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Storia dei nostri cognomi
 
(1a Parte dalla A alla F)


I cognomi costituiscono parte integrante della storia di ciascuno di noi e del territorio nel quale insistono. Eppure conosciamo così poco  del loro significato.

Cristina Volontè – di Arkaikòs Onlus, associazione storica lombarda, ci guiderà in questo percorso di memoria ritrovata. Prima di iniziare la trattazione dei cognomi, vorrei inserire un piccolo prologo mandatomi da Cristina sui cognomi di Gerenzano. Mi ha anche promesso che, se avra' tempo, approfondira' la storia dei cognomi di Gerenzano. Ringrazio Cristina Volonte' per il lavoro che ci ha mandato e per la sua disponibilita'.
                                                              P.A. Gianni (Gerenzanoforum)

I COGNOMI DI GERENZANO

Angaroni: Dal latino angarius = corriere (in latino angarialis è un aggettivo che riguarda il servizio di trasporto, angaria è il servizio obbligatorio di trasporto e angario è requisire per i trasporti). Dunque un nome latino che indicava un avo che faceva il corriere per i servizi “postali” romani. L’aggettivo è rimasto inalterato nel corso dei secoli e Angaroni e l’accrescitivo perché, forse, un antenato era pure alto o grosso fisicamente.

Vanzulli:Deriva dall’afèresi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale) di nomi come Avanzo o Diotavanzi – usati nel Medioevo anche per indicare bimbi sottoposti ad una speciale attenzione divina (Dio ti avanzi in buona salute, ad esempio), oppure da microtoponimi come Davanzo di Musile del Piave o Vanzo san Pietro. (Padova)

Ghirimoldi: Trova una radice nel nome medievale di origine longobarda Gerhard latinizzato in Ghirardus ed un’altra nel nome medievale Remoldus (che troviamo attestato nel lecchese, nel comasco e nel milanese). Personalmente penso ad una forma volgare dell’indicativo di Rimoldi.

Bonzini: Bonzo, Bonzi: dal nome medievale di Boncius, diffuso nelle nostre terre di Lombardia e deriva dal latino bonus che può essere riferito sia a qualità morali che fisiche. Ad esempio troviamo a Brescia nel 1175 “Bonzulum”.Bonzini è il diminutivo è può riferirsi sia ad un avo di piccola statura che ad un nucleo familiare numeroso il cui capostipite era un Bonzo. Questa forma la troviamo anche in dialetto: pensa a Bonzo e i suoi figli saranno “i Bunzit”

Grisetti: Griso, Grisi (analoga forma al plurale): due sono i pensieri in merito. Una dal nome germanico Gris. La seconda è riferita ad esempio al colore di capelli: anche in dialetto diciamo “l’è un grisun”. Personalmente propendo per la seconda ipotesi che ho trovato anche nei registri parrocchiali. Grisoni è l’accrescitivo, Grisini il diminutivo e Grisetti il vezzeggiativo.

Per il cognome Gianni credo non sussitano dubbi sulla sua origine che è poi quella del nome proprio di persona Johannis, abbondatemente usato a partire da epoche lontane.

 

Introduzione

Il nostro cognome è un patrimonio storico che ci contraddistingue, eppure generalmente non sospettiamo neppure che possa avere un significato. I nostri cognomi vedono la loro origine attorno alla metà del XII secolo, in un periodo in cui evidentemente il semplice nome di battesimo non consentiva più l’identificazione delle persone che portavano lo stesso nome: ciò era presumibilmente dovuto al forte sviluppo demografico legato ad un momento di sviluppo economico, non dimentichiamo che siamo nel periodo della nascita dei Comuni. In Lombardia l’origine del cognome è varia: può derivare da un nome di paese o città (Viganò, Parma) o dal nome di battesimo di un’antenato (Andreoni, Stefanoni, Arnaboldi), oppure da una devozione particolare verso un santo (Mauri per san Mauro), o, ancora, da un mestiere esercitato da un’avo (Medici, Ferrari, Tagliabue) o da sue particolarità fisiche (Grandi, Neri, Bianchi, Rossi, Grassi)  ed infine, connessi a nomi di animali (Ratti, Gatti, Volpi). Ma, a mio parere, la parte più interessante di questi studi è quella relativa alla località di provenienza dei cognomi, cioè il “da dove siamo partiti”.

E’ ovvio che chi ha cognomi tipo Parma, Cantù, Vergani discende da un avo originario appunto di Parma, Cantù o Villa Vergano. Per i Mauri potremmo dire che gli studi effettuati li riconducono al lago di Pusiano come i Viscardi partono da Calusco. Le approfondite ricerche hanno condotto ad un risultato ben preciso: l’esistenza di un flusso migratorio diretto specialmente a Milano, effettuato in modo massiccio dalle valli prealpine, dalla Brianza e dalle valli della bergamansca. Sono anche state evidenziate spinte minori verso altre zone: i Redaelli, partendo da Ello hanno invaso la bassa Brianza ma un ramo è risalito fino a Lecco. Un esempio classico di questo flusso è quello dei Brembilla che provengono, per l’appunto dalla località bergamasca Brembilla.  I loro avi sono sicuramente quegli abitanti di questo paese cacciati nel 1443 dai Veneziani perché fedeli ai Visconti e che vennero favorevolmente accolti nel ducato milanese appunto per la loro fede viscontea. Inoltre, Dessi ha conservato la preposizione de: quindi de Asso poi Dessi. Giulini, come una villa barzanorum romana.

