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Sono appena tornata da « Siracusa la Bella »
ed ancora ho negli occhi il suo mare, le barche in attesa di partire, i suoi
pescatori. Mi attardavo la sera sulla riva, accanto alle barche, e unico
rumore il risucchio delle onde o il grido acidulo dei gabbiani. Mi ero
accorta però che poco lontano un uomo, molto vecchio, sostava a fumare la
pipa in silenzio, e pareva scrutare l’orizzonte in attesa di qualcuno, di
qualcosa.
Ogni sera era lì e di sicuro
riconosceva il mio passo perché al mio arrivo volgeva il capo verso di me,
poi però subito guardava altrove. Non osavo avvicinarmi e quando una sera
vinta dalla curiosità, mi decisi a farlo, subito mi ritrassi fingendo di
andarmene. “Dove scappate, rimanete”! Era la prima volta che sentivo il
suono della sua voce roca, le parole articolate.
Mi voltai chiedendomi per un
istante se avessi udito bene. E ancora quella voce inconfondibile: “Avete
capito bene”. Mi avvicinai. Il viso cotto dal sole, le guance scarne, le
rughe così fitte da sembrare solchi e lo sguardo divertito negli occhi di
un azzurro che pareva rubato al colore del mare. Sedetti poco distante e
aspettai. Il pescatore posò la pipa su una pietra dopo averla svuotata della
brace con gesti lenti, ed iniziò a raccontarmi la sua vita vissuta quasi
interamente sul mare. “Ne avrete nostalgìa” gli chiesi timidamente: lui si
limitò a guardarmi. “Che sciocca” pensai, “come si può chiedere a un lupo di
mare se ha nostalgìa del suo mare”! Non disse nulla però e mi sentii
sollevata.
Il sole era diventato una
palla di fuoco e si tuffava lentamente verso il mare. Le onde si
infrangevano sulla riva in una danza ondulata e parevano anch’esse
ascoltare, e si attardavano prima di ritrarsi lente e silenziose per non
disturbare il racconto del vecchio pescatore. D’un tratto egli smise di
parlare, chinò il capo e capii che era tempo di partire. L’aria si faceva
pungente, raccolsi il mio scialle sulle spalle e mi voltai per salutarlo, ma
lui già si incamminava lungo la spiaggia verso il suo mare, verso quel nulla
da dove pensavo fosse venuto. Non capivo. “Eppure non ho sognato” mi
ripetevo. Rientrai in albergo accompagnata dal suono della sua voce.
La sera appresso non c’era ad
aspettarmi; provai un senso di vuoto e mi chiedevo cosa mai lo avesse
ferito. E la sera appresso ancora; e quando ormai mi ero rassegnata a non
vederlo più, eccolo riapparire. Sembrava venisse da molto lontano, aveva
l’aria stanca. “Mi aspettavate”? Chiese sorridendo. Non pronunciai parola
tanta era la mia gioia nel rivederlo e lui sedette accanto a me e con gesti
misurati posò di nuovo la sua pipa sulla pietra e dopo una pausa di silenzio
scandì: “Sapete ascoltare, per questo sono tornato”. Riprese la pipa, la
riaccese, l’aroma del tabacco era l’unica cosa reale in quell’atmosfera
senza tempo. Continuò il racconto della sua vita tra mare e cielo,
interrotto qualche sera prima. Colsi l’occasione e gli chiesi a bruciapelo:
“Dio esiste? voi che avete solcato i mari e scrutavate il cielo per timore
della tempesta, lo avete incontrato”?
Rimase assorto un lungo
istante. “Ho sbagliato di nuovo” mi rimproverai. Ma la sua voce pacata,
ruppe quel silenzio pesante come una nuvola carica di pioggia, e con un
gesto della mano lo vidi tracciare un cerchio dalla terra verso l’alto, poi
quasi in un sussurro disse: “E questo cos’è? Non è Dio forse? Dio è attorno
a noi, è in questa brezza, in questo mare, in questa splendida natura, è
ovunque se lo sappiamo cercare”! “Gli uomini soffrono, c’è molta
cattiveria, molto dolore, l’innocenza è violata...” osai appena... “Perché
gli uomini hanno chiuso il loro cuore, l’egoismo offusca i loro pensieri,
hanno perso la fede e la speranza”.
Sentii un leggero soffio
attorno al viso, eppure l’aria era statica. Mi voltai per raccogliere il mio
scialle, poi nuovamente verso di lui. Ma lui, il vecchio pescatore, si era
già incamminato verso la riva, verso il suo mare. Lo rincorsi, seguii le sue
impronte sulla sabbia. “Altre cose vorrei chiedervi...” ma di lui più
nulla... Rimasi per qualche istante a scrutare le onde, morbide,
invitanti... Nulla. “Proprio ora, proprio ora che cominciavo a capire”! Gli
gridai - “Proprio ora che volevo sapere”!
L T (Gennaio 2005)
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