel monzese appaiono dal
1326. Importanti membri furono i Casati feudatari di Fabbrica Durini nel
1593, di Casate Vecchio e Nuovo nel 1692 e Spino d’Adda nel 1730. Figura
unica fu il conte Gabrio Casati, che nel 1848 durante le Cinque Giornate di
Milano fu Presidente del Governo Provvisorio.
Castelli: non è chiara
la provenienza del nome benchè le località di partenza sinano collocate nel
bergamasco e nel bresciano. Nel Dizionario del Casanova sopra citato
appaiono: 1656 concessione a Camillo Castelli del feudo di Canegrate, nel
1658 del feudo di parabiago col titolo di marchese, nel 1666 del feudo di
Vittadone (Lodi), nel 1713 del feudo di Seregno.
Castoldi: nella corte
longobarda i gastaldi erano funzionari regi di carica elevata.
Successivamente designò un amministratore di località rurali. Nel 1499, in
cronache monzesi, appare una domina Francescina de Castoldis de Marliano:
cioè proveniente da Mariano Comense.
Cattaneo:
cioè capitaneus (capitano) medievale che nella bergamasca è divenuto
Capitanio e Cattaneo. Paiono partire da Monte Marenzo, dove quelli residenti
hanno diritto d’elezione del parroco della chiesa di san Paolo dal 1435.
Cazzaniga: da Gazzaniga
nel bergamasco. L’Olivieri lo fa derivare dal dialetto “gazza=bosco bandito.
Altri da nomi personali romani in sequenza temporale Cattius, Cattanius e
Cazaniga. A Milano appaiono nel Quattrocento, nella Matricola dei
Mercanti di lana sottile e in Brianza nel 1456 a Colzano.
Citterio e Citterico:
un antico toponimo brianzolo la cui località è ora scomparsa. Doveva essere
un villagio vicino a Lurago d’Erba e alla corte regia di Calpuno.
Incerto il significato del nome, forse d’origine romana con finale in –ico
quale Colico, Corsico, Albonico. Il Casanova dice che nel 1733 venne
affidato il feudo di Bollate a Pietro Francesco Citterio.
Conti: non indica un
titolo nobiliare ma deriva dal nome di battesimo Comes (Contissa)
usato nel medioevo. Successivamente diventa, come abbiamo già avuto modo di
spiegare per altri casi simili, cognome nelle trascrizioni di notai e
giudici. Negli Atti del Comune di Milano appariono, nel 1202, Comes
Girardus e Comes Guiscardus; negli elenchi del Consiglio dei
Novecento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana si trovano 14 consiglieri con
questo cognome (de Comite o de Comitibus) e viene anche indicato Joannes
de Comite quondam domini Azolini: l’appellativo dominus in questo
caso attesta che il personaggio era considerato di nobile famiglia.
Corti: nelle carte del
medioevo si trovano le formule Curtis e de Curtis: nel primo
caso attesterebbero il soprannome di una persona di piccola statura (il
contrario di longus) e nel secondo si intravvede un microtoponimo la
cui localizzazione è ben difficile. E’ pur vero che nel tempo si attesta
maggiormente nei documenti la seconda forma. In età comunale appaiono
Lanfranco de Curte, console nel 1130, Benno console nel 1151, Lanterius
console nel 1192. E’ anche vero che questo cognome si ritrova anche altrove,
in Lombardia, in questo periodo: Meda, Comabbio (VA) e Mendrisio. Nel 1377,
nell’elenco delle famiglie patrizie di Milano i cui membri avevano diritto
all’elezione passiva come canonici ordinari del Duomo, appare una famiglia
capitaneale. Il castello di Bellusco, sopra la porta d’entrata, ha una
lastra marmorea con uno stemma araldico e la seguente legenda: “Laude a
Dio Martin da Corte ma facto non a offesion di persona alcuna solo a riparo
de ogni suo disfacto” cioè, dice Martino, il castello non
doveva nuocere a nessuno ma servire solo a difesa del proprietario.