Nei registri anagrafici i cognomi hanno generalmente la forma plurale perché si designa così la famiglia: fanno eccezione quelli di derivazione femminile come Marta, Sala, Beretta, ecc.

Inoltre nei cognomi sono rintracciabili parecchie impronte dialettali: Valtellina è divenuto Oltolina, Savini Saini, Taleggio Tavecchio. Inoltre il fenomeno del “rotacismo” – che trasforma la l intervocalica in r – ha modificato ad esempio Oltolina in Ortolina, Belluschi in Beruschi e via di questo passo.

Dopo aver parlato del fenomeno del rotacismo, un’altra forma dialettale consiste nell’inserire una "r" prima di una "l", come si è verificato per Zamberletti in luogo di Zambelletti o Berlusconi invece di Bellusconi. Nel percorso storico dei cognomi v’è ancora da annotare che un ruolo rilevante al loro formarsi lo ebbero le tradizioni della cancelleria, dapprima quella notarile e successivamente anche quella ecclesiastica anche se è  proprio quest’ultima ad avere sancito migliaia di cognomi. Infatti, a prescindere dalla mole pergamenacea di atti notarili fortunatamente a noi pervenuti d’epoca due/tre/quattrocentesca, è con il Concilio di Trento che, a partire dal 1564, viene fatto obbligo ai parroci di tenere un registro dei battesimi con nome e cognome per evitare, in particolare, matrimoni tra consanguinei. I parroci, come già fatto dai notai, dovendo indicare con esattezza la persona fecero spesso diventare cognome il nome del padre, oppure utilizzarono particolarità fisiche come si è già detto prima o un qualsivoglia altro aspetto che per la comunità indicava, sotto il profilo orale, quella particolare persona o famiglia.

E’ di tutta evidenza che da questo discorso rimangono fuori le famiglie “storiche” la cui presenza aveva segnato la storia del territorio e per le quali esisteva già un sistema codificato di identificazione. Due esempi significativi per tutti: I Pusterla e i Confalonieri. Per il primo: famiglia di Milano, le cui gesta riempiono le cronache del Medioevo milanese, annovera sette tra Consoli del Comune e Consoli di Giustizia, due Arcivescovi (Anselmo 1116-1136) e Guglielmo (1361-1370) e compare nella Matricola Nobilium Familiarum del 1377, elenco di famiglie i cui membri potevano entrare a far parte dei canonici ordinari del Duomo.Un Francesco Pusterla che tramò contro Luchino Visconti fu giustiziato nella piazza del Broletto nel 1341. Un altro Pusterla, Giovanni castellano di Monza, fu accusato da Giovanni Maria Visconti d’aver partecipato all’uccisione di Maria Visconti: venne fatto azzannare da mastini e successivamente decapitato e squartato.Nello stemma di famiglia si vede un’aquila stilizzata che può rappresentare apppunto una porta d’accesso. Confalonieri: anche qui famiglia antichissima. In origine il confanonerius era il portatore del gonfalone arcivescovile, cioè il  signifer della Chiesa milanese. A Milano, successivamente, accompagnavano il nuovo arcivescovo dalla sua entrata in citta sino alla dimora. In compenso ricevevano il cavallo su cui era arrivato il nuovo presule ed il baldacchino di cui loro stessi avevano retto le aste. Lo stemma di famiglia e un gonfalone spiegato. Stefano Confalonieri – de Alliate – è uno dei mandanti,nel 1252, dell’assassinio di Pietro da Verona, inquisitore per la Lombardia passato successivamente agli onori dell’altare come san Pietro martire. La famiglia compare nel famoso elenco del 1377 – vedi i Pusterla -  e compare ancora con Federico – 1785/1846 – grande uomo liberale e rivoluzionario, condannato dapprima a morte poi all’ergastolo dagli Austriaci nel 1823.

 

I Cognomi

Esaminiamo ora  alcuni   alcuni cognomi, tra quelli più curiosi:

Annoni: La famiglia milanese de Annono ( da Annone, sull'omonimo lago alle porte di Lecco) è registrata nella Matricola Nobilium Familiarum del 1377 (o 1277, la datazione è incerta), elenco delle famiglie nobili di Milano i cui membri avevano diritto all'elezione passiva come canonici ordinari del Duomo.

La parentela de Annono compare tra le famiglie guelfe di Brianza a cui Galeazzo Visconti, con un suo editto del 1385, perdonò il favore che essi avevano testimoniato ai Savoia.

