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Ero stata a far visita ad
amici nella loro casa sul lago e nel prendere il treno del ritorno sono
salita sul convoglio sbagliato, sicché invece di andare a nord, ho preso il
treno per il sud che allegramente scendeva verso le terre dalle dolci
colline costeggiate da un lato per un lungo tratto, dalle acque tranquille
del lago Lemano (che bagna Losanna e Ginevra) e, dall'altro lato, dai
vitigni bassi tipici di quella zona che sembravano nascondere elfi
dispettosi intenti a stropicciare le foglie per meglio mostrare ai
viaggiatori i primi grappoli d'uva. Il treno pareva rallentare per meglio
catturare la bellezza di quei luoghi quasi avesse anche lui, di ferro e di
acciao, un cuore romantico. L'azzurro del lago si sposava con l'azzurro del
cielo da fare pensare che il mondo si fosse capovolto. I promontori dalle
curve morbide ospitavano giovani in cerca degli ultimi raggi di sole prima
del tramonto. E lui, il Lago, con quell'azzurro rubato al cielo era solcato
dalle ultime barche a vela che lente e sinuose si chiudevano a cerchio da
sembrare, con le loro vele immacolate, tanti confetti giganti su un vassoio
di cristallo in attesa di una sposa molto speciale. La mente spazia. Ricordi
che emergono. Mito arturiano. *La Dama del Lago*, l'amore proibito di
*Lancillotto del Lago e Ginevra*. I pensieri si rincorrono nella mente e
saltellano sulle onde appena mosse dalla brezza della sera. Il sole di color
arancio cerca di resistere all'abbraccio della notte, e quei confetti
giganti ...sempre in attesa, velati ora da una leggera bruma... e i sussurri
rubati dal vento ai giovani amanti che si salutano: a domani, forse
...chissà, se tu... se io... Ed io, su quel treno che inaspettatamente mi
aspettava come il destino all'angolo di una via, guardavo dal finestrino
quello spettacolo irripetibile.
Il fischio del treno ad una
curva mi riporta alla realtà.
Il ritorno fu triste e la
notte buia; il mio sguardo cercava ancora tra la bruma ormai fitta
*Lancillotto del Lago e Ginevra*.
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