Colombo: nell’impero
romano Columbus e Columba erano nomi di schiavi. Nei primi
secoli della cristianità era molto diffuso perché veniva attribuito ad essa
il significato di purezza. A Milano appaiono nel 1266. Presenti nel lecchese
e in Valsassina dal Cinquecento. Nel 1690 Bernardo Colombo fu creato
marchese di Segrate. Nel 1845 Buffini scriveva, nei “Ragionamenti storici
economici e statistici e morali intorno all’Ospizio dei Trovatelli di
Milano” che il cognome era dato agli abbandonati bimbi dell’Ospedale
Maggiore perché l’insegna di quel liogo è una colomba che vola sopra una
portantina. In ogni caso il cognome è assai diffuso nelle nostre zone ed è
pur vero che in parecchi archivi ottocenteschi ho trovato questo cognome
attributo a bambini “esposti”, cioè abbandonati.”
Consonni:
da Consonno, frazione d’Olginate. Il significato è oscuro e viene collegato
a parecchi nomi della nostra zona come Caronno, Saronno, Capronno, Oggionno,
Biassono di probabile matrice celtica.
Crippa: il toponimo è
antichissimo, prelatino. Klapp/Krapp = roccia, sasso e lo si ritrova
nel milanese ciapp, ciapèl cioè coccio, terracotta; nel
cantonticinese ciapa = sasso, roccia; nel friulano klapp e nel
canavesano ciapera col significato di luogo ciottoloso. Crippa è una
frazione di Sirtori. Nell’elenco del 1377 delle casate nobili milanesi, più
volte ricordato, si trova una famiglia de Creppa. Nell’elenco dei
Nocevento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana appare un solo de Creppa.
Il cognome si è, dunque, diffuso più tardi in Brianza.
Crivelli: per parlare
di questo cognome e della relativa famiglia non basta un intiero volume. Il
cognome si potrebbe far risalire ai “crivelli” cioè ai setacci: fabbricanti
dunque. Il più antico rappresentante sinora ritrovato è un Pietro fu
Arderico “qui dicitur Cribello” che appare in una pergamena milanese
del 1086. Abbiamo poi Uberto Crivelli, vescovo di Vercelli, arcivescovo di
Milano nel 1186 e poi papa col nome di Urbano III. Tra i cavalieri lombardi
che aiutarono il comune di Alba in guerra nel 1229 c’è Petrus Crivellus
qui habitat in loco Parabiago. Fra i prigionieri della battaglia di
Cortenova (1237), fatti da Ferico II e mandati nel regno di Napoli,
compaiono ben sette Crivelli. Nel giuramento di fedeltà prestato dai
Milanesi alla Santa Sede, nel 1266, vi sono otto Crivelli. Nell’elenco delle
schiatte nobili milanesi del 1377 sono rappresentati ben quattro rami della
famiglia: de Cribellis, de Cribelli de Parabiago, de Cribellis de Uboldo,
de Cribellis de Narviano. Sono presenti nel Consiglio dei Novecento
dell’Aurea Repubblica Ambrosiana (1447) in dodici. Saranno poi presenti
presso la corte sforzesca: nel 1497 Ludovico Sforza dona il feudo di Nesso e
la sua pieve all’amante Lucrezia Crivelli; sono inoltre elencati in otto tra
i 41 a cui Luigi XII, re di Francia, confisca i beni il 25 agosto 1500. Sono
iscritti nella Matricola dei Mercanti di lana di Milano in venti tra il
Trecento ed il Cinquecento.Il Casanova, nel suo Dizionario Feudale, riporta:
1647, il feudo di Rancate, Ponte d’Albiate, Calò, Rosnigo; Briosco ecc., è
concesso a Tiberio Crivelli; 1655: il feudo d’Agliate è concesso a Flaminio
Crivelli col titolo di marchese; 1655: il feudo di Verano con Robbiano è
concesso al marchese Flaminio Crivelli; 1669: il feudo di Nerviano è
concesso al capitano Prospero Crivelli; 1676: il feudo di Varedo con
Masciago è concesso al giureconsulto collegiato questore marchese Flaminio
Crivelli; 1677 il feudo della corte di Casale con Canzo, Caslino,
Castelmarte, Proserpio, Longone, ecc: è concesso al marchese Flaminio
Crivelli; 1683: il feudo di Carugate è concesso al marchese questore
Flaminio Crivelli; 1691: il feudo di Lambrugo è concesso al marchese Enea
Crivelli; 1691: il feudo di Castellanza è concesso al giureconsulto
collegiato Giovanni Crivelli; 1717: diploma dell’imperatore Carlo VI per la
concessione del feudo d’Ossolaro (Cremona) al conte Giuseppe Angelo
Crivelli; 1755: diploma dell’imperatrice Maria Teresa per la concessione del
feudo di Luino e Quattro Valli col titolo di conte al conte Antonio
Crivelli.”