Dal Dizionario Feudale delle Provincie Lombarde componenti l'antico stato di Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale (1796) dovuto al Casanova, si ricava:

 1625: diploma di re Filippo IV per la concessione del feudo di Gussola (Cremona) a Giacomo Antonio Annoni;

1659:  il feudo di Merone è concesso a Paolo Annoni;

1676: il feudo di Cerro al Lambro è concessoo a Carlo Annoni con il titolo di conte.

 

Per concludere, secondo i più accreditati studiosi, il toponimo di Annone è da ricondurre al nome personale germanico Ano, Anone.

Arnoldi: raro nel milanese. Attualmente si trova a Cantù, Lentate sul Seveso e Carnate. Deriva dal germanico Arni-wal cioè “aquila che governa”. Come nome è rimasto in Arnaldo e nel cognome Arnoldi, presente a Bergamo.

Arrigoni e Rigoni: deriva dal nome personale germanico Haimirich (haim i= patria e rik = potente) cioè signore della sua patria. In italiano è divenuto Arrigo ed Enrico, mentre il cognome di famiglia è dovuto all’accrescitivo Arrigone. La potente famiglia ghibellina degli Arrigoni di Taleggio nel 1382 brucia la guelfa Rota. In seguito si espande anche nei territori del milanese.

Barlassina: deriva dal toponimo del paese a noi così vicino. Il toponimo è tuttora sconosciuto, mentre la forma più antica è Barnaxina che alcuni studiosi accostano a Barni, altro toponimo tuttora oscuro. I da Barnaxina sono già stanziati nel monzese nel Trecento e, in particolare risultano parecchi mercanti, alcuni adetti alla tessitura della lana, un magister da muro (capomastro) e un caleghar cioè un fabbricante di scarpe.

Barzanò appaiono a Milano già nel Duecento.

Bellini, Bella, Bellino, Bellina, ect.: sono nomi di battesimo medievali. A Milano compaiono nel 1266 come nomi personali, quali: Beletus, Bellinus, Bellonus, Belotus.

Beretta: cognome molto diffuso in Brianza. Trae origine dal luogo bergamasco di Beretta che oggi si chiama San Gregorio.  Si suppone che sia da collegare a beveretta - diminutivo di bevera – corso d’acqua anche perché le forme più antiche reperite sono precedute dall’articolo determinativo e la località bergamasca, in documenti del Quattrocento, e definita “comune del la Beretta”. Compaiono nell’editto del 1385 con cui Giangaleazzo Visconti perdona le famiglie guelfe che avevano appoggiato il suo rivale conte di Savoia. Bergomi: da Bergamo. Sono già citati in Monza nel 1237.

Bergamini: un tempo i mandriani che dai pascoli di montagna bergamaschi e della Valsassina scendevano nella bassa milanese per far svernare le mucche da latte. Il cognome è raro e compare a Pasturo solo nel 1574.

Bernasconi: deriva da Bernasca, frazione di Camnago Faloppio (Co). Il significato del termine è misterioso, oltre che antichissimo: viene aggregato ad altri toponimi quali Valle Bernasca – località scomparsa di Monza -, Bernareggio, Barlassina, Barni che aveva un Mons barnascus attestato già nel 998.

Bigatti e Bugatti: dal gruppo di cognomi derivati da soprannomi di animali. Bugatto cioè baco da seta nella variante Bigatti (in dialetto bigatt). Compaiono nel monzese nel 1237 con ben 22 famiglie.

Biraghi: dal toponimo dell’attuale frazione Birago. E’ un toponimo prediale (riguardante i terreni in quanto oggetti di norme giuridiche o fiscali) con desinenza gallica in –acum. Nelle forme più antiche sinora accertate (942 e 996) in Biulaco si intravvede il nome latino Bibulus: poteva forse trattarsi in un rus bibulacum cioè di una proprietà posseduta da un romano Bibulo. La nobile famiglia de Birago – presente da prima del Mille nel territorio – è registrata nel 1377 tra i nobili milanesi che avevano diritto all’elezione passiva dei canonici ordinari del Duomo di Milano.

Boracchi: da Burago Molgora che in origine era un toponimo prediale romano che vedeva un rus buculiacum cooè terre possedute da un Buculius. Successivamente il nome ha subito molte mutilazioni: è citato prima del Mille come Bucuriacum e Buguriacum, nel 1026 Bucuriago, 1208 Buguirago;1237 Buirago; 1398 Buyrago, 1564 Buirago; 1858 Burago, 1986 Burago.