D’Adda:
come già detto per i Crivelli anche qui non basterebbe un volume per
esaminare la storia e le gesta di questa antica e nobile famiglia. L’origine
del cognome deriva da un capostipite proveniente da una non conosciuta
località situata lungo il fiume Adda. Il cognome appare per la prima volta
nel 1451, in un documento con cui Francesco Sforza esentava Antonio de
Abdua dal pagamento di tasse relative a beni che possedeva in Bernate:
l’esenzione riguardava anche gli eredi di Rebuco de Abdua e quelli di
Guglielmo de Abdua che avevano beni in Cornate. Erano inoltre
esentati, nello stesso documento, dominum Lafranchum et Magistrum
Raynaldum fratres de Abdua in relazione a beni che avevano
acquistato in Besana. Un Antonio D’Adda fu prevosto della chiesa di san
Vittore in Missaglia tra il 1454 ed il 1458. Ignazio Cantù nelle “Vicende
della Brianza” riporta un episodio risalente ai tempi in cui Gian Giacomo
Medici, detto il Medeghino, spadroneggiava su gran parte delle terre
dell’Alta Brianza, rammentando un Palamede d’Adda d’Olginate che aveva
vendicato la morte del suo parente Antonio Maria Negri, assassinato dagli
Spagnoli. Il Casanova, nel suo Dizionario Feudale delle provincie componenti
l’antico Stato di Milano, scrive che nel 1538 Pagano d’Adda fu investito del
feudo di Busnago con Basiano, Colnago, Cornate e Roncello. Feudo estinto con
la morte del marchese Ambrogio d’Adda nel 1652. Ancora, sempre dal Casanova,
sappiamo che nel 1538 Giovanni Agostino d’Adda era investito del feudo di
Garlate ed Oggiono con le loro pievi, dei feudi di Daverio, Gagliate, Crosio,
Brunello, Buggiate e Gazzada nella pieve di Varese, di Vernate e Carnate
nella pieve di Vimercate. Questo feudo cessava con la morte del marchese
Ambrogio d’Adda. Vanno ricordati, tra gli altri, anche il marchese Giuseppe
d’Adda che fece parte di quella società letteraria milanese, detta Palatina,
che promosse le edizioni, ad esempio, delle fonti della storia curate da
Antonino Muratori; il marchese Carlo d’Adda (1816-1900) patriota insigne e
uno dei capi del movimento di resistenza contro la dominazione austriaca.
De Capitani: il Merati
pensa che questo cognome, che appare piuttosto tardi, sia derivato da un più
antico cognome nobiliare fornito di predicato andato successivamente perduto
e riporta, ad esempio, il cognome “de Capitani d’Arzago” e aggiungo, io,
vedi i Capitani di Bregnano, divenuti poi Carcano, di Asnago e quelli di
Cermenate: nel caso in esame la località è andata persa. Esempio contrario è
costituito dai Parravicino dapprima Capitanei de Paravixino e
successivamente solo Paravixino. Dal Dizionario del Casanova si
ricava: 1690, investitura del feudo di Concorrezzo a Pirro De Capitani per
se e suoi discedenti maschi e poi per Giambattista suo fratello e sua
discendenza; 1691, Diploma di re Carlo II per il titolo di conte concesso a
Pirro; 1696: istrumento per il possesso del feudo di Concorrezzo al conte
Giambattista essendo morto il conte Pirro I°. Il feudo era composto da 135
fuochi (cioè famiglie); 1737: Diploma dell’Imperatore Carlo VI per la
concessione del trattamento e degli onori corrispondenti a quelli di Grande
di Spagna al conte Pirro de Capitani. Dall’elenco dei Vicari di Provvisione
e Podestà del Cantù si ricava: 1659, Pirro de Capitani; 1670: Pirro de
Capitani; 1680: Pirro de Capitani; 1727: don Carlo de Capitani; 1736 don
Carlo de Capitani. A Concorrenzo si conserva un palazzo stile barocchetto
detto “Palazzo dei Capitani di Scalve”, questi De Capitani erano presenti
anche in Meda in qualità di eredi dei Porro.