Bossi: nobile famiglia che nello stemma riporta un bove. Il Cherubini, nel vocabolario milanese del 1839 scrive che in dialetto l’antica voce boz significa piccolo bue e anche persona di poco senno. Sicuramente dal latino bos=bue. Secondo il Merati va, invece, ricondotto al germanico Bozo (cattivo). Nel medioevo troviamo i nomi personali: Busus, Bossus, Bono; come cognomi Bussus, Bossius, de Bosis, de Boso. Appare nel 1170, quale console di Giustizia a Milano, un Tosabos Bossius.  La famiglia appare tra quelle nobili che, dall’elenco del 1337, aveva diritto all’elezione passiva come canonici ordinari del duomo. Nel 1398 i Bossi sono presenti in parecchie parrocchie della diocesi di Milano: Gallarate, Varese, Leggiuno, Seveso, Brivio, ecc. Anche 9 consiglieri con questo nome appaiono nel Consiglio dei Novecento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana del 1447. 

Busnelli: non ne è stata accertata alcuna radice. E, oltretutto, appaiono abbastanza tardi in Brianza. Un’ipotesi riconduce il toponimo a località del bellinzonese e locarnese dove all’Alpe del Boggio sono indicati  Buseno, Busenaccio: Busnello quindi, forse, una cavità nel terreno.

Caimi: riconducibile al nome germanico Haimo che è il diminutivo di Haimrich (haim = casa). Nel 1237, tra i prigionieri di Federico II alla battaglia di Cortenova troviamo un Benkettus de Caymo. La famiglia nobile milanese, con diramazione a Turate, è iscritta nel 1377 nell’elenco delle famiglie con diritto all’elezione passiva come canonici ordinari del Duomo. Si trovano anche negli elenchi dei mercanti di lana sottile del ‘300,’400 e ‘500. Il Casanova, nel Dizionario Feudale, riporta che nel 1623 veniva concesso il feudo di Turate al questore del Magistrato Ordinario Gaspare Caimi, con il titolo di conte.”

Cantù deriva dalla cittadina di Cantù, conosciuta nel Medioevo come Canturium. Varie sono le ipotesi avanzate sull’origine del nome: l’Olivieri dice che deriva da “canthus” cioè cantuccio, angolo di terra. Il Mirabella Roberti sostiene che è il nome di una tribù, i “Cantures”.  Sono presenti nel monzese già da prima del Duecento. Un particolare: lo stemma del comune di Cantù riporta un cane ed una torre (canis+turris) dal quale deriverebbe Cantù…I Cantù brianzoli appaiono nel 1237 a sud del lago di Pusiano. A Monza vengono indicati ufficialmente dal Quattrocento. Oggi una nutrita schiera è presente a Meda.

Cassina: probabilmente dal microtoponimo cassina assai diffuso nel Medioevo, quindi abitanti della cassina. Sono due rami diversi quelli presenti in Milano e in Brianza. Per quelli di Milano, presenti nella vita politica della città, si ricorda Arderico Cassina che nel 1162 andò a Lodi a giurare fedeltà al Barbarossa. Nel 1377 la famiglia è iscritta nel più volte citato elenco delle famiglie nobili con diritto all’elezione passiva in qualità di canonici ordinari del Duomo.

Casati: da Casatenovo, in Brianza, forse da un toponimo prediale romano. Comunque molto antico. Nel 1102 abbiamo Pietro, padre di Eriberto fondatore del convento di Brugora: vengono indicati come longobardi ma seguono la legge romana. Compresi nelle’elenco milanese del 1337; un Gerolamo da Casate nel 1483 viene citato quale aulicus noster da Gian Galezzo Maria Sforza. Nel monzese appaiono dal 1326. Importanti membri furono i Casati feudatari di Fabbrica Durini nel 1593, di Casate Vecchio e Nuovo  nel 1692 e Spino d’Adda nel 1730. Figura unica fu il conte Gabrio Casati, che nel 1848 durante le Cinque Giornate di Milano fu Presidente del Governo Provvisorio.

Castelli: non è chiara la provenienza del nome benchè le località di partenza sinano collocate nel bergamasco e nel bresciano. Nel Dizionario del Casanova sopra citato appaiono: 1656 concessione a Camillo Castelli del feudo di Canegrate, nel 1658 del feudo di parabiago col titolo di marchese, nel 1666 del feudo di Vittadone (Lodi), nel 1713 del feudo di Seregno.

Castoldi: nella corte longobarda i gastaldi erano funzionari regi di carica elevata.  Successivamente designò un amministratore di località rurali. Nel 1499, in cronache monzesi, appare una domina Francescina de Castoldis de Marliano: cioè proveniente da Mariano Comense.

Cattaneo: cioè capitaneus (capitano) medievale che nella bergamasca è divenuto Capitanio e Cattaneo. Paiono partire da Monte Marenzo, dove quelli residenti hanno diritto d’elezione del parroco della chiesa di san Paolo dal 1435.

Cazzaniga: da Gazzaniga nel bergamasco. L’Olivieri lo fa derivare dal dialetto “gazza=bosco bandito. Altri da nomi personali romani in sequenza temporale Cattius, Cattanius e Cazaniga. A Milano appaiono nel Quattrocento, nella Matricola dei Mercanti di lana sottile e in Brianza nel 1456 a Colzano.

Citterio e Citterico: un antico toponimo brianzolo la cui località è ora scomparsa. Doveva essere un villagio vicino a Lurago d’Erba e alla corte regia di Calpuno. Incerto il significato del nome, forse d’origine romana con finale in –ico quale Colico, Corsico, Albonico. Il Casanova dice che nel 1733 venne affidato il feudo di Bollate a Pietro Francesco Citterio.

Conti: non indica un titolo nobiliare ma deriva dal nome di battesimo Comes (Contissa) usato nel medioevo. Successivamente diventa, come abbiamo già avuto modo di spiegare per altri casi simili, cognome nelle trascrizioni di notai e giudici. Negli Atti del Comune di Milano appariono, nel 1202, Comes Girardus e Comes Guiscardus; negli elenchi del Consiglio dei Novecento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana si trovano 14 consiglieri con questo cognome (de Comite o de Comitibus) e viene anche indicato Joannes de Comite quondam domini Azolini: l’appellativo dominus in questo caso attesta che il personaggio era considerato di nobile famiglia.

Corti: nelle carte del medioevo si trovano le formule Curtis e de Curtis: nel primo caso attesterebbero il soprannome di una persona di piccola statura (il contrario di longus) e nel secondo si intravvede un microtoponimo la cui localizzazione è ben difficile. E’ pur vero che nel tempo si attesta maggiormente nei documenti la seconda forma. In età comunale appaiono Lanfranco de Curte,  console nel 1130, Benno console nel 1151, Lanterius console nel 1192. E’ anche vero che questo cognome si ritrova anche altrove, in Lombardia, in questo periodo: Meda, Comabbio (VA) e Mendrisio. Nel 1377, nell’elenco delle famiglie patrizie di Milano i cui membri avevano diritto all’elezione passiva come canonici ordinari del Duomo, appare una famiglia capitaneale. Il castello di Bellusco, sopra la porta d’entrata, ha una lastra marmorea con uno stemma araldico e la seguente legenda: “Laude a Dio Martin da Corte ma facto non a offesion di persona alcuna solo a riparo de ogni suo disfacto” cioè, dice Martino, il castello non doveva nuocere a nessuno ma servire solo a difesa del proprietario.

Colombo: nell’impero romano Columbus e Columba erano nomi di schiavi.  Nei primi secoli della cristianità era molto diffuso perché veniva attribuito ad essa il significato di purezza. A Milano appaiono nel 1266. Presenti nel lecchese e in Valsassina dal Cinquecento. Nel 1690 Bernardo Colombo  fu creato marchese di Segrate. Nel 1845 Buffini scriveva, nei “Ragionamenti storici economici e statistici e morali intorno all’Ospizio dei Trovatelli di Milano” che il cognome era dato agli abbandonati bimbi dell’Ospedale Maggiore perché l’insegna di quel liogo è una colomba che vola sopra una portantina. In ogni caso il cognome è assai diffuso nelle nostre zone ed è pur vero che in parecchi archivi ottocenteschi ho trovato questo cognome attributo a bambini “esposti”, cioè abbandonati.”

Consonni: da Consonno, frazione d’Olginate. Il significato è oscuro e viene collegato a parecchi nomi della nostra zona come Caronno, Saronno, Capronno, Oggionno, Biassono di probabile matrice celtica.

 

Crippa: il toponimo è antichissimo, prelatino. Klapp/Krapp = roccia, sasso e lo si ritrova nel milanese ciapp, ciapèl cioè coccio, terracotta; nel cantonticinese ciapa = sasso, roccia; nel friulano klapp e nel canavesano ciapera col significato di luogo ciottoloso. Crippa è una frazione di Sirtori. Nell’elenco del 1377 delle casate nobili milanesi, più volte ricordato, si trova una famiglia de Creppa. Nell’elenco dei Nocevento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana appare un solo de Creppa. Il cognome si è, dunque, diffuso più tardi in Brianza.

 