Dell’Orto: in
un’epigrafe del 1171, che ricorda l’inizio della costruzione delle mura
milanesi (incastrata nell’antica Porta Romana e ora conservata al Museo
Archeologico di Milano), compare tra Pinamonte de Vimercato e Malcorventus
Cotta un certo Obertus De Orto. Una famiglia, dunque, che aveva a che fare
con il possesso di “orti” (in latino Hortus col significato di campo
coltivato oppure giardino). Gli storici distinguono in due i ceppi che
compaiono in epoca medievale: uno, quello milanese, presente già nel XII
secolo che vanta uomini di legge come Oberto ed Anselmo, l’altro – quello
brianzolo - che nel 1237 si individua a Cremella, Monticello e Casirago. A
Seregno questo cognome appare radicato da oltre cinque secoli. Il Cajani
riporta, nel suo volume “Dall’antico Oratorio all’attuale Santuario della
Madonna di santa Valeria a Seregno” uno stemma seicentesco del cavaliere e
conte seregnese Giovanni Anselmo dell’Orto: per contro nel Dizionario del
Casanova non si ricava alcuna investitura feudale, segno che il titolo
nobiliare non era appoggiato ad alcun feudo.
Della Torre: dovrebbero
identificarsi anche con i Torriani, anche se alcuni storici non
escludono che il cognome Torriani si sia formato perché questa famiglia
parteggiava per i Della Torre. Quest’ultima famiglia, potentissima, era
originaria della Valsassina e ben presente nella vita milanese dell’epoca
dei Comuni. Anche per loro vale quanto scritto per Crivelli e D’Adda a
proposito del fatto che non basterebbe un intiero volume per narrarne le
gesta. Negli atti del Comune di Milano fino al 1261 si trovano: Ardericus de
la Turre, capitano, console nel 1130; Ardericus, console nel 1171; Martinus,
console nel 1196 e nel 1198, rettore della Lega nel 1198; Paganus, console
nel 1197 e nel 1205; Guastacomes, console nel 1206; Guifredus, console nel
1209. L’epigrafe sopra ricordata sopra per il Dell’Orto, riporta nella riga
immediatamente precedente anche Ardericus de la Turre tra i nomi dei
consoli. I Milanesi, sconfitti nel 1237 a Cortenova da Federico II, nel 1240
al comando di Pagano della Torre condussero una vincente battaglia contro lo
stesso imperatore tra Rosate e Casorate. Anche nel 1245 l’imperatore subì
un’altra sconfitta presso Gorgonzola ove venne fatto prigioniero suo figlio.
I Milanesi, dopo la morte di Pagano, elessero il nipote Martino ad Anziano
della Credenza, col compito di difenderli contro le pretese di nobili che
non volevano pagare tasse per le terre possedute. In questi anni si deve a
Raimondo della Torre, primo arciprete di Monza, la ricostruzione del duomo
della cittadina: lo stesso Raimondo successivamente fu vescovo di Como e poi
patriarca d’Aquileia. La battaglia di Desio del 1277 segnò la momentanea
fine del potere dei Della Torre: infatti i Visconti ottennero una netta
vittoria contro Napoleone Della Torre ed iniziarono così il periodo di loro
signoria in Milano. Napoleone venne rinchiuso in una gabbia di ferro,
esposta in una torre del castello del Baradello di Como, ove morì l’anno
successivo. V’è d’aggiungere che in questo periodo alcuni membri del casato
occuparono i beni delle monache del Monastero benedettino di san Vittore di
Meda, in particolare quelli siti in Seregno che subirono devastazioni. Altri
rami della famiglia si trovano, durante i secoli, nelle nostre zone: un
esempio è costituito dai Della Torre Rezzonico, ex-proprietari del palazzo
Porro, ora sede del Municipio di Barlassina. Altri Della Torre erano
presenti nel tredicesimo secolo in Cislago e territori circostanti; un altro
ramo aveva il possesso di Castelseprio ed un altro ancora aveva beni in quel
di Cornaredo. Nel Cinquecento abbiamo doppi matrimoni comaschi tra Orsola
Della Torre e Ottavio Turconi nonché tra Rosa Turconi ed Antonio Della
Torre. V’è infine da dire che la famiglia Turn-Taxis, pur vantando
discendenza diretta dai nostri della Torre, in realtà ha origini tedesche:
infatti i Turn-Taxis, che avevano l’appalto del servizio postale già agli
arbori del Cinquecento, acquisirono il titolo nobiliare facendo risalire la
loro genealogia ai Della Torre di Milano.”