Crivelli: per parlare di questo cognome e della relativa famiglia non basta un intiero volume. Il cognome si potrebbe far risalire ai “crivelli” cioè ai setacci: fabbricanti dunque. Il più antico rappresentante sinora ritrovato è un Pietro fu Arderico “qui dicitur Cribello” che appare in una pergamena milanese del 1086. Abbiamo poi Uberto Crivelli, vescovo di Vercelli, arcivescovo di Milano nel 1186 e poi papa col nome di Urbano III. Tra i cavalieri lombardi che aiutarono il comune di Alba in guerra nel 1229 c’è Petrus Crivellus qui habitat in loco Parabiago.  Fra i prigionieri della battaglia di Cortenova (1237), fatti da Ferico II e mandati nel regno di Napoli, compaiono ben sette Crivelli. Nel giuramento di fedeltà prestato dai Milanesi alla Santa Sede, nel 1266, vi sono otto Crivelli. Nell’elenco delle schiatte nobili milanesi  del 1377 sono rappresentati ben quattro rami della famiglia: de Cribellis, de Cribelli de Parabiago, de Cribellis de Uboldo, de Cribellis de Narviano. Sono presenti nel Consiglio dei Novecento dell’Aurea Repubblica Ambrosiana (1447) in dodici. Saranno poi presenti presso la corte sforzesca: nel 1497 Ludovico Sforza dona il feudo di Nesso e la sua pieve all’amante Lucrezia Crivelli; sono inoltre elencati in otto tra i 41 a cui Luigi XII, re di Francia, confisca i beni il 25 agosto 1500. Sono iscritti nella Matricola dei Mercanti di lana di Milano in venti tra il Trecento ed il Cinquecento.Il Casanova, nel suo Dizionario Feudale, riporta: 1647, il feudo di Rancate, Ponte d’Albiate, Calò, Rosnigo; Briosco ecc., è concesso a Tiberio Crivelli; 1655: il feudo d’Agliate è concesso a Flaminio Crivelli col titolo di marchese; 1655: il feudo di Verano con Robbiano è concesso al marchese Flaminio Crivelli; 1669: il feudo di Nerviano è concesso al capitano Prospero Crivelli; 1676: il feudo di Varedo con Masciago è concesso al giureconsulto collegiato questore marchese Flaminio Crivelli; 1677 il feudo della corte di Casale con Canzo, Caslino, Castelmarte, Proserpio, Longone, ecc: è concesso al marchese Flaminio Crivelli; 1683: il feudo di Carugate è concesso al marchese questore Flaminio Crivelli; 1691: il feudo di Lambrugo è concesso al marchese Enea Crivelli; 1691: il feudo di Castellanza è concesso al giureconsulto collegiato Giovanni Crivelli; 1717: diploma dell’imperatore Carlo VI per la concessione del feudo d’Ossolaro (Cremona) al conte Giuseppe Angelo Crivelli; 1755: diploma dell’imperatrice Maria Teresa per la concessione del feudo di Luino e Quattro Valli col titolo di conte al conte Antonio Crivelli.”

 

D’Adda: come già detto per i Crivelli anche qui non basterebbe un volume per esaminare la storia e le gesta di questa antica e nobile famiglia. L’origine del cognome deriva da un capostipite proveniente da una non conosciuta località situata lungo il fiume Adda. Il cognome appare per la prima volta nel 1451, in un documento con cui Francesco Sforza esentava Antonio de Abdua dal pagamento di tasse relative a beni che possedeva in Bernate: l’esenzione riguardava anche gli eredi di Rebuco de Abdua e quelli di Guglielmo de Abdua che avevano beni in Cornate. Erano inoltre esentati, nello stesso documento, dominum Lafranchum et Magistrum Raynaldum fratres de Abdua in relazione a beni che avevano acquistato in Besana. Un Antonio D’Adda fu prevosto della chiesa di san Vittore in Missaglia tra il 1454 ed il 1458. Ignazio Cantù nelle “Vicende della Brianza” riporta un episodio risalente ai tempi in cui Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, spadroneggiava su gran parte delle terre dell’Alta Brianza, rammentando un Palamede d’Adda d’Olginate che aveva vendicato la morte del suo parente Antonio Maria Negri, assassinato dagli Spagnoli. Il Casanova, nel suo Dizionario Feudale delle provincie componenti l’antico Stato di Milano, scrive che nel 1538 Pagano d’Adda fu investito del feudo di Busnago con Basiano, Colnago, Cornate e Roncello. Feudo estinto con la morte del marchese Ambrogio d’Adda nel 1652. Ancora, sempre dal Casanova, sappiamo che nel 1538 Giovanni Agostino d’Adda era investito del feudo di Garlate ed Oggiono con le loro pievi, dei feudi di Daverio, Gagliate, Crosio, Brunello, Buggiate e Gazzada nella pieve di Varese, di Vernate e Carnate nella pieve di Vimercate. Questo feudo cessava con la morte del marchese Ambrogio d’Adda. Vanno ricordati, tra gli altri, anche il marchese Giuseppe d’Adda che fece parte di quella società letteraria milanese, detta Palatina, che promosse le edizioni, ad esempio, delle fonti della storia curate da Antonino Muratori; il marchese Carlo d’Adda (1816-1900) patriota insigne e uno dei capi del movimento di resistenza contro la dominazione austriaca.

De Capitani: il Merati pensa che questo cognome, che appare piuttosto tardi, sia derivato da un più antico cognome nobiliare fornito di predicato andato successivamente perduto e riporta, ad esempio, il cognome “de Capitani d’Arzago” e aggiungo, io, vedi i Capitani di Bregnano, divenuti poi Carcano, di Asnago e quelli di Cermenate: nel caso in esame la località è andata persa. Esempio contrario è costituito dai Parravicino dapprima Capitanei de Paravixino e successivamente solo Paravixino. Dal Dizionario del Casanova si ricava: 1690, investitura del feudo di Concorrezzo a Pirro De Capitani per se e suoi discedenti maschi e poi per Giambattista suo fratello e sua discendenza; 1691, Diploma di re Carlo II per il titolo di conte concesso a Pirro; 1696: istrumento per il possesso del feudo di Concorrezzo al conte Giambattista essendo morto il conte Pirro I°. Il feudo era composto da 135 fuochi (cioè famiglie); 1737: Diploma dell’Imperatore Carlo VI per la concessione del trattamento e degli onori corrispondenti a quelli di Grande di Spagna al conte Pirro de Capitani. Dall’elenco dei Vicari di Provvisione e Podestà del Cantù si ricava: 1659, Pirro de Capitani; 1670: Pirro de Capitani; 1680: Pirro de Capitani; 1727: don Carlo de Capitani; 1736 don Carlo de Capitani. A Concorrenzo si conserva un palazzo stile barocchetto detto “Palazzo dei Capitani di Scalve”, questi De Capitani erano presenti anche in Meda in qualità di eredi dei Porro.

Dell’Orto: in un’epigrafe del 1171, che ricorda l’inizio della costruzione delle mura milanesi (incastrata nell’antica Porta Romana e ora conservata al Museo Archeologico di Milano), compare tra Pinamonte de Vimercato e Malcorventus Cotta un certo Obertus De Orto. Una famiglia, dunque, che aveva a che fare con il possesso di “orti” (in latino Hortus col significato di campo coltivato oppure giardino). Gli storici distinguono in due i ceppi che compaiono in epoca medievale: uno, quello milanese, presente già nel XII secolo che vanta uomini di legge come Oberto ed Anselmo, l’altro – quello brianzolo - che nel 1237 si individua a Cremella, Monticello e Casirago. A Seregno questo cognome appare radicato da oltre cinque secoli. Il Cajani riporta, nel suo volume “Dall’antico Oratorio all’attuale Santuario della Madonna di santa Valeria a Seregno” uno stemma seicentesco del cavaliere e conte seregnese Giovanni Anselmo dell’Orto: per contro nel Dizionario del Casanova non si ricava alcuna investitura feudale, segno che il titolo nobiliare non era appoggiato ad alcun feudo.

Della Torre: dovrebbero identificarsi anche con i Torriani, anche se alcuni storici non escludono che il cognome Torriani si sia formato perché questa famiglia parteggiava per i Della Torre. Quest’ultima famiglia, potentissima, era originaria della Valsassina e ben presente nella vita milanese dell’epoca dei Comuni. Anche per loro vale quanto scritto per Crivelli e D’Adda a proposito del fatto che non basterebbe un intiero volume per narrarne le gesta. Negli atti del Comune di Milano fino al 1261 si trovano: Ardericus de la Turre, capitano, console nel 1130; Ardericus, console nel 1171; Martinus, console nel 1196 e nel 1198, rettore della Lega nel 1198; Paganus, console nel 1197 e nel 1205; Guastacomes, console nel 1206; Guifredus, console nel 1209. L’epigrafe sopra ricordata sopra per il Dell’Orto, riporta nella riga immediatamente precedente anche Ardericus de la Turre tra i nomi dei consoli. I Milanesi, sconfitti nel 1237 a Cortenova da Federico II, nel 1240 al comando di Pagano della Torre condussero una vincente battaglia contro lo stesso imperatore tra Rosate e Casorate. Anche nel 1245 l’imperatore subì un’altra sconfitta presso Gorgonzola ove venne fatto prigioniero suo figlio. I Milanesi, dopo la morte di Pagano, elessero il nipote Martino ad Anziano della Credenza, col compito di difenderli contro le pretese di nobili che non volevano pagare tasse per le terre possedute. In questi anni si deve a Raimondo della Torre, primo arciprete di Monza, la ricostruzione del duomo della cittadina: lo stesso Raimondo successivamente fu vescovo di Como e poi patriarca d’Aquileia. La battaglia di Desio del 1277 segnò la momentanea fine del potere dei Della Torre: infatti i Visconti ottennero una netta vittoria contro Napoleone Della Torre ed iniziarono così il periodo di loro signoria in Milano. Napoleone venne rinchiuso in una gabbia di ferro, esposta in una torre del castello del Baradello di Como, ove morì l’anno successivo. V’è d’aggiungere che in questo periodo alcuni membri del casato occuparono i beni delle monache del Monastero benedettino di san Vittore di Meda, in particolare quelli siti in Seregno che subirono devastazioni. Altri rami della famiglia si trovano, durante i secoli, nelle nostre zone: un esempio è costituito dai Della Torre Rezzonico, ex-proprietari del palazzo Porro, ora sede del Municipio di Barlassina. Altri Della Torre erano presenti nel tredicesimo secolo in Cislago e territori circostanti; un altro ramo aveva il possesso di Castelseprio ed un altro ancora aveva beni in quel di Cornaredo. Nel Cinquecento abbiamo doppi matrimoni comaschi tra Orsola Della Torre e Ottavio Turconi nonché tra Rosa Turconi ed Antonio Della Torre. V’è infine da dire che la famiglia Turn-Taxis, pur vantando discendenza diretta dai nostri della Torre, in realtà ha origini tedesche: infatti i Turn-Taxis, che avevano l’appalto del servizio postale già agli arbori del Cinquecento, acquisirono il titolo nobiliare facendo risalire la loro genealogia ai Della Torre di Milano.” 