Denti e Dentoni:taluni
studiosi pensano si tratti di un accorciativo di Defendente. Lo si trova a
Milano, nel Quattrocento e nel Cinquecento, negli elenchi dei mercanti di
lana sottile: de Dentis, de Dentis de Belano e un Cipriano de
Dentis. La zona d’origine parrebbe essere quella di Bellano. Si trova
nei registri parrocchiali ad esempio, di Copreno e Camnago nel Cinquecento
e, successivamente, in altre nostre zone. Oscura l’origine che non parrebbe
doversi collegare, comunque, ai denti.
Discacciati: questo è
il cognome, successivo a quello originario, di una nobile famiglia della
Lucchesia che apparteneva alla casa dei Quinzani e che nel secondo decennio
del 1300 vennero scacciati da Lucca perché di fede guelfa. In effetti, era
accaduto che Castruccio Castracani degli Inteminelli era divenuto signore
della città, come ben descritto da Niccolò Macchiavelli, con l’aiuto di
Pagano dei Quartigiani, dei Pogginghi e degli Onesti. L’intesa era che
dovesse governare la città per 6 mesi e poi lasciare ad altri il compito.
Ma così non fece, mantenendo ben saldo il potere. I nostri, a seguito di
congiura contro di lui, furono costretti a lasciare la città. Mi piace
riportare questo avvenimento così come viene ricordato anche da Giovanni
Villani nella “Nuova Cronica”: Nel detto anno MCCCXXVIII il duca di
Calavra signore di Firenze avendo menato segretamente uno trattato con certi
della casa de’ Quartigiani di Lucca ch’eglino co-lloro seguaci
rubellerebbono la città di Lucca a Castruccio, per soperchi ricevuti da la
sua tirannesca signoria e per molte monete che vi spendea il duca e’l Comune
di Firenze…. E veniva fatto, se non che lo ‘ndugio de la cavalcata de la
gente del duca si tardò, e in questo mezzo alcuno de la casa medesima de
Quartigiani per viltà e paura lo scoperse a Castruccio. Per la qualcosa
Castruccio subitamente fece serrare le porte di Lucca, e corse la terra con
le sue genti, e fece pigliare XXII di casa i Quartigiani e più altri, e
trovare le dette insegne. Messer Guerruccio Quartigiani e III suoi figlioli
fece impiccare co le dette insegne a ritroso, e altri di loro fece
propagginare, e tutti gli altri de’ la casa de’ Quartigiani, ch’erano più di
C, gli cacciò de la città di Lucca e del Contado. E questo fu a dì XII di
giugno del sopradetto anno.” (1328). I “Di-scacciati” usciti da Lucca
tramandarono alla loro discendenza il nuovo cognome.
Elli e Daelli: come già
ricordato nella prima puntata, arrivano da Ello in Brianza, in particolr
modo Daelli conserva la preposizione (da Ello). Analoga sorte ad
esempio per Mottadelli (Motta da Ello) e Redaelli (Re da
Ello). Il significato non è chiaro: alcuni lo fanno derivare da agellus,
cioè piccolo campo. L’Olivieri propone il latino labellum =
abbeveratorio, anche qui da approfondire.
Fasoli: dal nome di
battesimo romano Bonifatius, cioè colui che ha buon destino (fato). Fatius è
la forma accorciativa che già compare negli elenchi dei cittadini milanesi
che nel 1266 giurarono obbedienza alla Santa Sede. Faciolus – diminutivo di
Facius – compare a Bergamo nel 1156 nell’elenco dei Mille Homini Pergami.
Nel codice inedito della biblioteca capitolare del Duomo di Monza appare nel
1237:appartiene ad un contadino di Agrate che si chiama Mediusvilanus
Faxolus, dove Faxolus è già cognome. Sono presenti in Valsassina con Ser
Dominucus Fasolus de Margno nel 1388 e con Ser Fasolino Fasolo abitante in
Olcio nel 1400.
Fedele: deriva dal nome
di battesimo Fedele. Fidelis era in origine un cognomen romano
che nei primi tempi del Cristianesimo acquistò il significato di “colui che
crede nel vero Dio”. Il san Fedele da cui dovrebbe scaturire il nome di
battesimo usato nelle nostre contrade è relativo al san Fedele martire,
soldato di Massimiano, decapitato nel comasco ad vicum sumolacum,
cioè a Samolaco in provincia di Sondrio. Il cognome è già diffuso nel
Duecento a Monza, Cremella e Bulciago.”
Cristina Volontè – di Arkaikòs Onlus
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