Denti e Dentoni:taluni studiosi pensano si tratti di un accorciativo di Defendente. Lo si trova a Milano, nel Quattrocento e nel Cinquecento, negli elenchi dei mercanti di lana sottile: de Dentis, de Dentis de Belano e un Cipriano de Dentis. La zona d’origine parrebbe essere quella di Bellano. Si trova nei registri parrocchiali ad esempio, di Copreno e Camnago nel Cinquecento e, successivamente, in altre nostre zone. Oscura l’origine che non parrebbe doversi collegare, comunque, ai denti.

Discacciati: questo è il cognome, successivo a quello originario, di una nobile famiglia della Lucchesia che apparteneva alla casa dei Quinzani e che nel secondo decennio del 1300 vennero scacciati da Lucca perché di fede guelfa. In effetti, era accaduto che Castruccio Castracani degli Inteminelli era divenuto signore della città, come ben descritto da Niccolò Macchiavelli, con l’aiuto di Pagano dei Quartigiani, dei Pogginghi e degli Onesti. L’intesa era che dovesse governare la città per 6 mesi e poi lasciare ad altri il compito.  Ma così non fece, mantenendo ben saldo il potere. I nostri, a seguito di congiura contro di lui, furono costretti a lasciare la città. Mi piace riportare questo avvenimento così come viene ricordato anche da Giovanni Villani nella “Nuova Cronica”: Nel detto anno MCCCXXVIII il duca di Calavra signore di Firenze avendo menato segretamente uno trattato con certi della casa de’ Quartigiani di Lucca ch’eglino co-lloro seguaci rubellerebbono la città di Lucca a Castruccio, per soperchi ricevuti da la sua tirannesca signoria e per molte monete che vi spendea il duca e’l Comune di Firenze…. E veniva fatto, se non che lo ‘ndugio de la cavalcata de la gente del duca si tardò, e in questo mezzo alcuno de la casa medesima de Quartigiani per viltà e paura lo scoperse a Castruccio. Per la qualcosa Castruccio subitamente fece serrare le porte di Lucca, e corse la terra con le sue genti, e fece pigliare XXII di casa i Quartigiani e più altri, e trovare le dette insegne. Messer Guerruccio Quartigiani e III suoi figlioli fece impiccare co le dette insegne a ritroso, e altri di loro fece propagginare, e tutti gli altri de’ la casa de’ Quartigiani, ch’erano più di C, gli cacciò de la città di Lucca e del Contado. E questo fu a dì XII di giugno del sopradetto anno.” (1328). I “Di-scacciati” usciti da Lucca tramandarono alla loro discendenza il nuovo cognome.

Elli e Daelli: come già ricordato nella prima puntata, arrivano da Ello in Brianza, in particolr modo Daelli conserva la preposizione (da Ello). Analoga sorte ad esempio per Mottadelli (Motta da Ello) e Redaelli (Re da Ello). Il significato non è chiaro: alcuni lo fanno derivare da agellus, cioè piccolo campo. L’Olivieri propone il latino labellum = abbeveratorio, anche qui da approfondire.

Fasoli:  dal nome di battesimo romano Bonifatius, cioè colui che ha buon destino (fato). Fatius è la forma accorciativa che già compare negli elenchi dei cittadini milanesi che nel 1266 giurarono obbedienza alla Santa Sede.  Faciolus – diminutivo di Facius – compare a Bergamo nel 1156 nell’elenco dei Mille Homini Pergami. Nel codice inedito della biblioteca capitolare del Duomo di Monza appare nel 1237:appartiene ad un contadino di Agrate che si chiama Mediusvilanus Faxolus, dove Faxolus è già cognome.  Sono presenti in Valsassina con Ser Dominucus Fasolus de Margno nel 1388 e con Ser Fasolino Fasolo abitante in Olcio nel 1400.

Fedele: deriva dal nome di battesimo Fedele. Fidelis era in origine un cognomen romano che nei primi tempi del Cristianesimo acquistò il significato di “colui che crede nel vero Dio”.  Il san Fedele da cui dovrebbe scaturire il nome di battesimo usato nelle nostre contrade è relativo al san Fedele martire, soldato di Massimiano, decapitato nel comasco ad vicum sumolacum, cioè a Samolaco in provincia di Sondrio. Il cognome è già diffuso nel Duecento a Monza, Cremella e Bulciago.”

Cristina Volontè – di Arkaikòs Onlus

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I COGNOMI DI GERENZANO

I Gerenzanesi autoctoni